Francesco Guccini riceve la “patente di matto onorario” a Gubbio

L'artista racconta il suo rapporto con il Medioevo al Festival del Medioevo

Francesco Guccini riceve la "patente di matto onorario" a Gubbio

Francesco Guccini riceve la “patente di matto onorario” a Gubbio

 Francesco Guccini riceve – Francesco Guccini è stato insignito della “patente di matto onorario” durante la quarta giornata del Festival del Medioevo di Gubbio. L’onorificenza, conferita dal presidente del Maggio Eugubino, Marco Cancellotti, celebra il contributo dell’artista alla cultura italiana e il legame particolare con la città umbra. L’evento, tenutosi in un clima di grande partecipazione, ha visto il direttore del festival, Federico Fioravanti, elogiare la carriera del cantautore, definendo l’onorificenza un “elogio alla poesia di un grande artista”.

Durante il suo intervento, Guccini ha condiviso alcuni ricordi personali, soffermandosi sulla sua infanzia nella città di Modena, descritta come una “piccola città chiusa e bigotta”. L’artista ha raccontato con nostalgia le difficoltà economiche vissute in quel periodo, spiegando che “i tortellini si mangiavano una volta all’anno”.

Il legame tra Guccini e il Medioevo emerge soprattutto in riferimento alla sua canzone “Dodici mesi”, che, come rivelato dall’artista, è stata ispirata dai bassorilievi presenti nel duomo di Modena. Il Medioevo, dunque, si intreccia in modo profondo con la sua arte, riflettendosi in alcune delle sue opere più iconiche.

La giornata del festival non è stata solo un tributo a Guccini, ma anche un’occasione per approfondire vari aspetti del Medioevo. Numerosi autori e studiosi hanno presentato le loro ricerche e le ultime pubblicazioni. Tra questi, Franco Francheschi ha voluto sfatare diversi miti legati al linguaggio e alle abitudini medievali, sottolineando come alcune pratiche odierne siano spesso etichettate in modo improprio come “medievali”. Ha citato esempi come la chiusura domenicale dei negozi e il gioco difensivo del calcio “catenaccio”.

La storica dell’arte Virtus Zallot ha offerto una riflessione sulla “luce celeste” nel Medioevo, descrivendola come simbolo della presenza divina. Secondo Zallot, la luce era utilizzata come un veicolo per manifestare il divino, un concetto astratto che connette il mondo terreno con quello spirituale.

Un altro contributo significativo è stato quello di Beatrice De Bo, che ha approfondito temi come i veleni e gli antidoti nel Medioevo. De Bo ha spiegato come la credenza diffusa sull’uso del corno di unicorno (in realtà un dente di narvalo) come antidoto fosse comune in quel periodo. Ha inoltre sottolineato il ruolo simbolico di fiabe come quella delle principesse che baciavano rospi, associando questo gesto non solo alla speranza di una trasformazione magica, ma anche a un sacrificio potenzialmente pericoloso, dato che i rospi erano visti come creature velenose.

Durante la giornata, Massimo Oldoni ha presentato una sua ricerca sui nomi dei ladroni crocifissi accanto a Cristo, osservando come i nomi Gisman e Disman nei crocifissi montani dell’area italo-tedesca non abbiano riscontro nella tradizione cristiana. La sua indagine ha condotto a una scoperta linguistica interessante: le parole “gis” e “dis” significano rispettivamente “destra” e “sinistra” nel dialetto dello Schleswig-Holstein, suggerendo che questi nomi si riferiscano più alle posizioni dei ladroni che ai loro veri nomi.

In un altro intervento, Serena Romano ha coinvolto il pubblico parlando del pittore Giotto, richiamando alla mente i ricordi d’infanzia in cui il suo nome era spesso associato a una scatola di pastelli.

Infine, Marco Piccat ha ricostruito una complessa e affascinante ipotesi sull’amore segreto tra Cristina da Pizzano e Tommaso di Saluzzo, ambientato alla corte francese del 1400, mentre Amedeo Feniello ha esplorato le innovazioni apportate dai mercanti medievali nel campo della contabilità.

A concludere la giornata, un focus speciale ha visto la presentazione del volume “Gubbio nel Medioevo: dieci secoli della Città di Pietra”, con la partecipazione di numerosi esperti e studiosi della storia locale eugubina.

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