Manager condannato per molestie continuate alla figlia degli amici
Un manager è stato condannato per aver commesso molestie sessuali continuate sulla figlia minorenne dei suoi amici. La ragazzina ha denunciato di essere stata costretta a subire atti sessuali per tre volte dall’uomo, che sfruttava il suo ruolo di “amico di famiglia” e “stimato professionista” per avvicinare e adescare la vittima. Lo scrive il Messaggero dell’Umbria in un articolo a firma di Michele Milletti.
Secondo la sentenza d’Appello, l’imputato “rispondeva del delitto di violenza sessuale aggravato” in quanto aveva “costretto la vittima, minore di età, a subire atti sessuali” approfittando del rapporto di fiducia e ospitalità con la famiglia della ragazza.
I giudici hanno ritenuto provata la responsabilità del manager, nonostante l’assenza di riscontri probatori oggettivi, poiché la partecipazione della vittima agli atti sessuali era “frutto di un assoggettamento psichico” dovuto all’ascendente che l’uomo aveva su di lei in quanto adulto di fiducia e stimato professionista.
La Corte d’Appello ha confermato la condanna a tre anni di reclusione inflitta in primo grado, evidenziando che gli atti sessuali sarebbero avvenuti “in ragione del fatto che l’imputato era un confidente della ragazza in quanto amico di famiglia e professionista stimato, molto più grande di lei e che pertanto aveva agli occhi della stessa un ascendente psicologico in grado di annientarne le difese psichiche”.
La giovane vittima, infatti, era “un’adolescente ancora inesperta e desiderosa di coltivare nuove relazioni con l’altro sesso”, rendendo così più facile per l’uomo approfittare della sua fiducia e del suo senso di ammirazione per commettere gli abusi.

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