Connessioni tra invecchiamento e sclerosi laterale amiotrofica

La ricerca pionieristica pubblicata su Cell Death and Discovery rivela un'interessante interrelazione

Connessioni tra invecchiamento e sclerosi laterale amiotrofica

Connessioni tra invecchiamento – Un nuovo studio innovativo pubblicato sulla rivista Cell Death and Discovery ha messo in luce una relazione significativa tra l’invecchiamento e malattie neurodegenerative come la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), l’Alzheimer e il Parkinson. Condotta da un team di ricercatori guidati da Fabian Feiguin dell’Università di Cagliari e Laura Ciapponi della Sapienza Università di Roma, la ricerca ha indagato le modifiche epigenetiche e la regolazione genica, rivelando un potenziale legame tra la proteina TDP-43 e l’enzima Suv39.

I risultati dello studio suggeriscono che l’invecchiamento, caratterizzato dalla declinazione delle funzioni cognitive e motorie, potrebbe condividere una base molecolare con le malattie neurodegenerative. L’analisi dettagliata delle modifiche epigenetiche ha rivelato che l’enzima Suv39, attraverso il processo di metilazione, influisce sull’espressione genica, incluso il gene TDP-43, noto per il suo ruolo chiave nella patogenesi della SLA.

Le prove sperimentali hanno dimostrato che l’inattivazione di Suv39 ha portato a un aumento dei livelli di TDP-43 e a una significativa riduzione del declino motorio correlato all’età nei modelli murini e nei moscerini della frutta. Queste scoperte potrebbero aprire nuove prospettive per lo sviluppo di terapie innovative per le malattie neurodegenerative associate all’invecchiamento, come la SLA.

Gli autori sottolineano che comprendere e influenzare le attività enzimatiche coinvolte nelle modifiche epigenetiche potrebbe rivelarsi cruciale per la progettazione di strategie terapeutiche efficaci per la gestione della SLA e di altre patologie neurodegenerative. L’approfondimento di tali interazioni potrebbe gettare le basi per nuove modalità di trattamento e di prevenzione di queste malattie complesse e debilitanti.

Per maggiori informazioni, consulta l’articolo originale su: https://www.nature.com/articles/s41420-023-01643-3

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