Ex comandante polizia locale a giudizio, auto bruciata a vigilessa

Ex comandante polizia locale a giudizio, auto bruciata a vigilessa

Ex comandante polizia locale a giudizio, auto bruciata a vigilessa

L’ex comandante della polizia locale di una cittadina in provincia di Caserta, è stato chiamato a giudizio in seguito alle accuse di atti persecutori, danneggiamento seguito da incendio e accesso abusivo a sistemi informatici. Queste accuse derivano dalla sua presunta trasformazione in un aguzzino nei confronti di una vigilessa trentenne di Perugia, con cui aveva avuto una relazione durante il periodo in cui entrambi lavoravano presso la polizia locale del comune casertano.

Il caso ha avuto inizio nella notte del 12 marzo, quando tre veicoli sono stati incendiati in un parcheggio a Ripa. Dopo che i vigili del fuoco sono intervenuti per spegnere le fiamme, sono emersi elementi che suggerivano un incendio doloso. Le indagini dei carabinieri hanno in seguito indicato Pierluigi Casale come l’autore presunto dell’incendio, che inizialmente aveva come obiettivo l’auto della sua ex compagna, ma si è poi esteso a coinvolgere altre due macchine parcheggiate nelle vicinanze.

Nonostante la distanza di centinaia di chilometri tra le due città, l’ex ufficiale avrebbe continuato a perseguitare la donna, utilizzando minacce, messaggi e addirittura intrufolandosi nella sua casa per accedere alle password di internet e ai suoi social network, allo scopo di controllarla anche online.

La situazione è precipitata

La situazione è precipitata quando la vigilessa e altri due proprietari di auto sono stati svegliati nel cuore della notte dalle fiamme che divampavano nel parcheggio vicino alle loro abitazioni, distruggendo completamente le loro vetture. I carabinieri hanno scoperto che il cellulare dell’uomo era localizzato a Ripa durante l’incendio, e una telecamera di sorveglianza ha catturato la sua immagine. Questi elementi hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati e all’applicazione di misure cautelari, tra cui il divieto di avvicinamento e l’uso di un braccialetto elettronico.

Questo caso mette in luce la gravità delle accuse contro l’ex ufficiale, come riporta il Messaggero di oggi a firma di Egle Priolo, soprattutto considerando che in passato aveva accesso a una pistola per via della sua professione, rendendo le misure cautelari ancora più stringenti.

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