La Marcia della Pace chiede che terminino i conflitti, basta guerre

simboleggiando l'appello unanime per porre fine alle ostilità

La Marcia della Pace chiede che terminino i conflitti, basta guerre

La Marcia della Pace chiede che terminino i conflitti, basta guerre

“Cessate il fuoco” chiedono i “costruttori di pace” che stamani si sono riuniti alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli di Assisi per dare vita a un momento di riflessione su quanto sta accadendo in Medio oriente. L’incontro ha preceduto l’edizione straordinaria della Marcia per la Pace che, pianificata per il pomeriggio, è regolarmente partita poco dopo le 15. Il corteo, scandito da canti e slogan, si è snodato per le vie di Santa Maria degli Angeli fino ad arrivare alla Basilica di Santa Francesco.

La giornata, organizzata dalla Fondazione Perugia Assisi per la cultura della pace, ha attirato l’attenzione di numerosi partecipanti, tra cui il Segretario Nazionale della Cgil, Maurizio Landini. La presenza di illustri figure come il custode del Sacro Convento di Assisi, fra Marco Moroni, e don Luigi Ciotti, ha arricchito ulteriormente l’importante momento di unione per la pace. Tra di loro anche Elly Shlein, Fratoianni e altri rappresentati politici al seguito dello striscione dove c’era l’animatore Flavio Lotti.

Un grande drappo con i colori dell’iride simbolo della pace ha aperto il lungo corteo della marcia straordinaria da Santa Maria degli Angeli alla Basilica di San Francesco, ad Assisi.

“Il nostro è un grido di pace”, ha detto Flavio Lotti, il coordinatore della Tavola per la pace Perugia-Assisi. “Chiediamo che venga riconosciuto lo stato di Palestina”, ha aggiunto.

Più indietro una bandiera della Palestina insieme a tante altre con i colori arcobaleno mentre non si sono viste quelle di Israele.
Un lungo serpentone che ha marciato senza particolari slogan lungo l’ultimo tratto di quello che è il tradizione percorso della marcia della pace che si avvia da Perugia.
Prima della partenza gli appelli “perché le armi tacciano”.

L’evento ha visto la partecipazione di vari oratori, sia in loco che da remoto, tra cui Andrea De Domenico, direttore dell’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari nei territori palestinesi occupati. L’obiettivo era promuovere la consapevolezza e la solidarietà per affrontare la complessità delle situazioni di conflitto, offrendo una piattaforma di dialogo e comprensione.

Il grido “Cessate il fuoco” è emerso con forza, simboleggiando l’appello unanime per porre fine alle ostilità e costruire un futuro di pace. La partecipazione del Segretario Nazionale della Cgil, Maurizio Landini, ha aggiunto un importante elemento di impegno politico, evidenziando come la ricerca di soluzioni pacifiche sia una priorità non solo locale ma globale.

Maurizio Landini, il segretario generale della Cgil, ha espresso la sua posizione chiara e decisa: è necessario fermare la guerra per prevenire ulteriori perdite di vite innocenti. Questo principio, ha sottolineato, vale sia per i palestinesi che per gli israeliani. Le sue parole sono state pronunciate durante un incontro per la pace a Santa Maria degli Angeli di Assisi, poco prima dell’inizio della marcia per la pace.

Landini ha ribadito la sua convinzione che la soluzione strategica per la terra in questione dovrebbe essere quella di due popoli e due Stati. Questo obiettivo, ha affermato, dovrebbe rimanere la priorità su cui tutto il mondo dovrebbe lavorare.

La Marcia per la Pace, con la sua edizione straordinaria, si è trasformata in un simbolo tangibile di speranza e impegno per un mondo senza guerre. La diversità di voci presenti ha sottolineato l’urgenza di unire gli sforzi per affrontare le sfide globali, trasformando la giornata in un manifesto collettivo per la pace e la comprensione reciproca.

Padre Fortunato ha sottolineato l’importanza di avere “luci”, ovvero strumenti di pace, e uomini e donne che non si arrendono alla logica della guerra, ma credono nelle logiche della pace. Ha posto una domanda drammatica che risuona nel cuore di molte persone: “Fino a quando?”. Fino a quando ci costringerete a vedere sangue innocente nel cuore della Terra Santa? Fino a quando ci costringerete a vedere sangue innocente nel cuore dell’Europa?

Queste parole di padre Fortunato sono un appello urgente all’umanità per porre fine alla violenza e alla sofferenza. Sottolineano l’importanza di lavorare insieme per costruire un mondo più pacifico e giusto, dove il rispetto per la vita umana e la dignità sono al centro delle nostre azioni.

Schlein, a Gaza serve immediato cessate il fuoco umanitario

“Abbiamo voluto esserci anche noi per ribadire la richiesta di un cessate il fuoco umanitario immediato per quello che sta succedendo a Gaza dove si è già passato il segno” ha detto.  “Le vittime civili – ha affermato Schlein – sono in numero inaccettabile e incredibile dall’inizio del conflitto. Tornano a chiedere la liberazione di tutti gli ostaggi, che si fermino i bombardamenti indiscriminati su Gaza che stanno colpendo la popolazione civile. Hamas non è il popolo palestinese e fare questa equazione non è solo un errore ma un favore a questa organizzazione che invece va isolata sia nel popolo palestinese che nel mondo arabo”.

Per la leader del Pd “abbiamo bisogno di salvare e proteggere tutti i civili, di pensare al futuro e di far riprendere il percorso di pace in Medio oriente verso la soluzione due popoli e due stati”. “Riconoscendo però – ha detto Schlein – che la situazione era insostenibile per il popolo palestinese anche prima. Perché è sempre mancato un riconoscimento di quello Stato. Anche i palestinesi hanno il diritto a vivere in pace e in sicurezza.

L’appello e la mobilitazione oggi servando ad alzare un grido di pace, una voce per la pace che chieda alla comunità internazionale di fare il possibile per il cessate il fuoco perché in questo momento è la necessità assoluta anche per liberare gli ostaggi, proteggere i civili e far arrivare gli aiuti umanitari necessari. Non è giusto e non è accettabile quello che sta accadendo”.

Per Schlein “in questo momento bisogna trovare gli interlocutori, sia dal lato palestinese che israeliano per ricostruire la pace”. “Non lo può essere Hamas, un’organizzazione terroristica, ma nemmeno il Governo attuale di Netanyahu che ha esponenti di estrema destra che nemmeno riconoscono la causa palestinese e stanno armando la violenza dei coloni in Giordania” ha concluso.

 

 

 

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*