I contagi frenano ovunque ma salgono ad Orvieto tra i piccoli
ROMA, 23 gennaio 2026 – La morsa delle patologie respiratorie sull’Italia sembra finalmente allentarsi, segnando la quarta settimana consecutiva di flessione della curva epidemiologica. Secondo gli ultimi rilievi della rete RespiVirNet, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, nell’ultima rilevazione sono stati conteggiati circa 720 mila nuovi casi di infezione, un dato che evidenzia un calo netto di oltre 100 mila unità rispetto ai sette giorni precedenti. Nonostante questo trend positivo che coinvolge la quasi totalità della popolazione, si registra un’anomala inversione di tendenza nella fascia pediatrica, dove la circolazione virale ha ripreso vigore mettendo sotto pressione le famiglie e i presidi sanitari territoriali.
Le statistiche aggiornate al 18 gennaio fissano l’incidenza nazionale a 12,7 casi ogni mille abitanti. Tuttavia, il dato medio nasconde profonde disparità generazionali: i bambini nella fascia d’età compresa tra 0 e 4 anni mostrano un tasso di infezione quasi triplo rispetto alla media, toccando i 33,05 casi per mille residenti. Nelle altre categorie anagrafiche, i valori oscillano tra gli 11 e i 17 casi, mentre la popolazione over 65 sembra essere la più protetta o meno esposta, con un’incidenza che scende a 8,07. Questo scenario conferma come la scuola e gli ambienti di comunità infantile siano attualmente i principali serbatoi di diffusione per i patogeni stagionali.
A livello geografico, la situazione appare estremamente diversificata. Mentre in aree come la Provincia autonoma di Trento i livelli di allerta sono già rientrati sotto la soglia basale, il Sud Italia continua a fare i conti con un’intensità di circolazione virale molto elevata, con Campania, Puglia e Basilicata ancora in piena zona critica. Anche in zone come Orvieto e il centro Italia la sorveglianza resta alta per evitare un sovraccarico dei servizi. Sul fronte ospedaliero, sebbene gli accessi ai pronto soccorso e i ricoveri ordinari appaiano stabili, si registra una confortante diminuzione delle complicanze più severe e dei casi clinici critici che richiedono terapie intensive.
Gli esperti del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss sottolineano che, sebbene il picco record di fine dicembre sia ormai un ricordo, la guardia non deve essere abbassata. La circolazione virale resta infatti sostenuta, alimentata prevalentemente dal virus influenzale di tipo A/H3N2, con la variante K che domina il flusso di comunità. Negli ospedali, invece, si osserva una co-presenza equilibrata tra lo stesso H3N2 e il ceppo A/H1N1pdm09. Un dato allarmante riguarda i casi gravi: la stragrande maggioranza delle ospedalizzazioni critiche coinvolge soggetti non vaccinati, a dimostrazione di quanto la copertura vaccinale resti l’unico vero scudo contro le evoluzioni peggiori della malattia.
Nonostante l’attuale calo, i laboratori della rete RespiVirNet continuano a rilevare la presenza del virus nel 30% dei campioni analizzati. Questo indica che, sebbene la fase acuta sia in via di risoluzione, il virus continuerà a circolare ancora per diverse settimane, specialmente tra i più piccoli, come riporta l’Agenza Ansa. Gli epidemiologi prevedono che la curva proseguirà la sua discesa lenta ma costante, a patto che non si verifichino mutazioni improvvise o ondate di freddo estremo capaci di rimescolare le carte. La raccomandazione resta quella di monitorare con attenzione i sintomi nei bambini, i veri protagonisti di questa coda influenzale che sembra non voler abbandonare le aule scolastiche.

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