Modifica legge editoria, respinta mozione di Morroni

Modifica legge editoria, respinta mozione di Morroni

Modifica legge editoria, respinta mozione di Morroni
L’Assemblea legislativa ha respinto, con 5 voti favorevoli, 2 contrari e 9 astenuti, la proposta di legge di modifica della legge sull’Editoria umbra presentata dal consigliere Roberto Morroni (FI) appositamente per “superare i motivi che hanno portato all’impugnativa del Governo nazionale di fronte alla Corte costituzionale”.

Hanno votato a favore della modifica il proponente Morroni (FI), Valerio Mancini e Emanuele Fiorini (Lega), Claudio Ricci (misto-RP-IC) e Sergio De Vincenzi (misto-Umbria next); contrari presidente e vicepresidente della Regione, Catiuscia Marini e Fabio Paparelli; si sono astenuti Silvano Rometti (Socialisti), Attilio Solinas (misto-Mdp), Gianfranco Chiacchieroni, Carla Casciari, Donatella Porzi, Fernanda Cecchini, Andrea Smacchi (Pd), Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari (M5s). Nello specifico l’iniziativa legislativa puntava a modificare l’articolo 6, che prevede l’esclusione dai finanziamenti per quelle imprese i cui titolari o editori abbiano riportato condanna, anche non definitiva, per reati contro la pubblica amministrazione e per frode.

Nella proposta di legge di Morroni si voleva sostituire la condanna “non definitiva”, con “definitiva”. È stato il presidente Andrea Smacchi a riferire all’Aula che la proposta è stata respinta dalla Prima commissione dopo attenta discussione e preso atto del parere negativo dell’Esecutivo regionale, mentre il proponente Morroni ha chiesto comunque un pronunciamento dell’Aula.

La contrarietà emersa si basa sulla considerazione che “gli strumenti di prevenzione e di repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione, a garanzia del principio di buona amministrazione, tendono con ragione ad evitare, in via cautelativa, che soggetti anche potenzialmente corrotti possano ottenere l’erogazione di risorse pubbliche”.

Morroni ha sottolineato che la proposta di modifica “tende a superare l’ostacolo dell’impugnativa del governo sulla legge per l’editoria umbra in quanto sarebbe sconveniente addentrarsi in un contenzioso con il governo che potrebbe avere la conseguenza di dilazionare l’applicazione della legge stessa, in un momento in cui il settore dell’informazione ne ha invece grande necessità per salvare aziende e posti di lavoro. Inoltre – ha sottolineato Morroni – la presunzione di innocenza è un principio costituzionale, giusto quindi riaffermarlo”. Per il consigliere Ricci (misto-RP-IC) la proposta Morroni era da approvare con forza perché “l’adeguamento della normativa avrebbe consentito di superare le osservazioni del governo e perché vige il principio che si è colpevoli solo quando il grado di giudizio è definitivo”.

L’assessore Paparelli ha controbattuto che “non è vero che l’impugnativa incida sulla esecutività della legge, tanto che la prossima settimana ci addentreremo proprio in alcuni aspetti basilari della norma in questione, quelli riguardanti l’innovazione, gli investimenti e le start up. Inoltre, il governo ha approvato un testo di legge della Regione Emilia Romagna che è identico a quello dell’Umbria, quindi dovrà chiarire la posizione da assumere sull’argomento. Infine, tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e ciò vale sia per i politici, che devono sottostare alla legge Severino, che per i giornalisti come per tutti quelli che hanno a che fare con risorse pubbliche”.

DICHIARAZIONI DI VOTO:

Andrea LIBERATI (M5S): “Ci asterremo perché il tema affrontato dalla legge è oggetto di una riflessione più ampia a livello nazionale che ha i suoi fondamenti. Prendiamo atto che la Giunta sta legittimamente andando avanti pur nel nostro giudizio critico rispetto alla legge sull’editoria. Succede che il Governo abbia una posizione non uguale su leggi di diverse regioni: evidentemente ci sono elementi di riflessioni diversi. Certo è che l’editoria si trova davanti a forti sfide, che deve cambiare pelle adeguandosi alle nuove tecnologie”.

Valerio MANCINI (Lega): “Un obbligo di prudenza vorrebbe che si approvasse la modifica proposta da Morroni. Il rischio è che si mettano in discussione i fondi destinati all’informazione locale. Non vorrei che la Giunta stesse approfittando dell’impugnativa da parte del Governo per promettere questi 700mila euro di finanziamento senza poi elargirli veramente trincerandosi dietro il ricorso in Corte Costituzionale”.

Andrea SMACCHI (Pd): “Confermo l’astensione espressa in Commissione. È vero che la non colpevolezza fino a sentenza definitiva è un principio costituzionale è di fondamentale importanza. Ma non dobbiamo dimenticare che c’è una regione che ha approvato una legge come la nostra che non è stata impugnata. Inoltre tutti i cittadini sono uguali. Il Governo deve fare chiarezza perché non è possibile che solo per la politica valga la legge Severino e per tutti gli altri valga un principio costituzionale diverso. La politica deve essere l’arte più nobile e non quella dei delinquenti”.

Giacomo LEONELLI (Pd): “Non partecipo al voto. Dal punto di vista tecnico non vedo il parallelismo tra il tema dell’incandidabilità ad una carica elettiva e la non possibilità di ricevere contributi per le imprese. Sono due temi diversi. Da una parte si parla di norme di prevenzione per delitti contro la pubblica amministrazione, dall’altra parliamo di attività private. Il principio di non colpevolezza vale sempre. La Costituzione o ci piace sempre o mai”.

Catiuscia MARINI (presidente Regione): “Con questa legge puntiamo a difendere l’editoria locale, garantire il pluralismo informativo e aiutare chi crea e mantiene posti di lavoro. Crediamo sia una legge doverosa in favore delle imprese dell’informazione locale e dei loro lavoratori come giornalisti. Non sarà certo risolutiva di tutte le questione aperte nel Paese su tema editoria, dove abbiamo un ridimensionamento della carta stampata e una riduzione del pluralismo soprattutto nelle regioni più piccole come la nostra, dove testate nazionali non hanno mai fatto investimenti. Questa legge punta a mantenere in piedi il settore, a dare un segnale per il mantenimento di una offerta informativa plurale e anche per dare opportunità occupazionali. La Regione non può premiare figure imprenditoriali che si sono caratterizzate per reati commessi e sanciti che hanno prodotto un danno allo stesso giornale e agli occupati. Questo è un principio sacrosanto. Aver messo qualche paletto è una garanzia di principi indiscutibili e sull’uso di questo strumento.

La legge regionale è in vigore, dopo la sentenza vedremo. Il contenzioso mosso dal Governo non è sul merito della legge ma sul fatto se abbiamo ecceduto in materie concorrenti. È evidente che qualcuno ha sbagliato: chi ha fatto l’istruttoria della nostra legge o chi l’ha fatta per l’Emilia Romagna. Ma questo non inficia la legge o l’assegnazione delle risorse. Vedremo se nell’avviso ci sarà qualche soggetto che rientra nei requisiti della norma di cui si sta chiedendo un pronunciamento della Corte. Eventualmente un principio di prudenza andrebbe preso in considerazione per l’avviso”.

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