A San Matteo degli Armeni ieri “L’astronomia nella Divina Commedia”

 
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A San Matteo degli Armeni ieri "L'astronomia nella Divina Commedia"

A San Matteo degli Armeni ieri “L’astronomia nella Divina Commedia”

Martedì sera 13 luglio, alla biblioteca di San Matteo degli Armeni – introdotti da Leonardo Varasano Assessore alla Cultura del Comune di Perugia – Francesca Grauso e Maurizio Caselli hanno esplorato zone meno note della Commedia dantesca ma che pure ne costituiscono lo sfondo scenografico principale.

Attraverso la lettura dei manoscritti conservati alla Biblioteca Augusta emerge la conoscenza dell’astronomia da parte di Dante, ma anche degli uomini del suo tempo, per i quali filosofia, teologia, scienza e poesia facevano parte integrante di uno stesso bagaglio culturale.

Da Platone a Tolomeo, l’uomo ha sempre volto lo sguardo alle stelle, ai pianeti raggiungendo livelli impensabili di conoscenza se si tiene conto del fatto che li studiavano a occhio nudo. Certo il cielo doveva apparir loro ben diverso da quello che possiamo apprezzare noi oggi, immersi in un perenne inquinamento luminoso.

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Usata per dare riferimento realistico, temporale e spaziale, al viaggio nell’aldilà, l’astronomia nella Divina Commedia è oggetto di costante studio e aggiornamento, sia da parte dei dantisti che da parte di astronomi i quali si appassionano ai poetici riferimenti sui moti celesti. Maurizio Caselli ha magistralmente comparato le nozioni e le presunzioni astronomiche dell’epoca con le evidenze scientifiche di cui disponiamo oggi per spiegare anche la controversia sulla data del viaggio dantesco: 1300 o 1301?

Certo è che qualsivoglia significato si voglia dare a questi elementi, l’astronomia nella Commedia è impeccabile e moderna, e il Poeta la divulga con passione nell’opera, non nascondendo uno sviscerato amore per questa disciplina che, a suo dire, è la più nobile e alta.

Emerge allora la passione per l’osservazione delle stelle e delle costellazioni, la profonda conoscenza dei cieli Aristotelici e Tolemaici, fino a descrizioni di fenomeni fisici mai sperimentati ma assolutamente corretti. Un poeta, Dante, che nella Commedia ci parla dell’astronomia, rispettando le ipotesi ‘scientifiche’ dei suoi tempi.

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