Covid19 e Umbria jazz, una chiacchierata con Carlo Pagnotta 🔴

 
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Umbria Jazz, a Torino sbagliano e a rimetterci è tutta l'Italia

Covid19 e Umbria jazz, una chiacchierata con Carlo Pagnotta

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E’ incredibile come possa essere devastante un virus. Lo è per la sua incontentabilità, lo è perché uccide le persone, lo è perché distrugge l’economia e nel tempo di un battito d’ali porta via vite, sogni e cambia i destini.

Il Covid 19 non ha risparmiato nemmeno i grandi del jazz…Il jazz piange tre grandi artisti: Wallace Roney, Ellis Marsalis e Bucky Pizzarelli.

Non si sa quando, non si sa se sarà mai possibile tornare ai fasti di un passato che, data la forza distruttiva di questo leviatano, oramai sembran così tanto lontani nel tempo.

E la paura c’è tutta di non ritornare a veder le stelle del jazz. Sì sul palco dell’Arena, ma anche  e soprattutto nel Teatro della Città di Perugia, anche e soprattutto nei suoi magici luoghi che, il destino ha voluto quasi “stampare” nella cartolina dei ricordi della musica afro amerciana, per chi a Perugia ci vive, per chi a Perugia viene e per chi a Perugia ritorna.

Pensare ad una data per “ricostruire” uno dei più bei Festival al mondo, Umbria Jazz, par quasi “impensabile“: Immaginare un cartellone, sulle ali della fantasia, per Carlo Pagnotta però non è impossibile. Certo ben sa il Patron del Jazz che non sarà facile, ma certo è che per chi “vaga” qua e là per il mondo a caccia di talenti e di artisti da proporre, legacci e lungaggini sono insostenibili.

Eppure c’è un scomodo guardiano, feroce e cattivo che se ne frega dei sogni, se ne frega di una delle belle del Bel paese, se sbatte altamente dell’orgoglio di essere italiani, di far parte di quella nazione che ha l’arte più sontuosa, di far pare di quel Paese che ha vissuto di tutto e che dal tutto si lancerà per riconquistare sé stesso e la storia…

Ma un microscopico essere, un “mangia salute” ha fermato tutto…e lo ha fatto lasciando una delle più temibili compagne dell’umanità: la paura…essa non è sola però, si alimenta col sangue dell’incertezza,,,,non c’è più niente di certo ora e neppure l’arte delle arti, la musica, par avere le sue armi spuntate contro il fato..

“Io sono pronto – dice Carlo Pagnotta -, ma bisognerà attendere che ci dicano come e cosa dovremo fare”…

Non è fiducioso negli altri, ma è immortale nel pensiero e nella volontà di ricostruire…si è fermato, ma non è spento e così non si spegne la voglia di riprendere a programmare, qua e là per il mondo…

Pagnotta che dice – pur non essendo un politico ma che politica la fa – che con questa Giunta (Tesei) va meglio che con l’altra (Marini)…«Ho visto più volte la presidente – ha detto – e anche l’assessore alla cultura Agabiti».

Segno evidente che “prima” non era così…

Speriamo che Conte non si accorga che ci piace il jazz e che il jazz sta di casa in Umbria in Italia, se no stiamo freschi (😂😂😂)



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