Mistero della morte di Andrea Prospero
Mistero – La verità sulla morte di Andrea Prospero, 19enne studente di Informatica, potrebbe – come scrive il Messaggero Umbria a firma Egle Priolo – non arrivare dal suo computer, la cui scheda madre è stata danneggiata dai liquidi biologici rilasciati dal suo corpo. Prospero è stato trovato cinque giorni dopo la scomparsa, sdraiato sul letto del monolocale che aveva segretamente affittato in via del Prospetto, a Perugia, nonostante avesse una stanza nello studentato di via Bontempi. Il computer, ritrovato sotto il suo corpo, è quindi inutilizzabile per le indagini. Gli investigatori attendono i risultati delle analisi sui quattro telefoni trovati nel monolocale. Il cellulare ufficiale di Andrea, privo di sim, non ha fornito prove di una doppia vita. La polizia postale inizierà l’analisi degli altri tre telefoni lunedì.
Le ipotesi investigative comprendono attività illecite online, come raggiri telematici e carding, uso non autorizzato di carte di credito, che potrebbero aver spinto Andrea a un uso eccessivo di benzodiazepine e oppiacei, o persino al suicidio. Si attende il risultato dell’esame tossicologico per capire quante compresse siano state ingerite prima della morte. Il giovane ligure intestatario della carta di credito trovata nel water del monolocale è stato interrogato, ma le sue dichiarazioni rimangono riservate. La procura di Perugia, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Petrazzini, sta lavorando per comprendere la natura degli affari di Andrea.
L’agenzia immobiliare ha iniziato a fornire i codici relativi al pagamento della prima tranche dell’affitto del monolocale, che Andrea aveva richiesto di prorogare fino al 31 gennaio ma non aveva pagato. È stato proprio grazie alle ricerche online dell’agenzia che si è riusciti a collegare il nome di Andrea Prospero a quello dello studente scomparso. Rimane da chiarire l’origine dei mille euro usati per pagare l’affitto, poiché sui conti del giovane non risultano transazioni.
Un’altra pista investigativa riguarda le sessanta schede sim trovate nel monolocale. È probabile che l’attività sospetta di Andrea sia iniziata a Lanciano, la sua città natale, e non a Perugia. Il padre di Andrea, Michele, ritiene improbabile che il figlio sia entrato in contatto con criminali in così poco tempo. La famiglia, assistita dagli avvocati Francesco Mangano e Carlo Pacelli, non crede all’ipotesi del suicidio e chiede chiarezza sulla vicenda.
Andrea Prospero, descritto come un giovane appassionato di informatica, possedeva cinque telefoni e una carta di credito intestata a un’altra persona, un individuo che sembra non esistere. Questa carta è stata consegnata alla squadra mobile dalla sorella gemella Anna, a cui Andrea aveva affidato il suo portafogli per evitare di lasciarlo nella stanza dello studentato. La ricerca della verità continua, con la speranza di far luce su un caso che si fa sempre più complesso.

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