Comuni montani: a Perugia la Meloni sfida il piano Calderoli

Agricoltura in Umbria: 3,5 milioni per rilancio Bio nuovi fondi

Allarme a Perugia per il futuro dei borghi e Comuni montani

PERUGIA, 15 gennaio 2026 – Il futuro delle terre alte umbre è appeso a un filo burocratico che rischia di spezzarsi, trascinando con sé decine di comunità locali. L’allarme arriva direttamente dai palazzi istituzionali umbri, dove l’assessora Simona Meloni ha alzato la voce contro la nuova architettura normativa nazionale riguardante i Comuni montani. Al centro del contendere ci sono i criteri di classificazione contenuti nel cosiddetto decreto Calderoli, una riforma che l’amministrazione regionale ha bollato senza appello come inaccettabile e profondamente penalizzante per il cuore geografico del Paese, come riporta il comunicato dell’Agenzia Umbria Notizie Regione Umbria.

Secondo l’esponente della giunta, la bozza d’intesa discussa in Conferenza delle Regioni non è soltanto un errore tecnico, ma un vero e proprio atto di miopia politica. Se il provvedimento dovesse passare così come concepito, circa venti centri umbri verrebbero depennati dall’elenco ufficiale dei Comuni montani, perdendo istantaneamente lo scudo protettivo che permette loro di sopravvivere in contesti morfologici difficili. Non si tratta solo di una questione di etichette geografiche: la declassificazione significherebbe il prosciugamento immediato di risorse vitali destinate alla manutenzione dei territori e al sostentamento delle popolazioni residenti.

Il timore espresso con forza a Perugia riguarda la tenuta sociale di queste aree. Escludere un borgo dalla categoria dei Comuni montani significa privarlo di quegli incentivi fiscali che oggi rappresentano l’unico argine concreto contro l’abbandono e lo spopolamento. Parliamo di agevolazioni per i giovani che decidono di acquistare una casa lontano dai grandi centri, ma anche di bonus contributivi per le imprese e di sgravi per i medici e gli insegnanti che accettano l’incarico in zone di frontiera. Senza queste misure, il rischio è che scuole e ambulatori chiudano definitivamente, trasformando splendidi paesaggi rurali in deserti demografici.

L’assessore Meloni ha ribadito che l’Umbria, insieme alla Sardegna, risulterebbe la regione più colpita da questa riforma “taglio-servizi”. L’attuale impostazione ministeriale sembra ignorare lo spirito originario della legge sulla montagna, che dovrebbe trasformare le aree marginali in centri nevralgici dello sviluppo sostenibile. Al contrario, il decreto Calderoli agirebbe come un acceleratore della crisi, smantellando anni di politiche locali volte a valorizzare il patrimonio paesaggistico. La mobilitazione partita da Perugia chiede ora un passo indietro immediato: servono parametri che rispettino la dignità di chi vive in quota, garantendo che i Comuni montani restino un presidio di civiltà e non un costo da tagliare su un foglio di calcolo.

I video

 

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*