Concerti dell’alba chiudono tra musica e architettura

Concerti dell’alba chiudono tra musica e architettura
Concerti dell'alba Edizione 2026 Domenica 30 agosto 2026 foto_Rita Paltracca

Galeazzo Alessi e Sofia Santorelli ammaliano Perugia

di RitaPaltracca

📌 FLASH NEWS – Concerto finale dei Concerti dell’alba alla Terrazza del mercato coperto di Perugia, con Sofia Santorelli, Maria Cecilia Berioli, Gabriele Pieranunzi, Luca Ranieri e Paolo Belardi in omaggio a Galeazzo Alessi
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Perugia, 2 settembre 2026 – La XI edizione dei Concerti dell’alba insieme ad UmbriaEnsemble si è conclusa nella mattina di domenica 30 agosto 2026 con un appuntamento particolarmente significativo, ospitato nella Terrazza del mercato coperto di Perugia. Il cielo visibilmente grigio ha accompagnato l’arrivo del pubblico sempre numeroso, per poi aprirsi progressivamente alla luce, creando un contesto suggestivo per l’ultimo concerto della rassegna.

L’iniziativa, che da quindici anni propone musica di ricerca ha concluso il ciclo 2026 con un programma costruito in modo progressivo, pensato per accompagnare gli spettatori in un percorso di ascolto e di scoperta, i luoghi di svolgimento hanno offerto una cornice panoramica ideale per un dialogo con le architetture che fanno da sfondo alla città.

Il concerto si è aperto con la presentazione ed esecuzione della giovanissima Sofia Santorelli, 18 anni, umbra di Spoleto, protagonista insieme alla sua fisarmonica. Per la prima volta questo strumento è stato inserito nell’ensemble con l’obiettivo di sperimentare nuove sonorità e di dare spazio a talenti emergenti. Sulle musiche di Jean-Philippe Rameau e Henryk Wieniawski, Sofia ha messo in evidenza padronanza tecnica e sensibilità interpretativa, confermando il proprio percorso di giovane musicista già vincitrice di numerosi concorsi importanti. L’esecuzione ha mostrato come la fisarmonica possa dialogare con il repertorio classico, offrendo una lettura personale e al tempo stesso rigorosa.

Dopo l’apertura affidata a Sofia Santorelli, la mattinata è proseguita con un breve saluto di Maria Cecilia Berioli, che ha rivolto un ringraziamento alle istituzioni e in particolare ai “perugini illustri di ieri” – i  Marmi Parlanti,  ricordati ai Giardini Carducci, e ai “perugini di oggi” che hanno accompagnato la rassegna. Nel suo intervento, Berioli ha richiamato il traguardo dei quindici anni di attività sottolineando il legame tra la manifestazione e la città. Il programma musicale domenicale – ha spiegato –  è stato costruito come una sequenza crescente. Dopo la fisarmonica solista,  in scena il duo formato da Gabriele Pieranunzi al violino e Luca Ranieri alla viola. Successivamente, l’aggiunta del violoncello di M. Cecilia Berioli, dando vita a un trio. Infine, l’organico si amplia fino al quartetto, in un gioco progressivo di numeri pensato per far percepire al pubblico la struttura e la sequenzialità della musica.

A seguire la parola è passata dalla musica all’architettura grazie all’ intervento di Paolo Belardi, Professore Ordinario di Composizione Architettonica e Urbana dell’Università degli Studi di Perugia, un omaggio alla figura di Galeazzo Alessi. Paolo Belardi ha tracciato un profilo di Galeazzo Alessi, architetto del Cinquecento nato probabilmente nel 1512 e morto il 30 dicembre 1572 a Perugia. Lo ha definito un architetto “bizzarro”, autore di architetture bizzarre e maestro dall’itinerario fuori dal comune, distante dai canoni contemporanei e per molti aspetti atipico. La sua fortuna critica è stata descritta come “bizzarra”, con un riconoscimento pieno a Milano e Genova e una conoscenza più limitata a Perugia. Nel corso dell’intervento, è stato ricordato come Alessi abbia lavorato in tre città principali: Perugia, in due fasi distinte, Milano e Genova. A Genova e Milano, Alessi è considerato una vera e propria archistar ante litteram, mentre nel contesto perugino la sua figura è meno nota al pubblico anche perugino, nonostante il peso delle sue trasformazioni urbane. Belardi ha sottolineato la capacità di Galeazzo Alessi di adattarsi al contesto, al gusto dei committenti e alle abilità delle maestranze. Questa flessibilità lo ha portato a progettare opere molto diverse tra loro, con geometrie variabili e soluzioni formali mutevoli. A Perugia, fatta eccezione per il portale del Duomo, Alessi ha firmato architetture sobrie, asciutte, di impronta neo-sangallesca, come la chiesa di Sant’Angelo della Pace e il convento di Santa Caterina.

A Genova, invece, il suo stile si è fatto quasi michelangiolesco, con edifici monumentali quali la Basilica di Santa Maria Assunta in Carignano e la villa Cambiaso. A Milano, ha adottato un linguaggio più opulento, progettando il cortile di Palazzo Marino e il fronte di Santa Maria presso San Celso. Questa diversità di approcci testimonia una versatilità progettuale rara, che lo rende una figura chiave del Rinascimento architettonico. Un aspetto interessante messo in luce da Belardi riguarda la “trasparenza” – negli archivi storici si trovano poche tracce dirette della sua attività, e da ricerche recenti emerge che fosse economicamente benestante. Il mestiere di architetto, in quella fascia sociale, non era una scelta consueta, e questo contribuisce a delineare un profilo professionale particolare.

L’intervento ha ripercorso anche la formazione di Galeazzo Alessi. Figlio di un mercatore e nipote di Bernardino Terzi, committente della Pala Terzi al Perugino, Alessi non entra in bottega per imparare l’arte, ma viene indirizzato alla scuola di Giovan Battista Caporali, dove studia Vitruvio e i numeri. Successivamente, viene mandato a Roma come cameriere, in posizione di prossimità ad alcuni cardinali, per conoscere i grandi architetti del tempo. Inizialmente impegnato alla Rocca Paolina, Alessi scrive un trattato in chiave militare, segno di un interesse per le strutture difensive e per la dimensione strategica dello spazio. Tuttavia, la sua modernità emerge soprattutto nella capacità di concepire interventi di rigenerazione urbana, come si direbbe oggi. Non si limita allo stile, ma realizza operazioni imprenditoriali di rilievo, anticipando logiche che oggi definiremmo immobiliari. A Genova, la realizzazione della Via Nuova viene descritta come una lacerazione del tessuto medievale, ma in una prospettiva moderna, una sequenza di palazzi simili tra loro, separati da vie, frutto di un progetto unitario. Si tratta di un intervento che crea valore economico, con edifici rinascimentali venduti a caro prezzo alla nuova nobiltà fedele al Papa, in questo intreccio tra politica e bellezza, Alessi si rivela un protagonista della trasformazione urbana.

Paolo Belardi ha poi richiamato il progetto di Galeazzo Alessi nell’area di Piazza Danti a Perugia. In quella zona, l’architetto interviene demolendo alcune case, prolungando il perimetro di corso Vannucci, tagliando via Baglioni e allargando via Mazzini, fino a creare un quadrilatero ampio. L’operazione genera nuove visuali tra la Rocca Paolina e la Cattedrale, tra la Rocca e la piazza del Sopramuro, e tra la sede del Legato Pontificio, collocata a Palazzo dei Priori nella parte ampliata verso l’Università. In questo contesto realizza anche una serie di logge panoramiche: una sopra la Rocca Paolina, oggi scomparsa; una presso l’attuale Galleria Nazionale dell’Umbria; e un’altra, tamponata, corrispondente all’ex chiesa di Sant’Angelo della Pace, che in origine era una loggia affacciata sul paesaggio. Questi elementi architettonici rivelano una consapevolezza avanzata del rapporto tra città e sguardo.

La città secondo Alessi non è soltanto un luogo da osservare, ma anche uno spazio che invita a guardare, egli fu tra i primi a comprendere l’importanza dei rapporti panoramici con il contesto, un tema richiamato di recente anche da Paolo Lattaioli in un suo recente articolo. Questa prospettiva, che lega architettura e percezione, diventa oggi un invito a rileggere Perugia attraverso le sue vie ortogonali, tracciate proprio grazie ai progetti dell’architetto. Quei percorsi, che in origine non esistevano, rappresentano una vera invenzione urbana, un lascito che continua a modellare la città contemporanea.

Il concerto è poi proseguito con un percorso musicale raffinato tra le pagine di Johan Halvorsen, Franz Schubert e Antonín Dvořák, interpretate dall’ensemble composto da Sofia Santorelli alla fisarmonica, Gabriele Pieranunzi al violino, Luca Ranieri alla viola e M. Cecilia Berioli al violoncello. Un momento di dialogo tra musica e paesaggio sulle orme di Galeazzo Alessi.

Il concerto all’alba, termina così con un’esperienza musicale, ma anche un’occasione per ripensare la città nella prospettiva di una nuova edizione di concerti per alba e tramonto. Arrivederci al 2027!

 

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