Controlli mirati di Inps e Fiamme Gialle sui furbetti a Roma
Roma, 23 06 2026 – Una imponente operazione di vigilanza e incrocio di dati su scala nazionale ha portato alla luce un enorme buco di spesa assistenziale non dovuta, come riferisce il comunicato della SalaStampa GdF. L’attività investigativa congiunta, condotta negli ultimi mesi dall’Inps insieme al Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie della Guardia di Finanza, ha disvelato un sistema diffuso di false dichiarazioni finalizzate all’ottenimento del sussidio statale. A partire dal mese di gennaio 2025, gli accertamenti mirati hanno consentito di isolare oltre 3.300 soggetti che beneficiavano del sostegno economico pur essendo totalmente privi dei requisiti di legge. Questa accurata analisi del rischio ha quantificato una somma sottratta illecitamente alle casse pubbliche che supera la soglia dei 43 milioni di euro complessivi per quanto sinora verificato dai Reparti sul territorio. L’operazione si inserisce nell’ambito di un consolidato protocollo d’intesa siglato tra l’istituto previdenziale e le Fiamme Gialle, strutturato proprio per contrastare le frodi nel settore delle prestazioni sociali e assistenziali. I controlli si sono concentrati su due macro-aree ad altissimo rischio di irregolarità. Da un lato sono stati monitorati tutti i richiedenti che avevano omesso di segnalare la propria condizione di detenzione in carcere o la presenza di condanne penali definitive per reati considerati ostativi dalla normativa vigente. Dall’altro lato, l’attenzione degli investigatori si è focalizzata su una vasta platea di beneficiari che risultavano contemporaneamente titolari di partite IVA attive o di cariche e partecipazioni societarie, una situazione patrimoniale chiaramente incompatibile con lo spirito e le regole d’accesso della misura di sostegno al reddito.
Per quanto riguarda il primo ambito d’indagine, gli analisti hanno preso in esame le domande presentate nel triennio compreso tra il 2019 e il 2021. Grazie a un costante e proficuo scambio informativo bidirezionale attivato con il Ministero della Giustizia, è stato possibile incrociare i codici fiscali dei richiedenti con i registri delle cancellerie giudiziarie e delle carceri. Questo primo screening informatico ha fatto emergere oltre 5.700 istanze fortemente sospette e ad elevato rischio di frode. Successivamente, le posizioni anomale sono state trasmesse al reparto speciale della Guardia di Finanza per un ulteriore e più approfondito affinamento dei target investigativi. I finanzieri hanno quindi provveduto a isolare e smistare 4.374 posizioni specifiche ai comandi territoriali competenti per i controlli sul campo. Le verifiche di prossimità eseguite capillarmente dai reparti operativi hanno confermato un quadro di irregolarità diffusa davvero impressionante. Il tasso di anomalia riscontrato ha infatti superato l’82% dei casi esaminati, portando all’accertamento di un danno erariale immediato e un indebito complessivo superiore agli 8,7 milioni di euro per questa sola prima branca di indagine.
Il secondo importante filone dell’inchiesta ha invece riguardato la platea dei percettori che figuravano come titolari di quote societarie, ruoli amministrativi o iscrizioni attive sia nel comparto degli artigiani e dei commercianti, sia in aziende strutturate con dipendenti subordinati. Le verifiche patrimoniali condotte dalla Guardia di Finanza sull’intero territorio nazionale hanno preso le mosse dalle segnalazioni centralizzate fornite dall’Inps. Ad oggi, la quota di posizioni già verificate rappresenta circa un sesto del totale complessivo della platea potenzialmente irregolare individuata dalle banche dati. Nonostante l’attività sia ancora in pieno svolgimento, i risultati parziali delineano già una situazione di estrema gravità sul fronte dell’onestà dei richiedenti. Gli specialisti delle Fiamme Gialle hanno infatti accertato oltre 2.600 condotte del tutto irregolari, un dato che equivale a più della metà dell’intero pacchetto di posizioni finora sottoposte a controllo. Nella maggior parte dei casi l’illecito è riconducibile alla totale omissione della dichiarazione relativa alla titolarità di cariche sociali o all’apertura formale di una nuova partita IVA. Questa massiccia azione di occultamento ha generato un’erogazione indebita di denaro pubblico che ha superato la cifra di 36 milioni di euro.
In seguito alle risultanze emerse dai riscontri incrociati e dai controlli sul campo, le autorità competenti si sono immediatamente attivate per bloccare l’emorragia di denaro pubblico. Di conseguenza, per tutte le migliaia di posizioni irregolari emerse nel corso delle verifiche sono state avviate senza indugio le formali procedure amministrative per la revoca immediata del beneficio economico e per il contestuale recupero coattivo di tutte le somme erogate ingiustamente nel corso degli anni passati. Oltre alle pesanti sanzioni di carattere amministrativo e patrimoniale, i responsabili delle false dichiarazioni sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria competente per i casi che presentano evidenti e gravi riflessi di rilevanza penale. L’eccellente esito di questa massiccia operazione di controllo dimostra in modo inequivocabile la validità e l’efficacia di un modello ispettivo moderno, basato sull’interconnessione automatica e sistematica delle diverse banche dati pubbliche.
L’integrazione delle informazioni, unita a raffinate metodologie di analisi del rischio e a un dialogo strutturato tra istituzioni, permette di colpire in modo chirurgico i comportamenti fraudolenti. L’Inps e la Guardia di Finanza hanno confermato la ferma volontà di proseguire lungo questa strada, ribadendo il rispettivo e massimo impegno istituzionale nel vigilare sulla corretta allocazione dei fondi dello Stato e nel tutelare la stragrande maggioranza dei cittadini onesti che accedono legittimamente e secondo le regole ai sussidi del welfare nazionale.

L’eredità dei “pentastellati” si fa ancora sentire, purtroppo. Tra reddito di cittadinanza e “110” i conti pubblici soffrono ancora.