Il dramma di Spoleto rivive in aula tra le lacrime e scuse
Omicidio Bala Sagor – Il silenzio della Corte d’Assise di Terni è stato interrotto dal pianto di Dmytro Shuryn durante l’udienza del processo che lo vede imputato per la morte del giovane bengalese Bala Sagor. Con lo sguardo rivolto verso il basso e la voce rotta dall’emozione, l’uomo ha provato a descrivere l’orrore di quella giornata.
La confessione in aula davanti ai giudici
Le sue parole sono state nette e cariche di rimorso: “So che questa cosa non cambierà il loro dolore, ma voglio davvero chiedere scusa alla sua famiglia. Non doveva succedere”. Per oltre un’ora, il trentatreenne ucraino ha ripercorso le fasi concitate di un delitto che ha sconvolto l’intera comunità locale, cercando di spiegare i motivi di una violenza tanto efferata quanto improvvisa.
La dinamica del delitto nella cantina
Il racconto si è concentrato sui momenti terribili avvenuti nei sotterranei dell’abitazione dell’imputato. Shuryn ha ammesso di aver colpito l’amico, noto a tutti col soprannome di Obi, a seguito di un violento diverbio. Il cuoco ventunenne avrebbe reagito con rabbia a causa di un prestito mai onorato, innescando una sequenza di spintoni. Secondo la versione fornita in aula, l’imputato avrebbe sferrato un’unica coltellata fatale al collo utilizzando la mano sinistra. L’uomo ha riferito che la vittima è spirata in pochissimi istanti, appena quindici secondi dopo il fendente. Nonostante il tragico epilogo, Shuryn ha ribadito con forza la sua mancanza di una reale volontà omicida iniziale.
Il demone del gioco d’azzardo e i debiti
Il movente di questa tragedia affonda le radici in una spirale autodistruttiva legata alle scommesse. Una somma irrisoria di 150 euro è stata la scintilla che ha portato alla fine della vita di Obi. L’imputato ha confessato una dipendenza patologica dal gioco che lo attanagliava da oltre un decennio, ben prima del suo arrivo in Italia. Questa ossessione lo aveva spinto a mentire costantemente ad amici e parenti, accumulando debiti significativi come il furto di ottomila euro commesso ai danni di una sua ex compagna. Il 18 settembre dello scorso anno, l’incontro che doveva servire per l’iscrizione a un corso professionale si è trasformato in un massacro proprio a causa della pressione economica insostenibile.
L’occultamento del cadavere e il rimorso
Dopo il decesso, è iniziata la fase più macabra della vicenda. Shuryn ha spiegato ai magistrati di aver smembrato il corpo dell’amico perché troppo pesante da trasportare intero all’interno di una singola valigia. I resti sono stati poi occultati in quattro diversi punti della zona di Spoleto, chiusi in sacchi neri della spazzatura. “Avrei dovuto chiamare i soccorsi e confessare subito”, ha dichiarato singhiozzando l’imputato, definendo il suo comportamento uno sbaglio terribile a cui vorrebbe poter rimediare tornando indietro nel tempo. La ricostruzione dei fatti è apparsa faticosa, con frequenti vuoti di memoria giustificati da uno stato di totale alterazione emotiva durante l’esecuzione del vilipendio.

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