Corruzione universitaria Unistra: condanna e rinvii a giudizio a Perugia

Corruzione universitaria Unistra: condanna e rinvii a giudizio a Perugia

 Rito abbreviato chiuso e processo per altri docenti nell’ateneo di Perugia

Il procedimento sui presunti concorsi pilotati all’Università per Stranieri registra un passaggio decisivo con la decisione del giudice per l’udienza preliminare Natalia Giubilei, che ha condannato la professoressa F. A. V. a due anni e otto mesi di reclusione, dopo il rito abbreviato, e disposto quattro rinvii a giudizio. A comparire davanti al tribunale saranno l’ex rettrice G. G. B., la docente S. S., il presidente di commissione P. D. G. e l’ex direttore di dipartimento D. P.. L’apertura del dibattimento è fissata per il 21 settembre, davanti al Primo Collegio del tribunale di Perugia.

Secondo la Procura, l’indagine ha messo in luce un sistema di interventi mirati a orientare tre procedure concorsuali svolte tra il 2018 e il 2020, tutte finite sotto esame per presunte irregolarità. Per tutti gli imputati, tranne D. P., l’accusa è di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio; per G. G. B. e D. P. viene contestata anche l’induzione indebita a dare o promettere utilità.

Il quadro accusatorio e le valutazioni della Procura

Il procuratore Raffaele Cantone ha definito il caso come uno dei primi in cui viene riconosciuta la responsabilità penale per corruzione propria nell’ambito dei concorsi universitari, sottolineando come lo scambio contestato non riguardasse denaro, ma favori reciproci tra membri delle commissioni.

Dalle carte emerge che G. G. B. e S. S. avrebbero gestito ogni fase del concorso per un posto da ricercatore in Glottologia e linguistica, intervenendo anche sulla presidente della commissione per favorire una candidata indicata come “omissis”. La professoressa F. A. V. sarebbe stata costantemente aggiornata sugli sviluppi, garantendo in cambio il proprio intervento per agevolare l’abilitazione scientifica nazionale di S. S..

Gli scambi di utilità e le procedure finite sotto accusa

Secondo gli inquirenti, i protagonisti avrebbero messo a disposizione ruoli e competenze per ottenere vantaggi incrociati. Su richiesta di G. G. B., S. S. avrebbe ottenuto l’abilitazione scientifica nazionale il 4 settembre 2019, preludio alla successiva vittoria del concorso per professore ordinario. Parallelamente, su impulso di P. D. G., sarebbe stata favorita la vittoria di un’altra candidata – non indagata – nel concorso per ricercatore in Glottologia nella primavera del 2020.

Il quadro delineato dalla Procura tratteggia un sistema in cui la valutazione del merito sarebbe stata sostituita da logiche di scambio, compromettendo la regolarità delle procedure e la credibilità dell’istituzione.

Le parti civili e il peso istituzionale del processo

Nel procedimento si sono costituite parti civili l’Università per Stranieri di Perugia e Cittadinanzattiva Umbria Aps, rappresentata dall’avvocato Sara Pievaioli. La scelta dell’ateneo di costituirsi parte civile segna un passaggio significativo, indicando la volontà di prendere le distanze da comportamenti ritenuti lesivi dell’immagine e del funzionamento dell’istituzione.

Il processo che si aprirà a settembre rappresenta dunque non solo un passaggio giudiziario, ma anche un momento di verifica per un sistema universitario chiamato a riaffermare trasparenza, merito e responsabilità.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*