Nodo di Perugia, il no che congela ogni slancio verso il domani

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L’opposizione denuncia: la città ostaggio di rinvii e incertezze

Il Consiglio comunale di Perugia ha respinto, con diciotto voti contrari e sette favorevoli, la proposta presentata da diversi gruppi di opposizione per prendere finalmente una posizione unitaria sul cosiddetto Nodo di Perugia, un’infrastruttura da anni individuata come chiave per il traffico e la sicurezza del capoluogo umbro. La decisione della maggioranza, comunicata al termine della seduta di ieri, rappresenta per l’opposizione l’ennesima occasione mancata per imprimere una direzione chiara allo sviluppo della città.

Secondo quanto riferito da Nilo Arcudi, Paolo Befani, Chiara Calzoni, Elena Fruganti, Edoardo Gentili, Riccardo Mencaglia, Clara Pastorelli, Augusto Peltristo, Margherita Scoccia, Gianluca Tuteri, Leonardo Varasano e Nicola Volpi, firmatari del comunicato politico diffuso dopo il voto, il diniego dell’aula segna un grave passo indietro in un contesto già immobilizzato da anni di discussioni, tavoli tecnici e decisioni sempre rimandate. L’appello era quello di un pronunciamento netto – un sì o un no – che indicasse ai cittadini una prospettiva concreta per uscire dal blocco infrastrutturale.

Gli stessi consiglieri di minoranza sottolineano come quotidianamente i cittadini di Ponte San Giovanni e Collestrada restino intrappolati nel traffico, mentre la maggioranza continuerebbe, secondo loro, a ripararsi dietro “scuse e tecnicismi”, evitando la responsabilità di decidere. «Ogni rinvio – si legge nella nota – è un freno al futuro: la città non può essere lasciata in balìa dell’immobilismo», ribadiscono i firmatari.

Perugia, a loro giudizio, avrebbe bisogno di un intervento infrastrutturale capace di liberarla dal traffico di attraversamento, di migliorare la sicurezza stradale e di ridurre l’inquinamento urbano, restituendo tempo e qualità della vita ai cittadini. In quest’ottica, il Nodo non viene descritto come una bandiera politica, ma come un’opera necessaria per la competitività del territorio.

Gli esponenti di opposizione evidenziano inoltre il rischio concreto di perdere risorse e opportunità. Ogni ulteriore rinvio rischierebbe infatti di compromettere non solo i finanziamenti già stanziati ma anche la credibilità istituzionale del capoluogo umbro nel panorama regionale.

«La maggioranza – affermano ancora Arcudi e gli altri consiglieri – ha detto no alla crescita e alla possibilità di un futuro diverso per Perugia e per l’Umbria. È ora che Comune e Regione scelgano da che parte stare: quella della paralisi o quella del futuro».

Il comunicato, diffuso dai dodici firmatari, si conclude con un invito a tornare a decidere: «Il tempo dei rinvii è finito. È il momento che Perugia riparta».

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