E’ morta Brigitte Bardot, aveva 91 anni la Francia perde un simbolo

Era il 1961 quando partecipò alle riprese di Vita privata a Spoleto

La Fondazione Brigitte Bardot ha confermato la morte dell’attrice francese all’età di 91 anni, chiudendo una delle parabole più influenti del cinema europeo del Novecento. La notizia, diffusa nella mattinata del 28 dicembre 2025, ha immediatamente attraversato il Paese, riportando al centro dell’attenzione una figura che, pur lontana dalle scene da decenni, continuava a rappresentare un riferimento culturale e identitario per la Francia.

Il decesso arriva dopo un periodo di salute fragile, segnato dal ricovero avvenuto in ottobre presso l’ospedale privato Saint‑Jean di Tolone, non distante dalla sua storica residenza di La Mandrague a Saint‑Tropez. In quei giorni, la diffusione di una falsa notizia sulla sua morte l’aveva costretta a intervenire personalmente per smentire ogni voce, rassicurando i sostenitori e definendo “un’imbecillità” la fake news circolata sul suo conto. Dopo il rientro a casa, aveva dichiarato di essere in ripresa e di non avere alcuna intenzione di “congedarsi”.

All’apice della sua popolarità, nel pieno della sua forza scenica e della sua bellezza, Bardot arrivò anche in Umbria. Era il 1961 quando partecipò alle riprese di Vita privata, alcune delle quali ambientate a Spoleto accanto a Marcello Mastroianni. La sua presenza attirò curiosità e folla ovunque si muovesse, compresa Terni, dove il fotografo ternano Enrico Valentini riuscì a immortalarla in una serie di scatti destinati a diventare celebri. Le immagini realizzate tra la città e Piediluco restano ancora oggi una testimonianza preziosa di quel passaggio, fissando la diva nel momento più luminoso della sua carriera.

La Fondazione ha ricordato come Bardot avesse scelto, già dagli anni Settanta, di abbandonare progressivamente il cinema per dedicarsi alla difesa degli animali, trasformando la sua notorietà in una piattaforma militante che l’ha resa una delle attiviste più riconosciute a livello internazionale. Una scelta radicale, maturata dopo una carriera che l’aveva vista protagonista di oltre cinquanta film e consacrata a livello globale con …E Dio creò la donna nel 1956, opera che ne definì l’immagine e ne amplificò il mito.

La sua figura, spesso al centro di discussioni e contrasti, ha continuato a esercitare un fascino particolare nella memoria collettiva francese: un misto di nostalgia, ribellione e identità nazionale. Con la sua morte, la Francia perde non solo una star planetaria, ma un simbolo capace di attraversare epoche e trasformazioni sociali senza mai smettere di influenzare immaginari e dibattiti pubblici.

La scomparsa di Bardot chiude un capitolo della storia del cinema europeo e lascia un vuoto che, per molti, supera la dimensione artistica. La sua immagine – sguardo magnetico, presenza indomabile, carisma naturale – resta impressa come una delle icone più potenti del Novecento, destinata a sopravvivere ben oltre la cronaca.

 

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