Riqualificazione Antico acquedotto Perugia: firmato patto istituzionale
di Tommaso Benedetti
Riqualificazione Antico acquedotto – Oggi, presso il Circolo di Ponte d’Oddi in Strada Ponte d’Oddi, 33, Perugia, si è tenuto un importante incontro che ha visto la partecipazione dell’assessore ai lavori pubblici Francesco Zuccherini, del dirigente comunale Gabriele De Micheli e delle associazioni locali. L’evento ha avuto come obiettivo l’illustrazione del patto di collaborazione per la riqualificazione degli arconi dell’antico acquedotto, delle arcate del Monte Spinelli e delle Piagge di Ponte d’Oddi, opere che rivestono un ruolo fondamentale per la storia e l’architettura della città di Perugia.
La riqualificazione degli arconi: un progetto condiviso
Durante il suo intervento, l’assessore Francesco Zuccherini ha sottolineato l’importanza del patto istituzionale siglato tra il Comune di Perugia, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la Sovrintendenza, che garantirà i finanziamenti necessari per il restauro degli arconi dell’acquedotto. Questo antico sistema idraulico, che serviva a portare l’acqua da Monte Pacciano alla città, rappresenta non solo un’opera di rilievo storico, ma anche un’importante risorsa turistica per Perugia.
Int. Tommaso Benedetti
Il progetto di riqualificazione coinvolge non solo gli elementi extraurbani, ma anche le parti urbane dell’acquedotto, che verranno restaurate nei prossimi mesi grazie al supporto dell’Art Bonus.
Int. Tommaso Benedetti
L’assessore Francesco Zuccherini ha evidenziato come l’intervento non solo contribuirà alla conservazione di un’infrastruttura di grande valore architettonico, ma renderà l’acquedotto fruibile a cittadini e visitatori. Questo tipo di intervento, ha spiegato Zuccherini, riporterà l’attenzione su un’opera che per secoli ha rappresentato una delle risorse vitali della città, restituendole nuova vita e garantendo la sua manutenzione per gli anni a venire.
Un percorso iniziato nel 1995
Il dirigente comunale Cerrini ha ripercorso la storia dell’acquedotto, evidenziando come l’opera sia nata nel 1254, con i lavori che si sono conclusi il 13 febbraio 1278, quando l’acqua iniziò ad arrivare alla Fontana Maggiore. Nel corso del tempo, l’acquedotto ha subito diverse vicissitudini, alternando periodi di funzionamento a momenti di disuso, fino a richiedere interventi di restauro e ampliamento. Un secondo acquedotto, noto come quello degli archi medievali, fu costruito tra il 1317 e il 1322, anch’esso oggetto di interventi per la sua riqualificazione.
Cesare Barbanera, responsabile circolo Ponte d’Oddi, ha spiegato come, dal 1995, le associazioni locali si siano battute per salvaguardare ciò che rimaneva dell’antico sistema idraulico. Il dirigente ha inoltre illustrato le difficoltà tecniche che l’acquedotto ha affrontato nel corso della sua storia, essendo uno dei primi esempi in Europa di acquedotto in pressione, mentre quelli romani si basavano sulla gravità e quindi risultavano più semplici da costruire. Questo particolare sistema ha creato numerose sfide dal punto di vista ingegneristico, tanto che, solo nel 1820, l’ingegnere Cerrini, su incarico del Comune di Perugia, riprese il tracciato originario e completò definitivamente i lavori.
Un nuovo inizio per l’acquedotto
Con la firma del patto, si chiude un lungo percorso che ha visto le istituzioni e le associazioni collaborare per preservare una delle opere più significative del passato di Perugia. Tuttavia, come ha ricordato Cesare Barbanera, questo rappresenta solo un primo traguardo. Ora sarà necessario avviare concretamente i lavori di restauro e recuperare il salvabile, garantendo che l’acquedotto possa continuare a essere testimone della storia perugina e una risorsa per le generazioni future.
Le associazioni del territorio hanno accolto con soddisfazione la firma del patto, considerando questo passo come una vittoria dopo anni di battaglie per la salvaguardia di questo importante patrimonio storico. La collaborazione tra Comune di Perugia, Ministero e Sovrintendenza rappresenta un esempio di come istituzioni e comunità possano lavorare insieme per preservare il passato e proiettarsi verso il futuro.

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