Settimana Magionese: 1° Festival del cinema all’aperto

Festival del Cinema(umbriajournal.com) MAGIONE – “Magione incontra la Mongoli” è il tema della rassegna cinematografica proposta nell’ambito della Settimana magione. Tre appuntamenti per raccontare la terra che Frà Giovanni da Pia di Carpine visitò nel 1246. Questa sera, alle 21.30, in programma “Mongol. La vera storia di Gengis Khan” con la regia di Sergej Bodrov, epopea storica che ricostruisce la nascita del guerriero Temugin, consegnato alla storia come il sanguinario Khan (condottiero) dell’impero mongolo, ritraendolo dalla nascita e riportando le varie tappe di una vita di stenti e umiliazioni, fino alla battaglia che lo lanciò definitivamente verso la costruzione del suo sconfinato impero.
Martedì 13 “Il matrimonio di Tuya” regia di Wang Quanan. Il film vincitore dell’Orso d’oro a Berlino 2007 è una dichiarazione d’amore verso una donna e una nazione, di cui traccia la disgregazione e la bellezza, celebrando la resistenza al tempo che passa, la persistenza dell’uomo alla vita.

Note ai film
MONGOL. LA VERA STORIA DI GENGIS KHAN
Il premio Oscar Sergei Bodrov (Il prigioniero del Caucaso), uno dei più apprezzati registi russi contemporanei, mette in scena un’epopea storica che ricostruisce la nascita del guerriero Temugin, consegnato alla storia come il sanguinario Khan (condottiero) dell’impero mongolo, ritraendolo dalla nascita e riportando le varie tappe di una vita di stenti e umiliazioni, fino alla battaglia che lo lanciò definitivamente verso la costruzione del suo sconfinato impero. Nato nel 1162, il piccolo Temugin subisce soprusi e angherie da parte delle fazioni rivali, assiste alla morte del genitore e rischia a sua volta di rimanere ucciso. Privato della moglie bambina – scelta quando era poco più di un fanciullo – la avrà accanto per tutta la vita, lottando contro tutto e tutti pur di tenerla al proprio fianco. Girato nei veri luoghi che nei secoli scorsi hanno ospitato l’impero (spesso raggiungibili dopo ben quindici ore di viaggio dai centri abitati più vicini), obiettivo di Bodrov è quello di restituire alle cronache un personaggio diverso dal sanguinario conquistatore dipinto sui libri di storia, delineandone caparbietà e temerarietà nell’affrontare la vita e il nemico.
Un kolossal di due ore con scene cruente a base di digitale e luce naturale (creando un effetto realistico davvero impressionante), un film che punta sui sentimenti e sulle battaglie all’ultimo sangue, trascurando forse qualche dettaglio storicamente rilevante o magari contraendo il tempo con delle ellissi troppo accentuate. Ma Mongol è e resta un bell’affresco, una pagina di buon cinema che ricorda un passato remoto in cui un condottiero di nome Genghis Khan, è entrato nella storia.

IL MATRIMONIO DI TUYA” DI WANG QUANAN
Sintesi miracolosa tra l’apertura paesaggistica dal respiro western e il minimalismo neorealista di una storia privata, il film vincitore dell’Orso d’oro a Berlino 2007 è una dichiarazione d’amore verso una donna e una nazione, di cui traccia la disgregazione e la bellezza, celebrando la resistenza al tempo che passa, la persistenza dell’uomo alla vita

Da principio l’epilogo: un pianto troppo a lungo trattenuto dalla protagonista, che esplode lasciando il film aperto e geometricamente chiuso allo stesso tempo. Quasi una lettura sacrificale profondamente cristiana e immanente quella che il cinese Wang Quan An concede alla vicenda della sua Tuya, donna sposata con un uomo malato che, per continuare a curare i suoi terreni in una regione della Mongolia Interna cinese e a prendersi cura dei suoi figli, si vede costretta a divorziare, per poi cercare un uomo in grado di badare alla sua casa e alle persone che ama (ex marito compreso).
Il regista affronta emozioni con la partecipazione e il rispetto di chi ama i volti e i luoghi del film, senza correre il rischio di cadere nel facile patetismo o nella descrizione folcloristica. E’ anzi un rigore fortemente umanistico a muovere il racconto di Il matrimonio di Tuya, il film che la giuria presieduta da Paul Schrader ha deciso, a sorpresa, di premiare con l’Orso d’oro a Berlino 2007.
Il film di Wang Quan An scopre una sintesi quasi impossibile tra l’apertura paesaggistica dal respiro western e il minimalismo neorealista di una storia privata. Come se la scrittura – in realtà molto più curata di quanto possa apparire in superficie, anche per l’apporto dell’esperto Lu Wei, già sceneggiatore di Zhang Yi-Mou e Chen Kai-Ge – riuscisse miracolosamente a fondersi con la contingenza delle location naturalistiche e a dare all’intera opera una meravigliosa erranza tra interno ed esterno, particolare ed universale, la parabola umana e l’incantata trasfigurazione di un luogo. Quella de Il matrimonio di Tuya si propone allora come una sfida quasi impossibile – e proprio per questo miracolosa – tra l’assoluto e il particolare, l’affresco documentaristico e la drammaturgia pensata. Opposti la cui unione non si rivela tanto il frutto di un freddo calcolo programmatico, quanto il prodigio conclusivo di un’operazione che cerca di vivere a ogni inquadratura perché sospinta dalla necessità di amare.
Impossibile allora non leggere il film di Wang Quan An come dichiarazione d’amore per una donna (Tuya) e per una nazione (la Cina e, in particolar modo, la regione mongola) che sta trasformandosi a vista d’occhio. Di entrambe Il matrimonio di Tuya traccia la disgregazione e la bellezza, e celebra la resistenza al tempo che passa, la persistenza dell’uomo alla vita.
Titolo originale: Tu ya de hun shi
Regia: Wang Quan An
Interpreti: Yu Nan, Peng Hongxiang, Ba Te Er, Sen’ge, Zhaya
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 96′
Origine: Cina, 2006

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