Finte assunzioni di detenuti, in Umbria diversi casi sospetti, ecco come funzionava
Sono 90 i casi sospetti in Umbria. Si tratta di detenuti che venivano assunti in aziende in perdita con cantieri fermi e inesistenti. E quanto detto ieri dal procuratore generale Fausto Cardella, durante la conferenza stampa di fine anno.
Situazioni che hanno destato sospetto e che hanno spinto ad ulteriori verifiche. Ci sono anche casi definiti «colletti bianchi». Da maggio ad oggi, su 160 istanze presentate al Tribunale di Sorveglianza sono stati approfonditi i profili di circa 90 richiedenti. Oltre la metà sono assunzioni sospette, che necessitano di approfondimenti.
Le indagini sono state condotte in prima persona dal sostituto procuratore generale Claudio Cicchella e dai finanzieri Ciro Stabile ed Oscar Cardone dell’Ugeco. Aziende che assumono fittiziamente detenuti per ottenere sgravi fiscali e poi i detenuti stessi che per 8 ore al giorno possono andare liberi per proprio conto invece che stare in carcere o effettivamente a lavorare nell’ottica di un percorso di progressiva riabilitazione alternativo alla detenzione.
Si va dal bancarottiere che va a lavorare nell’azienda aperta dal figlio, al condannato per droga albanese assunto da un connazionale a capo di un’azienda edile che probabilmente rappresenta solo una copertura per affari illeciti e che ha precedenti penali. Il contributo al Tribunale di Sorveglianza vuole essere quello di verificare che l’assunzione sia effettiva ed effettivamente alternativa al carcere.

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