Cannabis Terapeutica, farmaco o droga? Sostanza da sistema sanitario nazionale

Cannabis Terapeutica, farmaco o droga? Sostanza da sistema sanitario nazionale

Cannabis Terapeutica, farmaco o droga? Sostanza da sistema sanitario nazionale

del Direttore
Marcello Migliosi
«Ci sono patologie che rispondono in maniera sicura alla cannabis laddove altri farmaci non hanno prodotto risultati positivi», lo ha detto il dottor, Adiberto Favilli, nel suo intervento durante i convegno, “Cannabis terapeutica, farmaco o droga?”. Il seminario sulla “Potenzialità farmacologiche della cannabis” è stata organizzato al Park Hotel, dal Gruppo Consigliare dei Socialisti Riformisti della Regione dell’Umbria. Durante i lavori è emerso che la cannabis, “se usata correttamente è un prodotto che per determinate patologie ha sicuramente un risultato positivo”.

Importante è non confondere gli aspetti medici con quelli, per così dire “ludici” dato il fatto che la sostanza – con un principio attivo notevolmente più basso e diverso – è anche venduta nei cannabis store. Le patologie che rispondo alla corretta somministrazione di cannabis liquida, sono quelle osteoarticolari e che riguardano in modo particolare le persone anziane e non solo. «Parliamo – ha detto il dottor Favilli – della artrite, della fibromialgia e anche delle artriti dovute a malattie autoimmuni. Tutte patologie – ha aggiunto – che possono trarre beneficio dall’uso della cannabis».

C’è poi da considerare, e non è cosa da poco, che la cannabis potrebbe essere utilizzata in opzione combinata in patologie severe come quelle oncologiche e terminali, con gli oppiodi. «Usare insieme cannabis e oppiodi – ha detto Favilli – permette al medico di ridurre in modo considerevole il problema degli oppiodi stessi e formulare, per il paziente, una terapia migliore e più tollerabile».

Di fatto non è che l’utilizzo della cannabis per scopi terapeutici sia privo di effetti collaterali. Ci sono, ma sono molti di meno degli oppioidi, in più c’è una caratteristica di cui bisogna tenere conto: “Gli effetti collaterali da cannabis non han bisogno di antidoti – è stato detto durante i lavori -, ma basta ridurre la sostanza e gli effetti calano immediatamente, fino a svanire completamente”. Incontro molto formativo anche per i medici che, come ha sottolineato Favilli, spesso non sono preparati all’utilizzo della cannabis liquida e hanno quindi paura della somministrazione e dei relativi effetti collaterali.

«Sì – ha confermato il medico -, da questo punto di vista i colleghi possono stare tranquilli, in quanto la cannabis è un farmaco abbastanza sicuro». Un esempio, paziente complesso, donna ultraottantenne con osteoporosi pronunciata e valvulopatie cardiache serie. «Non cè problema – spiega Favilli -, da questo punto di vista non c’è problema. Basta, ovvio, saperla utilizzare. La terapia di cannabis è una terapia che va personalizzata».

Ad occuparsi di questa terapia deve e può essere il medico di base, a patto che si sia opportunamente formato.
«La cannabis – ha confermato la dottoressa, Giovanna Ballerini – fa bene se somministrata in maniera adeguata, fa bene a tantissime patologie, se la terapia è applicata da parte di un medico esperto».

E’ un argomento di cui si parla da anni, in sostanza, ma che è rimasto un po’ nel “cassetto”. «L’uso della cannabis liquida – ha detto Silvano Rometti, Capogruppo SR Regione Umbria – è una terapia che è rimasta un po’ ai margini di quelle che sono le terapie sanitarie. Ma ho notato, anche in virtù della mia attività legislativa, che è un argomento dove c’è molto interesse, anche tra gli stessi membri dell’Assemblea. Non è la panacea di tutti i mali – ha aggiunto Rometti, richiamando l’intervento del dottor Favilli – ma, di fatto, sei conosce e riconosce l’efficacia reale».

La normativa nazionale, per altro, con una legge del 1990 prevede che terapie a base di questa sostanza possono essere praticate. La nostra Regione si è dotata di una legge datata 2014 e con il convegno di Ponte San Giovanni si è riportato al centro del dibattito sulla cannabis il tema delle potenzialità farmacologiche della cannabis.

«C’è il grande problema dell’approvvigionamento – ha detto Rometti -, di preparazione e di costo. Vanno trovate – ha detto –, e la presenza dell’assessore alla sanità, Luca Barberini, ne è la prova, delle soluzioni affinché queste terapie siano realmente accessibili». Trattamenti terapeutici, quindi, a fini sanitari con la Regione che ha un ruolo importante in quanto deve dettare le disposizioni organizzative, ma il problema più grosso è quello dell’approvvigionamento della sostanza.

«C’è solo lo stabilimento farmaceutico militare di Firenze – ha detto Silvano Rometti – che fa la produzione, in Umbria c’è solo una farmacia che la distribuisce, addirittura la si importa dall’Olanda e dal Canada, ci sono aziende agricole che la coltivano ed è quindi necessario mettere a sistema tutte queste possibilità. Approvvigionamento, disponibilità, disponibilità in forma liquida (in gocce è più facile da somministrare ndr) e costo.

«Non è prescritta – spiega Rometti – dal sistema sanitario nazionale e quindi il costo è molto alto e questo costituisce un problema. L’obiettivo è quello di far rientrare la sostanza nel novero dei farmaci sostenibili dal sistema sanitario nazionale». (Marcello Migliosi)

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