Coronavirus Cna salute pubblica ed economia, le richieste della categoria

Avremmo tutti volentieri fatto a meno di essere additati come gli untori dell’Europa

 
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Coronavirus Cna salute pubblica ed economia, le richieste della categoria
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Coronavirus Cna salute pubblica ed economia, le richieste della categoria

La tutela della salute pubblica per la nostra associazione rappresenta un obiettivo fondamentale, da perseguire come Sistema Paese in ogni luogo e momento, soprattutto nella situazione attuale, venutasi a creare a seguito della diffusione in Italia del cosiddetto coronavirus, in cui le persone che rischiano di più fanno parte delle fasce più deboli della popolazione (anziani con complicazioni già in essere).

D’altra parte le modalità con cui sono state adottate le misure sanitarie precauzionali, e soprattutto la comunicazione che ne è scaturita, hanno creato notevoli danni ad un sistema economico già in affanno.

Forse non conosciamo tutti gli aspetti di questa vicenda ma sulla base delle informazioni che abbiamo, a nostro avviso sarebbe stato possibile perseguire gli stessi obiettivi che l’Italia si è prefissata in merito alla tutela della salute tutelando contemporaneamente anche il lavoro e le imprese e soprattutto il Made in Italy, che rappresenta la vera e l’unica materia prima di cui disponiamo come sistema paese.

In altre parole avremmo tutti volentieri fatto a meno di essere additati come gli untori dell’Europa.

In questo quadro ci auguriamo che tutte le azioni che nei prossimi giorni verranno messe in campo per tutelare la salute pubblica tengano conto anche della necessità di salvaguardare il nostro sistema imprenditoriale già fortemente compromesso.

I settori più colpiti dalla crisi venuta a generarsi nelle ultime settimane sono il turismo e tutti i comparti ad esso collegati, tra cui in primis il trasporto persone. Nell’arco di pochi giorni, durante la settimana scorsa, sono state disdette tutte le gite scolastiche provocando danni ingenti alle strutture ricettive e alle imprese di trasporto che in alcuni casi superano il 90% dei lavori acquisiti per i prossimi mesi di marzo ed aprile. Inoltre nel trasporto persone sono sensibilmente calati sia gli utenti del trasporto pubblico locale che delle linee extra regionali che collegano l’Umbria agli aeroporti internazionali, a cominciare da Fiumicino.

Purtroppo oltre al turismo si stanno bloccando anche le esportazioni che riguardano prevalentemente tutti i settori manifatturieri, a partire dalla moda per arrivare all’agroalimentare.

I collegamenti con alcuni Paesi extra europei in alcuni casi sono stati sospesi, in altri casi gli italiani in ingresso vengono costretti alla quarantena. Inoltre sono state sospese tutte le fiere internazionali più rilevanti, dal Salone del Mobile al Vinitaly.

Ad esempio non riusciamo a capire perché la Fiera della moda Italiana programmata a Milano sia stata sospesa mentre quella di Parigi si sia svolta regolarmente.

I rischi veri, però, non sono solo quelli imminenti: noi siamo preoccupati soprattutto per il futuro. In questi giorni le imprese del turismo si stanno chiedendo che cosa fare se dopo Pasqua saltasse anche la stagione estiva, cosi come quelle che esportano stanno pensando come riposizionarsi nei prossimi mesi.

Questa volta senza una forte azione di accompagnamento del Sistema Paese le imprese non riusciranno a rilanciare l’immagine oramai offuscata del Made in Italy.

Infine, in crisi ci sono già entrate anche tante imprese del trasporto merci che consegnavano regolarmente nelle località del nord Italia. Ma riduzioni importanti sono già in essere nei servizi alle persone e alle cose e in prospettiva ci sono forti preoccupazioni in tutti i settori.

In questo quadro per salvare il Sistema Italia da una nuova crisi imminente ed evitare il possibile fallimento di tante imprese sono necessarie misure eccezionali perché siamo di fronte ad un possibile evento a noi sconosciuto fino ad oggi.

Dobbiamo ridare fiducia alle imprese e alle persone, evitando che il panico generi ulteriori effetti negativi che andrebbero a sommarsi a quelli che potrebbero essere causati dal coronavirus.

Alcune misure devono necessariamente avere un carattere nazionale, tra queste siamo a proporre:

  1. Moratoria totale di 12 mesi su tutti i finanziamenti in corso, possibilmente evitando che le imprese che vi accedano vengano classificate dalle banche come “forborne” (a rischio fallimento) e quindi declassate dal sistema bancario.
  2. Ulteriore rifinanziamento del fondo centrale di garanzia alzando le quote di garanzia sui nuovi finanziamenti che verranno concessi dal sistema bancario alle imprese nel corso dei prossimi 12 mesi;
  3. Reintroduzione della lettera “R” della legge Bassanini affinché le banche, per potere accedere alla garanzia del Fondo Centrale, siano costrette a passare per i Confidi per tutti i finanziamenti di importo inferiore a 120.000,00 euro (questo è l’unico modo per garantire maggiore credito alle micro e piccole imprese);
  4. Costruzione di una misura straordinaria di cassa integrazione in deroga per tutti i settori non coperti da cassa integrazione ordinaria, che allo stesso tempo possa integrare gli strumenti messi a disposizione dalla contrattazione nazionale, come l’FSBA per l’artigianato.
  5. Trasformazione delle detrazioni fiscali riconosciute per lavori di ristrutturazione, efficientamento energetico e messa in sicurezza antisismica, in titoli di credito cedibili alle banche superando e cancellando lo sconto in fattura previsto dall’art. 10 del decreto crescita.
  6. Definizione di tutte le opere infrastrutturali immediatamente cantierabili e sospensione del Codice degli Appalti per l’affidamento dei lavori pubblici per almeno 12 mesi, consentendo a eventuali commissari straordinari, individuati in ogni regione, l’affidamento diretto dei lavori e servizi fino a determinati importi.
  7. Rafforzamento delle politiche per la transizione 4.0, anche attraverso la reintroduzione del super-ammortamento al 150% da potersi realizzare nello stesso periodo di tempo previsto per l’iper-ammortamento oppure portare il credito d’imposta dal 61% al 70%.
  8. Prevedere un credito d’imposta del 50% con un tetto massimo di 3.000,00 euro a favore di tutti i connazionali che sceglieranno di fare una vacanza in Italia;
  9. Cancellazione dell’articolo 4 del decreto fiscale sulla responsabilità solidale dei committenti sulle ritenute fiscali di dipendenti delle imprese appaltatrici e subappaltatrici;
  10.  Sospensione del pagamento di imposte e contributi per un periodo di almeno 12 mesi, almeno per il settore del turismo e del trasporto persone;
  11.  Concedere l’integrale deduzione dell’IMU sui capannoni industriali ed artigianali a partire già da questo anno (misura prevista per il 2022);
  12.  Utilizzare la metà dei fondi (716 milioni affidati ad ICE Sace e Simset) destinati al rilancio del Made in Italy per concedere a tutte le imprese un credito d’imposta del 50% per la partecipazione a fiere internazionali;
  13.  Adozione di un piano di comunicazione nazionale che tenda a rafforzare l’immagine dell’Italia e del Made in Italy in tutto il mondo appena ci troveremo in una situazione di piena sicurezza.

Accanto alle misure nazionali proponiamo di adottarne alcune anche a livello regionale.

Diciamo sin da subito che, come associazione di categoria, abbiamo condiviso la recente riprogrammazione dei fondi comunitari proposta dalla giunta regionale ed attualmente al vaglio dell’Unione Europea. In questo difficile momento è necessario spingere molto sugli investimenti e sulle esportazioni e garantire tempi di pagamento molto celeri con l’obiettivo di continuare a garantire livelli occupazionali stabili.

In particolare riteniamo che sia necessario:

  1. Rifinanziare tutti i bandi di incentivazione alla realizzazione di investimenti da parte delle micro, piccole e medie imprese affinché vadano a scorrimento tutte le graduatorie ad oggi esistenti, a partire dal bando PIA e dai bandi GAL;
  2. Promulgare al più presto nuovi bandi per incentivare nuovi investimenti privati da parte delle aziende (ridare fiducia);
  3. Facilitare l’uscita di nuovi bandi a sostegno: dell’internazionalizzazione, a partire dal bando fiere per finanziare la partecipazione delle imprese umbre al maggiore numero di fiere internazionali possibili che si realizzeranno nella seconda parte dell’anno; dell’e-commerce delle imprese per facilitare gli scambi commerciali a distanza.
  4. Studiare uno strumento regionale per istituire la cassa integrazione in deroga a livello regionale, anche attraverso le risorse del FSE sulla falsariga di quanto già fatto nel 2010-2011 (almeno 6 milioni + 6 milioni).
  5. Promuovere la patrimonializzazione dei confidi con sede operativa nella regione dell’Umbria alla data del 23 febbraio 2020;
  6. Rendere cantierabili tutte le opere immediatamente realizzabili a livello locale entro la prima metà dell’anno promuovendo (in assenza di sospensione del Codice degli Appalti) l’affidamento dei lavori fino ad un milione e dei servizi fino a 200.000,00 euro con procedure semplificate;
  7. Sbloccare velocemente la ricostruzione.
  8. Sviluppare nuove progettualità regionali e/o locali per attrarre nuovi flussi turistici (nazionali) durante il periodo estivo e nella seconda parte del 2020.
  9. Promuovere da parte degli enti locali una forte riduzione della TARI e dell’IMU per il 2020 sulle strutture ricettive e sui capannoni artigianali ed industriali di proprietà delle imprese che vi operano.
  10. Promuovere l’annullamento della tassa di soggiorno per tutto il 2020 o lasciarla nella disponibilità delle strutture ricettive che la incasseranno come forma di indennizzo
  11.  Ridurre i tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione nei confronti di tutte le imprese e gli enti privati che svolgono lavori per loro conto, a partire dalle imprese private del trasporto persone che realizzano servizi di TPL, da quelle del settore delle Costruzioni, dagli Enti di Formazione che assicurano servizi essenziali per la collettività (formazione in età scolastica).
  12.  Adozione di un piano di comunicazione regionale che tenda a rafforzare l’immagine dell’Umbria in tutto il mondo appena ci troveremo in una situazione di piena sicurezza.

Lavorando insieme è necessario creare tutte le condizioni affinché le imprese non chiudano e soprattutto ricreare un clima di fiducia che possa spingere tutto il sistema produttivo ad andare avanti.

Siamo la generazione del problem solving, dobbiamo considerare il coronavirus come uno dei tanti ostacoli che ci siamo trovati di fronte nel corso degli ultimi 12 anni e che puntualmente siamo riusciti a superare. Ce la faremo anche questa volta.

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