Banca d’Italia, attività economica in Umbria, cresce a ritmi moderati

Banca d'Italia, attività economica in Umbria, crescere a ritmi moderati

Banca d’Italia, attività economica in Umbria, crescere a ritmi moderati Nella prima parte del 2018 l’attività economica in Umbria ha continuato a crescere a ritmi moderati. Gli ordini industriali sono aumentati con un’intensità analoga allo scorso anno (3,4 per cento); dopo lungo tempo, l’incremento si è esteso anche alle imprese con meno di dieci addetti (1,5 per cento). L’andamento del fatturato, positivo in tutti i principali settori, è risultato migliore per le aziende orientate ai mercati esteri.

Le esportazioni a prezzi correnti sono cresciute del 5,6 per cento, più che in Italia (3,7 per cento), grazie soprattutto alle maggiori vendite di macchinari e abbigliamento di lusso. Nell’edilizia non si è ancora conclusa la lunga fase recessiva; circa quattro operatori su cinque prevedono un calo della produzione nell’anno, solo il 10 per cento si attende un aumento. Il numero di compravendite di abitazioni, in aumento del 2,2 per cento (5,0 in Italia), risulta ancora circa la metà dei livelli pre-crisi, in un contesto di ulteriore calo dei prezzi.

Sono emersi segnali di miglioramento tra i servizi diversi dal commercio al dettaglio, ove la dinamica delle vendite è rimasta negativa, sia nel comparto alimentare sia in quello degli altri beni. I flussi turistici, in crescita del 18,4 per cento, sono tornati su livelli analoghi a quelli registrati prima del terremoto, tranne che nei comprensori direttamente colpiti (Valnerina e Spoletino). Dopo un biennio di robusta crescita, il processo di accumulazione del capitale si è indebolito, anche per la maggiore incertezza sull’evoluzione del quadro congiunturale.

Nell’industria gli investimenti per l’anno in corso sono previsti in calo e i piani per il 2019 sono improntati alla stazionarietà della spesa. Alla maggiore prudenza degli operatori hanno contribuito i timori sul possibile rallentamento dell’economia mondiale e sull’evoluzione del quadro interno e delle condizioni di finanziamento. La situazione reddituale del sistema produttivo regionale ha fatto segnare un miglioramento; la quota di aziende che valuta di chiudere in utile l’esercizio in corso è salita all’80 per cento, una quota prossima ai livelli registrati prima della crisi. La liquidità delle imprese ha continuato a crescere.

Nel primo semestre del 2018 l’occupazione è rimasta stabile, confermando un andamento peggiore rispetto al resto del paese. Tra i lavoratori dipendenti hanno peraltro ripreso ad aumentare le assunzioni a tempo indeterminato (19,6 per cento). Il tasso di disoccupazione è sceso al 9,9 per cento (11,1 in Italia), riflettendo il minor numero di persone in cerca di lavoro. Pur in presenza di condizioni di offerta ancora favorevoli, la crescita del credito in regione ha perso vigore (dal 2,3 all’1,5 per cento). Il rallentamento ha interessato i finanziamenti al settore produttivo, che nei mesi estivi hanno smesso di aumentare, e in particolare quelli alle aziende di maggiori dimensioni; i prestiti alle piccole imprese hanno continuato a flettere (-2,0 per cento).

La dinamica è rimasta invece solida per le famiglie (3,7 per cento), per effetto dell’espansione ancora sostenuta del credito al consumo (9,1 per cento); le erogazioni di mutui si sono stabilizzate in connessione con l’andamento poco vivace del mercato immobiliare. La qualità dei prestiti è nel complesso ulteriormente migliorata; il flusso di nuovi prestiti deteriorati è sceso su livelli analoghi a quelli precedenti la crisi (il 2,9 per cento dei finanziamenti complessivi). Il miglioramento si è concentrato nel settore delle famiglie, in cui si è registrato un nuovo minimo (1,3 per cento); tra le imprese invece si è rilevata una crescita (dal 4,0 al 4,2 per cento), in particolare nel comparto manifatturiero.

L’economia dell’Umbria
– L’economia umbra cresce a ritmo moderato; sul futuro pesano fattori di incertezza nazionali e internazionali.
– Ancora in aumento ordini e fatturato nell’industria, finalmente anche per le piccole imprese; frenano però gli investimenti
– Bene le esportazioni, trainate da abbigliamento e macchinari; prosegue il recupero delle vendite di metalli
– Segnali positivi nei servizi diversi dal commercio; calano invece le vendite al dettaglio dei piccoli esercizi
– Flussi turistici ormai vicini ai livelli ante terremoto; meglio le strutture extra-alberghiere
– Non si ferma la crisi dell’edilizia; compravendite di abitazioni ancora deboli
– Stabile nel complesso l’occupazione; tornano a crescere le assunzioni a tempo indeterminato
– I prestiti alle imprese rallentano; restano in calo quelli alle piccole, che sostengono i costi più elevati
– Crescita dei finanziamenti alle famiglie ancora solida, specie per il credito al consumo; le erogazioni di mutui si sono stabilizzate
– Migliora nel complesso la qualità del credito; segnali di un maggiore deterioramento nella manifattura

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