Il gip di Perugia respinge l’accordo e la famiglia chiede giustizia
Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Perugia ha respinto la richiesta di patteggiamento presentata dal diciottenne romano accusato di istigazione al suicidio in relazione alla morte di Andrea Prospero, lo studente diciannovenne di Lanciano trovato privo di vita il 29 gennaio scorso in una stanza in via del Prospetto, presa in affitto nel centro storico a Perugia. La proposta avanzata dalla difesa, che prevedeva due anni e sei mesi di lavori socialmente utili, è stata ritenuta non adeguata dal giudice, che ha fissato una nuova udienza per il prossimo 6 novembre.
Nel corso dell’ultima udienza, la procura ha depositato nuovi elementi d’indagine, tra cui i file video che documentano gli ultimi istanti di vita di Andrea. Il materiale, recuperato dalla polizia postale grazie a un software di ultima generazione, è stato estratto dai dispositivi sequestrati durante le indagini e comprende un video-selfie in cui la vittima mostra a Volpe l’assunzione di Xanax e ossicodone, sostanze che ne hanno provocato la morte.
Dalle conversazioni rinvenute nella chat Telegram frequentata dal gruppo di amici virtuali emerge che, subito dopo il decesso, il diciottenne avrebbe comunicato agli altri partecipanti quanto accaduto, scrivendo: «È morto davvero». Alle domande di chi metteva in dubbio la veridicità delle sue parole, il giovane avrebbe risposto: «Ha mandato il video». Proprio quelle immagini, eliminate prima del gesto estremo, sono state ora recuperate dagli inquirenti e considerate prove di rilievo dal pubblico ministero Annamaria Greco.
Secondo l’avvocato Carlo Pacelli, legale della famiglia Prospero, si tratta di “elementi probatori significativi” che potranno contribuire a chiarire se al momento del decesso fossero presenti altre persone nella stanza o se vi sia stata un’omissione di soccorso. La famiglia del ragazzo ha accolto con soddisfazione la decisione del giudice di rigettare il patteggiamento, definendo la pena proposta “inaccettabile” rispetto alla gravità dei fatti.
Nel corso dell’udienza, Volpe ha rilasciato dichiarazioni spontanee, affermando di considerare Andrea “il suo migliore amico” e chiedendo scusa ai familiari. Le sue parole, tuttavia, non hanno convinto né la famiglia né i legali dei Prospero, che le hanno definite poco sincere e strumentali. L’avvocato Francesco Mangano ha sottolineato che “Andrea poteva essere salvato”, evidenziando come nessuno abbia allertato i soccorsi e come il corpo sia stato ritrovato solo sei giorni dopo la morte, in avanzato stato di decomposizione.
I legali della famiglia hanno ribadito che la decisione del giudice rappresenta un primo segnale di giustizia, sottolineando come due anni e mezzo di servizi sociali non possano essere ritenuti una pena congrua per un reato di tale gravità. La difesa di Volpe nella prossima udienza potrà presentare eventuali nuove richieste al gup, dopo aver esaminato le ulteriori prove depositate dalla procura.

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