La Procura indaga sul web e sulle reti di contatti
Di Tommaso Benedetti
La Procura di Perugia sta approfondendo il caso della morte di Andrea Prospero, giovane studente di informatica trovato morto nella città umbra. I farmaci utilizzati per il suicidio sono stati acquistati tramite una ricetta falsa, ottenuta con dati rubati a una dottoressa in pensione.
La trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” ha rivelato che queste ricette false vengono utilizzate illegalmente per procurarsi farmaci destinati a stordirsi, drogarsi o togliersi la vita. Un utente noto con il nickname “Chef” è coinvolto nella diffusione di queste ricette e nella vendita del sedativo usato da Prospero.
La ricetta falsificata riportava il nome della regione Abruzzo e quello della dottoressa, che ha dichiarato di essere in pensione da un anno e di non aver mai emesso tali prescrizioni. I dati personali della dottoressa sono stati rubati per creare ricette apparentemente autentiche ma in realtà contraffatte.
La Procura ha già indagato due giovani: uno per istigazione al suicidio e l’altro per spaccio di droga. Le indagini proseguono per chiarire le attività di Prospero sul web e le connessioni con le chat dell’orrore, dove si scambiano informazioni e materiali illegali.
Il caso solleva interrogativi sulla sicurezza dei dati personali e sull’uso illecito delle piattaforme online, evidenziando la necessità di interventi mirati per prevenire tragedie simili.

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