Umbria tra le regioni rosse per i morti sul lavoro
Nel primo quadrimestre del 2025 l’Umbria registra un’incidenza di mortalità sul lavoro tra le più alte in Italia, con 7 vittime in occasione di lavoro da gennaio ad aprile. La regione rientra così nella fascia rossa dell’indice elaborato dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre, che classifica i territori con un’incidenza superiore al 125% rispetto alla media nazionale di 8,8 decessi ogni milione di occupati. Una situazione che la accomuna a Basilicata, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Abruzzo, Sicilia e Campania, tutte regioni con un rischio sensibilmente superiore alla media.
Il dato complessivo italiano segna un aumento allarmante: sono 291 le morti sul lavoro nei primi quattro mesi del 2025, con un incremento dell’8,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando i decessi erano 268. Di queste, 211 sono avvenute durante l’attività lavorativa e 80 durante gli spostamenti casa-lavoro (in itinere). I casi in itinere crescono del 29% rispetto al 2024.
Le regioni con il numero assoluto più alto di vittime in occasione di lavoro sono Lombardia (34), Veneto (21), Campania (19), Piemonte e Sicilia (17). L’Umbria, con 7 casi, si posiziona comunque tra le regioni con maggiore criticità se si considera il rapporto tra decessi e popolazione lavorativa, parametro che stabilisce l’incidenza reale del fenomeno. Le regioni in zona arancione – con un’incidenza superiore alla media ma inferiore al +25% – sono Puglia, Toscana, Veneto, Molise, Piemonte e Calabria.
Nei settori, il primato negativo spetta alle Costruzioni, con 31 morti sul lavoro, seguite da Trasporti e Magazzinaggio (30) e Attività Manifatturiere (29). Anche nel 2025, il giorno con più incidenti mortali si conferma il venerdì (21,3%), seguito da lunedì e martedì (20,4%).
L’aumento più significativo riguarda le lavoratrici. Nei primi quattro mesi del 2025 si contano 28 vittime tra le donne, con una crescita del 47,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Di queste, 12 sono decedute durante il lavoro e 16 in itinere. Le denunce di infortunio che riguardano le donne ammontano a 71.598, di cui 57.431 avvenute in occasione di lavoro. Gli uomini registrano 120.655 denunce, 106.619 delle quali relative a infortuni sul luogo di lavoro.
Anche i lavoratori stranieri mostrano un’incidenza più elevata: 39 le vittime in occasione di lavoro, 19 in itinere, per un totale di 58 decessi su 291. L’indice di incidenza tra i lavoratori stranieri è quasi doppio rispetto a quello degli italiani, con 15,5 decessi per milione di occupati contro gli 8,0 degli italiani. Le denunce totali degli stranieri sono 38.143 su 192.253, pari a circa il 20%.
Sul piano anagrafico, le fasce d’età più colpite sono quelle dei lavoratori più esperti: 79 dei 211 decessi sul lavoro riguardano persone tra i 55 e i 64 anni, con un’incidenza di 14,8 ogni milione di occupati. Ancora più alto l’indice tra gli over 65, che raggiunge quota 19,2. Rilevante anche il dato dei giovani: nella fascia tra i 15 e i 24 anni, l’incidenza è pari a 9,6.
Sul fronte degli infortuni non mortali, si registra una leggera flessione: le denunce sono scese dello 0,9%, passando da 193.979 nei primi quattro mesi del 2024 a 192.253 nello stesso periodo del 2025. Le Attività Manifatturiere sono il settore con il maggior numero di denunce (20.975), seguite da Sanità (11.019), Costruzioni (10.797), Trasporti e Magazzinaggio (9.774) e Commercio (9.675).
Il sistema di zonizzazione adottato dall’Osservatorio suddivide le regioni in quattro categorie di rischio: bianca, gialla, arancione e rossa. Le regioni con incidenza inferiore al 75% della media nazionale sono classificate in zona bianca (Marche, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Emilia-Romagna e Sardegna). Quelle con incidenza compresa tra il 75% e il 100% sono in zona gialla (Liguria e Lombardia). In arancione si trovano regioni con incidenza tra 100% e 125% (Puglia, Toscana, Veneto, Molise, Piemonte, Calabria). Infine, la zona rossa raccoglie le regioni oltre il 125% della media nazionale, tra cui figura appunto l’Umbria.
Nel complesso, il primo quadrimestre del 2025 si conferma come uno dei più critici degli ultimi anni. Nonostante un lieve calo delle denunce di infortunio totali, la crescita delle morti sul lavoro, soprattutto tra le donne e i lavoratori stranieri, evidenzia una situazione di persistente fragilità nei luoghi di lavoro. L’approvazione, a maggio, del nuovo Accordo sulla formazione per la sicurezza obbliga ora tutti i datori di lavoro a essere informati sulla normativa per la prevenzione degli infortuni. L’auspicio è che la sua applicazione possa contribuire a ridurre una tendenza che appare, a oggi, ancora fuori controllo.

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