Covid-19, gestisce banco alimentare al confine tra due regioni, dimenticato dalle istituzioni 🔴📸

 
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Covid-19, gestisce banco alimentare al confine tra due regioni, dimenticato dalle istituzioni

Gestisce banco alimentare al confine tra due regioni, ma è stato dimenticato dalle istituzioni. E’ quanto accaduto a Michele, imprenditore di Po’ Bandino, frazione del comune di Città della Pieve, che si trova a 10 metri dal confine e comunque più vicino a Chiusi (Toscana) che a Città della Pieve (Umbria). L’attività rientra in quelle categorie che possono restare aperte e lui è rimasto aperto.

Il decreto del presidente

Il Dpcm emanato il 9 marzo dal Governo non nega di andare la spesa nel posto più vicino alla residenza e comunque dentro il proprio comune. Ma qui sorge spontanea una domanda: Se il posto più vicino si trova al confine tra due regioni? Come il caso di Po’ Bandino? Il signor Michele gestisce il banco alimentare di macelleria, gastronomia e pescheria di una nota attività in questa frazione, al confine con la Toscana.

Riapertura

“In questi giorni sento e sentiamo parlare di riapertura, fase 1, fase 2, ma non sento parlare di attività che si trovano al confine di due regioni – dice il commerciante -. Ho una vendita al dettaglio di prodotti alimentari in Umbria, ma lavoro prevalentemente con clienti che abitano in Toscana. Da quanto è stato emanato il decreto, nessun residente della Toscana viene ad acquistare nel mio negozio. Ho avuto un crollo del fatturato e ho 11 dipendenti che, purtroppo, non ho potuto mettere tutti in cassa integrazione”.

Il sindaco vieta

“Il sindaco di Chiusi per contenere il contagio del coronavirus – dice l’imprenditore –  ha impedito alle persone di andare a fare la spesa a Po’ Bandino. Questo è il problema più grande” – dice il commerciante -. Io sto rimettendo 10/12 mila euro al mese di soldi per pagare i dipendenti e non ho avuto alcuna risposta dai rispettivi sindaci. Sono i sindaci dei comuni di Chiusi, Juri Bettollini e Fausto Risini di Città della Pieve che dovrebbero fare qualcosa, ma al momento nulla è stato fatto nulla per far ripartire l’economia in quel territorio”.

Il fatturato dell’imprenditore umbro è in calo

“Non c’è la faccio più, la mia azienda non perde solo fatturato, ma sta perdendo soldi veri. Quelli che ho incassato da marzo non mi bastano più per pagare gli stipendi dei dipendenti. Ma non ci sono solo gli stipendi, c’è l’affitto, le tasse, le bollette. Anche io ho una famiglia e dei figli. I sindaci di questi comuni non stanno facendo niente come se io non esistessi, come se non ci fossero 11 persone che devono mandare avanti le proprie famiglie. Credo il mio problema sia un problema di molti altri. Forse gli altri hanno dalla loro parte sindaci, più interessanti a risolvere questi problemi. Gli unici che mi hanno ascoltato sono stati quelli dell’opposizione comunale di Chiusi, il Movimento 5 stelle”.

Il sindaco di Chiusi l’11 marzo aveva pubblicato un post per sdrammatizzare

“Mentre le aziende sono chiuse e quelle che restano aperte  rimettono soldi – conclude il commerciante – lui ci scherza”.


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