Caccia al marito aggressore mentre la moglie lotta in rianimazione

Caccia al marito aggressore mentre la moglie lotta in rianimazione

Le condizioni restano critiche dopo l’attacco a martellate sull’autobus

Le ferite inflitte a martellate hanno messo a rischio la vita della 43enne marocchina ricoverata presso il reparto di rianimazione dopo l’intervento neurochirurgico eseguito sabato. Fatiha El Afghani rimane sotto stretta osservazione medica, con parametri vitali che, sebbene gravissimi, non mostrano ulteriori peggioramenti.

Condizioni critiche ma stabili

L’equipe medica continua a monitorare costantemente l’evoluzione del quadro clinico, in particolare le conseguenze delle lesioni cerebrali subite durante l’attacco brutale avvenuto a bordo del mezzo pubblico nel comune ternano.

L’aggressore, Mohamed El Messaoudi, ha fatto perdere completamente le proprie tracce dopo il gesto criminale, dileguandosi nelle zone rurali circostanti Stroncone. Il quarantaduenne marocchino, arrivato in Italia lo scorso novembre grazie al ricongiungimento con la moglie che aveva conosciuto e sposato nel Paese d’origine, rappresenta ora il bersaglio di una caccia umana coordinata dalle autorità investigative.

Una storia di rifiuto culturale e controllo

L’indagine ha ricostruito un profilo psicologico preoccupante dell’uomo. Dopo aver lavorato per circa un mese a Trieste come rocciatore all’inizio dell’anno, al suo rientro a Terni El Messaoudi ha manifestato comportamenti violenti che trovavano origine nella sua intolleranza verso lo stile di vita occidentale della moglie. Ad aprile aveva già tentato un primo attacco ai danni di Fatiha, comportamento che aveva determinato il suo arresto e la condanna per direttissima, con conseguente allontanamento dalla residenza familiare e l’applicazione del dispositivo di monitoraggio elettronico.

Nonostante questa misura cautelare, l’uomo ha dato prova di determinazione criminale ancora maggiore. Durante il mese successivo all’imposizione del braccialetto, El Messaoudi ha trovato ospitalità presso il fratello, suscitando il sospetto degli inquirenti che stanno investigando su eventuali complicità nell’aiuto alla fuga. Contemporaneamente, la procura approfondisce se il fuggitivo possa essersi rivolto a persone conosciute durante la sua esperienza lavorativa nel nord Italia.

La dinamica dell’assalto

La ricostruzione degli eventi chiarisce una dinamica particolarmente crudele. L’aggressione si è verificata in due fasi distinte a bordo dell’autobus di linea dove Fatiha tornava da una giornata di lavoro come assistente domiciliare presso un anziano. Dopo il primo assalto, El Messaoudi ha abbandonato il mezzo proprio nel momento in cui l’autista lo fermava per contattare i soccorsi. Tuttavia, il comportamento successivo dimostra una determinazione spaventosa: l’aggressore è tornato indietro, è risalito sull’autobus e ha continuato a infliggere colpi alla donna ormai già in condizioni disperate.

I testimoni presenti, l’autista e l’unico altro passeggero, hanno fornito una testimonianza cruciale per la ricostruzione dei fatti. La loro deposizione ha permesso agli inquirenti di comprendere la natura dell’aggressione, caratterizzata da una violenza fredda e calcolata piuttosto che da un raptus momentaneo.

Gli elementi abbandonati

Nella fuga precipitosa, El Messaoudi ha lasciato dietro di sé evidenze fisiche significative. Sul pavimento dell’autobus sono stati ritrovati sia il martello da cantiere utilizzato per colpire Fatiha sia il braccialetto elettronico che aveva forzato e presumibilmente alterato. Questa scoperta rappresenta un elemento investigativo centrale poiché gli esperti della procura di Terni stanno conducendo verifiche approfondite sul corretto funzionamento del dispositivo negli istanti che hanno preceduto l’aggressione.

La domanda che si pone la magistratura inquirente è se il braccialetto avesse segnalato correttamente il movimento dell’uomo dalle zone in cui era ristretto, oppure se fossero già stati individuati malfunzionamenti che avessero consentito una mobilità non autorizzata. Questa linea investigativa potrebbe rivelare non solo responsabilità individuali, ma anche eventuali negligenze nel sistema di sorveglianza elettronica.

La ricerca accelerata

La procura ternana ha intensificato gli sforzi per rintracciare il fuggitivo, convogliando risorse investigative significative nel territorio. L’attenzione particolare rivolta al fratello che lo ha ospitato e ai possibili contatti nel circuito lavorativo del nord Italia suggerisce una strategia di contenimento basata su due direttrici: quella geografica locale e quella delle reti relazionali dell’aggressore.

Le autorità stanno operando con urgenza consapevoli che ogni ora che passa riduce la probabilità di localizzazione. Il passare del tempo permette al ricercato di allontanarsi ulteriormente dal luogo del crimine, rendendo progressivamente più complessa l’operazione di cattura.

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