Dal Mercato Coperto del 1932 ai ritardi di Ponte San Giovanni
La recente inaugurazione della Città del Cioccolato al Mercato Coperto di Perugia ha riportato alla luce la storia di una struttura imponente, costruita nel 1932 in soli otto mesi sotto la guida dell’ingegnere Decio Costanzi di Petrignano di Assisi. Un tempo record, raggiunto con mezzi tecnici limitati ma con maestranze capaci, operose e determinate. La stessa impresa di Costanzi contribuì alla realizzazione di opere di rilievo nazionale come la stazione di Santa Maria Novella a Firenze, la stazione Termini di Roma, il Lingotto di Torino e tratti dell’Autostrada del Sole.

Il confronto con l’attualità appare inevitabile. A Ponte San Giovanni, la cosiddetta “Torre di Babele” – un piccolo ascensore e una breve scalinata per collegare via Manzoni a via Bixio e alla stazione ferroviaria – è diventata simbolo di ritardi e disorganizzazione. Il cartello del cantiere riportava date precise: consegna lavori il 28 maggio 2024 e termine il 20 dicembre dello stesso anno. Oggi, a novembre 2025, l’opera è ancora incompleta, con cittadini e automobilisti costretti a convivere con un cantiere che sembra senza fine.
La memoria del passato evidenzia un contrasto netto. Allora si costruivano opere mastodontiche con tempi certi e rispetto dei costi, oggi anche interventi minimi faticano a vedere la luce. La differenza non sta solo nelle tecnologie, ma soprattutto nella serietà, nella competenza e nell’impegno delle maestranze di un tempo.
L’Autostrada del Sole, realizzata negli anni ’60, fu completata nei tempi previsti e con risorse addirittura avanzate, oggi, invece, la percezione è quella di una macchina burocratica lenta, frammentata e incapace di garantire risultati concreti.
Il Mercato Coperto, nato come simbolo di modernità e funzionalità, continua a vivere nuove stagioni, dimostrando la solidità di un’opera pensata per durare. La “Torre di Babele” di Ponte San Giovanni, al contrario, è diventata emblema di promesse non mantenute e di un sistema che fatica a tradurre i progetti in realtà. La comunità attende con impazienza la conclusione di un’opera che, pur modesta nelle dimensioni, ha assunto un valore simbolico enorme.
Non si tratta solo di un ascensore e di una scalinata, ma di un banco di prova per la credibilità delle istituzioni e per la fiducia dei cittadini. La speranza è che il 20 dicembre non resti una data scritta su un cartello, ma diventi finalmente il giorno in cui la “Torre di Babele” smetterà di essere un paradosso e diventerà un servizio reale.
Per informazioni: Gino Goti, tel. 338.2598727

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