Minacce e violenze in famiglia: «Ammazzo la bambina che hai in pancia», uomo rinviato a giudizio

Minacce e violenze in famiglia: «Ammazzo la bambina che hai in pancia», uomo rinviato a giudizio
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Tra le accuse: schiaffi, minacce e somministrazione di Xanax

Un uomo di 34 anni residente a Perugia è stato rinviato a giudizio con l’accusa di maltrattamenti in famiglia ai danni della compagna e della figlia. Lo ha deciso il giudice per l’udienza preliminare Natalia Giubilei, accogliendo la richiesta della Procura rappresentata dal pubblico ministero Franco Bettini. Il processo inizierà il 14 gennaio 2026.

L’indagine ha preso in esame una serie di episodi avvenuti tra il 2023 e la metà di gennaio 2025, che comprendono presunte minacce gravi, tra cui una frase che sarebbe stata pronunciata quando la compagna era incinta: «Ammazzo la bambina che hai in pancia».

Secondo gli atti, l’uomo avrebbe in più occasioni colpito la donna con schiaffi e spinte, giustificandoli come atti “correttivi”. In un’altra circostanza, avrebbe somministrato Xanax alla compagna senza informarla, sostenendo di volerla calmare. Un ulteriore episodio contestato riguarda l’abbandono della donna in strada dopo averla fatta scendere dall’automobile, fatto che l’avrebbe spinta a presentare denuncia.

Tuttavia, nella fase cautelare, il giudice per le indagini preliminari Simona Di Maria aveva valutato diversamente il quadro accusatorio. Il gip aveva ritenuto che l’indagato avesse fornito una versione alternativa plausibile, pur se in contrasto con quanto riferito dalla presunta vittima.

Nel provvedimento, il giudice aveva evidenziato la debolezza degli elementi indiziari, sottolineando la possibilità che le dichiarazioni della donna potessero essere condizionate da fattori personali. In particolare, si faceva riferimento a una forte instabilità emotiva della denunciante e a un uso non regolare di farmaci, tra cui proprio lo Xanax, che sarebbe stato assunto anche in modo improprio.

Secondo la difesa dell’uomo, rappresentata dall’avvocato Stefania De Canonico, il caso richiederebbe particolare cautela nell’interpretazione degli elementi a carico dell’imputato, data la complessità del contesto familiare. Il procedimento si aprirà davanti al tribunale di Perugia con l’esame dei primi testimoni e l’analisi delle prove raccolte.

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