Trovate nuove prove, corpo di Ilaria forse nascosto per ore
Sono state individuate tracce di sangue in ogni stanza dell’abitazione di via Homs, a Roma, dove è avvenuto il delitto della 22enne ternana Ilaria Sula. Gli agenti della polizia scientifica, durante un nuovo sopralluogo nei giorni scorsi, hanno rinvenuto evidenze biologiche nel piatto doccia, nei lavandini di bagno e cucina, su attrezzi per la pulizia dei pavimenti e in diversi altri ambienti domestici, oltre che all’interno della Ford Puma in uso a Mark Samson, il giovane 23enne reo confesso dell’omicidio. Lo scrive il Messaggero dell’Umbria del 13 aprile 2025.
La nuova attività investigativa, secondo quanto riferito da La Presse sulla base dei verbali della polizia scientifica, sta ridisegnando la possibile dinamica temporale del crimine. L’orario della morte della giovane, inizialmente collocato nella mattinata del 26 marzo, potrebbe essere stato anticipato alla sera del 25.
Un elemento cruciale è rappresentato dai vestiti indossati da Ilaria al momento del delitto, che non corrisponderebbero a un abbigliamento notturno o da risveglio, ma a una tenuta più consona a un orario serale.
Il corpo della ragazza, secondo i primi riscontri, potrebbe essere rimasto all’interno dell’appartamento per oltre 20 ore prima di essere trasportato e abbandonato nella zona impervia di Capranica Prenestina, a circa 40 chilometri di distanza dalla casa. La scena interna all’abitazione suggerisce che siano stati compiuti tentativi di pulizia dopo il fatto. In tal senso, risulta significativo il sequestro di uno scontrino rilasciato il 26 marzo da un negozio di prodotti per la casa situato vicino a via Homs. Secondo le ipotesi degli inquirenti, proprio in quel punto sarebbero stati acquistati detergenti e materiali per la pulizia dell’appartamento.
Le analisi proseguono anche sull’automobile, dove sono state isolate tracce ematiche sulla maniglia interna dello sportello anteriore sinistro e ciocche di capelli lunghi, che si ritiene possano appartenere alla vittima.
Oltre a ciò, in via Homs sarebbero stati rinvenuti anche guanti in lattice con tracce di sangue, elemento che ha rafforzato il sospetto che vi siano più persone coinvolte nel tentativo di occultare le prove.
Oltre alla madre di Mark Samson, già coinvolta nelle fasi successive all’omicidio secondo le dichiarazioni del figlio, le indagini si stanno estendendo al possibile ruolo di altri familiari, compreso il padre. Gli investigatori non escludono che questi ultimi possano aver collaborato nella fase successiva al delitto, contribuendo alla rimozione del cadavere e alla manomissione della scena del crimine.
Per quanto riguarda le indagini di tipo tecnologico, sono in corso analisi sui telefoni cellulari, sui computer e sulle telecamere di videosorveglianza, sia pubbliche che private, che si trovano lungo il percorso compreso tra via Homs e Capranica Prenestina, località dove il corpo di Ilaria è stato ritrovato chiuso in una valigia. Attualmente, l’unica certezza fornita dalle immagini è quella di una fototrappola ambientale, installata per contrastare l’abbandono illecito di rifiuti, che ha immortalato l’autovettura alle ore 18:35 del 26 marzo proprio nella zona in cui è stata successivamente scoperta la valigia.
Una delle tracce più significative emerse nel nuovo sopralluogo è stata trovata sopra un armadio, su uno scatolone, ulteriore conferma che le operazioni di pulizia non hanno cancellato completamente le prove lasciate nella casa. Gli inquirenti stanno ora valutando attentamente ogni elemento per stabilire con precisione il numero e il ruolo dei soggetti coinvolti nel depistaggio e nell’occultamento del corpo.
Tutto ciò sta portando a una rivisitazione del racconto fornito da Mark Samson durante l’interrogatorio. Se dovesse essere confermato che l’omicidio è avvenuto nella serata del 25 marzo, e non nella mattinata del giorno successivo come inizialmente dichiarato, il tempo intercorso tra il delitto e l’abbandono del corpo risulterebbe più lungo di quanto affermato e suggerirebbe una pianificazione più accurata delle operazioni successive, incluse la pulizia della scena e il trasporto del cadavere.
L’intera inchiesta, coordinata dagli inquirenti romani, continua a raccogliere elementi che possano restituire una ricostruzione completa e dettagliata delle ultime ore di vita di Ilaria Sula e delle responsabilità effettive di chi ha agito, anche dopo la morte della giovane.

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