Un appuntamento per la sposa, film al Frontone Cinema all’aperto

La storia di un'eroina romantica a suo modo anticonformista nella tradizione

Un appuntamento per la sposa, film al Frontone Cinema all'aperto

Un appuntamento per la sposa, film al Frontone Cinema all’aperto

PERUGIA – La storia di un’eroina romantica a suo modo anticonformista nella tradizione, nella cultura e nella religione ebraico-ortodossa. Un appuntamento per la sposa è il film di Rama Burshtein, con Noa Koller. La pellicola è in macchina a Frontone cinema a Perugia il 30 agosto 2017 alle 21,30. Michal, un’ebrea ortodossa sulla trentina, viene lasciata dal promesso sposo a tre settimane dal matrimonio. Decide però di non cancellare gli elaborati preparativi per la cerimonia ma di trovare invece un uomo da sposare in esattamente 22 giorni. “Ho la sala, l’abito, la data e 200 invitati”, afferma Michal, “non sarà difficile trovare marito”. Come premessa comica potrebbe essere spassosa.

Il problema è che Un appuntamento per la sposa, opera seconda della regista ebrea ortodossa Rama Burshtein dopo La sposa promessa (la cui protagonista, Hadas Yaron, vinse la Coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia nel 2012), non è una commedia tout court, ma vuole anche essere una riflessione sulla società ebrea ortodossa e il ruolo che la tradizione gioca sui rapporti fra uomini e donne.

Michal è la protagonista assoluta della storia, di per sé una buona notizia in un cinema prevalentemente centrato al maschile, in realtà un problema, perché la donna appare totalmente egoriferita e la sua determinazione risulta via via meno comprensibile, e colorata da un grado non indifferente di presunzione. Se questa fosse una farsa andrebbe benissimo, ma purtroppo il film si posiziona più come commedia romantica alla Bridget Jones, o romanzetto rosa di quelli generatori di illusioni fra il pubblico femminile cresciuto con il mito del principe azzurro.

“Voglio amare ed essere amata”, asserisce Michal, ma in realtà dovrebbe dire “voglio sposarmi a tutti i costi”, e tutto sommato conta poco con chi. “Se ci credo ciecamente Dio mi troverà marito”, insiste la donna, di fatto affidando a Dio il ruolo di sensale e autoimponendosi un matrimonio combinato, di quelli che molte giovani ebree ortodosse oggi rifiutano come una tradizione eccessivamente conservatrice.

I candidati, poi, sembrano usciti dall’immaginario Harmony: a parte quelli scartabili (e infatti da Michal subito scartati), ecco il cantante pop dallo sguardo angelico, ecco l’organizzatore di matrimoni con il sorriso da fotoromanzo. La trama, invece di procedere verso una maggiore consapevolezza della protagonista (o al contrario, verso la definitiva caduta nella follia), segue un mantra da L’uomo dei sogni (“se lo costruisci lui tornerà”) che nel caso di Michal diventa “se tieni in piedi il baraccone matrimoniale, qualcuno si presenterà a tagliare la torta”. Di nuovo: come premessa comica, anche tragicomica, sarebbe gustosa. Ma non funziona come riflessione socioculturale, e rischia di rivelarsi invece ennesimo volano delle speranze e delle illusioni del pubblico femminile.

È un vero peccato, perché Rama Burshtein sa come mettere, visivamente e narrativamente, una donna al centro della scena e ha alcune intuizioni davvero intelligenti, come le domande reiterate che i personaggi pongono gli uni agli altri non accontentandosi della prima risposta superficiale, ma “grattando” per scoprire cosa si nasconde davvero dietro le fasi fatte che ci diciamo tutti i giorni. È un peccato anche perché all’inizio Michal ci piace nel suo dichiarare il re nudo: “Gli uomini cercano una donna delicata”, afferma, ovvero non una “piantagrane” come lei, pronta a spaccare il capello in quattro nella ricerca di verità. Da donna osservante che ha sempre seguito le regole Michal inizialmente cerca di romperle. Purtroppo però cade poi nel più trito dei cliché narrativi al femminile: quello della single disposta a tutto pur di uscire dalla condizione “infamante” di “zitella”.

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