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Movimenti regionali, seduta straordinaria sul fisco umbro

Consiglio Grande: la manovra fiscale al centro del dibattito

Movimenti regionali – Si è tenuto il 10 giugno scorso, presso la Sala dei Notari di Palazzo dei Priori, il Consiglio Grande straordinario dedicato alla cruciale manovra fiscale della Regione Umbria. La presidente del Consiglio comunale, Elena Ranfa, ha aperto i lavori, sottolineando come questa assemblea, prevista dagli articoli 22 dello Statuto e 30 del regolamento consiliare, si configuri come un Consiglio comunale aperto alla partecipazione dei cittadini. La convocazione, in questo specifico caso, è avvenuta su richiesta di un quinto dei consiglieri, a conferma della rilevanza dell’argomento. Ranfa ha inoltre precisato la distinzione rispetto al Consiglio aperto, che vede la partecipazione esclusiva di rappresentanti di enti, associazioni e fondazioni legate al tema in discussione.

Dopo l’illustrazione delle modalità di svolgimento, definite dalla conferenza dei capigruppo, la seduta ha lasciato spazio agli interventi dei circa trenta soggetti iscritti, che hanno espresso le proprie posizioni sulla manovra.

Numerosi interventi hanno evidenziato la stringente necessità di questa manovra, motivata dalla grave situazione finanziaria del settore sanitario regionale e dal conseguente rischio di commissariamento. Tra questi, Mario Tosti (coordinamento PD) e Paolo Sartoretti (Perugia per la sanità pubblica) hanno sottolineato l’importanza di una manovra fiscale equa per riequilibrare i conti. Sveva Stancati (Sinistra Italiana) ha denunciato come la condizione economica delle aziende sanitarie umbre, ereditata dalla precedente giunta, fosse la più critica di sempre. Favorevole all’equità fiscale e alla progressività delle imposte, in linea con l’articolo 53 della Costituzione, si è espresso anche Fabrizio Fratini (Spi-Cgil).

Marco Geri ha descritto la manovra come necessaria e non meramente politica, pur sollevando dubbi sulla sua sufficienza per garantire una sanità realmente efficace e rispondente alle esigenze dei cittadini. Michele Saraceni (Unione degli studenti) ha espresso fiducia nella capacità della manovra di imprimere un cambio di passo, superando la crisi sanitaria preesistente e mitigando gli effetti dei tagli governativi. Roberto Ciccone (ex presidente e assessore) ha evidenziato come il deficit di bilancio sia il risultato di una gestione negativa della precedente amministrazione di centro-destra.

Ulteriori pareri favorevoli sono stati espressi da Valentina Vignaroli (presidente associazione Anima Perugia), che ha definito “apprezzabile” il tentativo di salvaguardare le fasce più deboli attraverso esenzioni e detrazioni IRPEF, considerandolo un “segno di responsabilità politica e sociale”. Simone Pampanelli (Cgil Perugia) ha ribadito la necessità di un nuovo piano sanitario e ha esortato le forze politiche a impegnarsi per una più equa ridistribuzione della ricchezza. Giuseppe Pennino (M5s) ha definito la manovra “necessaria e obbligatoria” data la situazione in cui si è insediata la nuova amministrazione, e pienamente rispondente agli obiettivi normativi. Matteo Severini (M5s) ha posto l’accento sulla solidità finanziaria in ambito sanitario come pilastro per la tutela del diritto alla salute, esprimendo fiducia nella nuova giunta.

Alessandra Lignani ha sottolineato che i problemi della sanità pubblica non sono attribuibili “solo all’emergenza Covid, ma alla mancanza di visione e programmazione”, essenziali per definire fabbisogni di personale e strumentazioni che garantiscano servizi efficienti e tempi di erogazione ragionevoli. Ha concluso affermando che “non ha senso prendersela con chi mette le tasse anziché con chi non le paga”. Simone Emili ha evidenziato che si è “smarrito il motivo per cui la manovra è stata fatta, ossia il disavanzo certificato nella sanità cui si sommano i tagli programmati per i prossimi anni”, sottolineando che senza tale intervento si sarebbe rischiato un dissesto. Ha quindi ribadito che l’aumento delle tasse è stato operato in direzione di una maggiore equità e giustizia sociale. Michelangelo Grilli (Giovani Democratici) ha lamentato l’incapacità dello Stato di incidere sulla disuguaglianza, concludendo che “se le tasse servono anche a garantire equità, uguaglianza e diritto all’emancipazione di tutti, si può dire che il sistema fiscale regionale oggi sia comunque più equo”. Infine, Daniela Ranocchia (Perugia per la sanità pubblica), pur riconoscendo la necessità di ripristinare l’equilibrio del sistema sanitario regionale, ha espresso aspettative sull’impiego delle risorse recuperate, auspicando investimenti su personale, tecnologia, reclutamento di professionisti e lo sviluppo di filiere per la gestione delle malattie croniche, con l’obiettivo di mantenere e rilanciare i servizi territoriali.

Altri interventi si sono concentrati sulle difficoltà del settore commerciale, evidenziate dall’operatrice Annalisa Bindocci, a causa dell’aumento dei costi e della contrazione dei consumi, sollecitando risposte politiche organiche a tutti i livelli. Alessandro Petruzzi (Federconsumatori) ha espresso forte preoccupazione per la sanità pubblica, in luce dei continui tagli di risorse a livello nazionale, chiedendo trasparenza sull’impiego futuro dei fondi derivanti dalla manovra fiscale. Lucio Caporizzi ha offerto una lettura della manovra che, seppur adottata in tempi rapidi, a suo avviso, scavalcherebbe il principio di progressività, concentrando il prelievo su una minoranza di contribuenti, pur esprimendo perplessità sul metodo. Mauro Alcherigi (La Sinistra) ha rilevato criticità metodologiche in una manovra che riteneva inevitabile, suggerendo correzioni al sistema di detrazione. Mario Amico, operatore sanitario, ha auspicato un ripensamento del sistema sanitario regionale, a partire dal piano, per fidelizzare i pazienti e contribuire al bilancio, senza trascurare la qualità delle prestazioni.

Per Riccardo Pegiati (responsabile Ugl salute per l’Umbria), la manovra colpisce prevalentemente lavoratori dipendenti e pensionati con redditi superiori a 28mila euro annui, ovvero il ceto medio. Ha inoltre rilevato che le maggiori entrate, seppur destinate al rafforzamento della sanità pubblica, lo sarebbero solo in parte. Di conseguenza, ha richiesto che tali fondi siano interamente spesi per la sanità, in particolare per i settori più critici come l’emergenza-urgenza. Paolo Pauselli (segretario regionale Forum associazioni familiari Umbria) ha espresso il timore delle famiglie umbre di trovarsi in difficoltà a causa di una scarsa chiarezza che ha generato malumore e preoccupazione, paventando un ulteriore impoverimento del ceto medio e l’aggravamento della situazione per le famiglie con persone disabili e non autosufficienti. Ha pertanto invocato azioni incisive per risolvere tali problematiche.

Elesio Pasquino, rilevando la disorganizzazione della sanità, ha sostenuto la necessità di tornare alle unità sanitarie locali per umanizzare il sistema in un contesto liberista, criticando la logica delle “aziende”. Ha infine affermato che uno Stato non dovrebbe mirare solo al risparmio, ma anche a spendere “a deficit” se necessario e urgente.

Una ferma opposizione alla manovra regionale è stata manifestata da Leonardo Caponi (Partito Comunista), che ne ha chiesto il ritiro, definendola legata alla “bugia odiosa” di un presunto commissariamento e inutile nei numeri. Vincenzo Aquino (Associazione Famiglie Numerose) ha espresso preoccupazione per l’aumento delle tasse, ritenendo che possa mettere in crisi le famiglie a causa di una percepita mancanza di attenzione nei loro confronti. Errico Biagioli ha sollevato forti dubbi sui dati relativi ai conti sanitari diffusi dalla giunta e sulle risorse impiegate, invitando la sindaca a intervenire attivamente per ottenere il ritiro della manovra. Contrario anche Luca Stemperini (presidente di Azione Universitaria Perugia), che ha definito la manovra “un vero salasso per famiglie e giovani”, prevedendo che “a farne le spese più ingenti saranno i cittadini con redditi di fascia medio-bassa, con una contrazione dei consumi e quindi danni all’economia locale”. In conclusione, ha affermato che “non si può restare spettatori di fronte a una manovra che grava sulle tasche dei cittadini umbri”. Lorenzo Mattioni (Lega) ha evidenziato l’incertezza sulla destinazione delle maggiori risorse, invitando il sindacato a occuparsi della questione. Ha definito la manovra “senza presupposti”, auspicando il suo ritiro e la chiara indicazione da parte della giunta regionale dei progetti da realizzare, tra cui, in particolare, l’abbattimento delle liste di attesa.

Nel corso del dibattito, il vicepresidente della Regione e assessore al bilancio, Tommaso Bori, è intervenuto per illustrare la natura della manovra fiscale. L’ha definita correttiva del bilancio dell’ente, resa indispensabile per ovviare alle “gravissime mancanze della precedente giunta” che hanno generato effetti negativi nel settore sanitario, quali mobilità passiva e liste d’attesa eccessivamente lunghe. Bori ha citato i dati relativi ai conti della sanità, con un disavanzo certificato dal MEF di 34 milioni al 31 dicembre 2024, cui si aggiunge un fabbisogno di ulteriori 39 milioni per la ricapitalizzazione e i fondi di dotazione delle aziende sanitarie, risultati azzerati. Successivamente è emerso anche un ulteriore disavanzo per le quattro aziende sanitarie, pari a circa 90 milioni. Bori ha parlato di un deficit strutturale e non occasionale, parzialmente bilanciato in passato solo attraverso poste straordinarie adottate annualmente, senza mai un piano sanitario organico. Ha tuttavia informato che l’iter di approvazione del piano per il quinquennio 2025-2030 è già stato avviato dalla giunta Proietti nel maggio precedente.

Oltre a questa situazione interna, il vicepresidente ha evidenziato la necessità di affrontare il peso dei tagli governativi alle Regioni, quantificati in 280 milioni nel 2025, 840 milioni annualmente dal 2026 al 2028, e oltre 1,3 miliardi nel 2029. Tali tagli sono stati definiti insostenibili, rendendo necessarie manovre correttive, come già avvenuto in Abruzzo ed Emilia-Romagna, e nel 2024 in Toscana e Liguria, mentre altri enti non hanno potuto adottarle avendo le aliquote già al massimo. Per l’Umbria, i tagli ammonteranno a 5,5 milioni nel 2025, 16,5 milioni annui dal 2026 al 2028 e 26 milioni nel 2029. Per coprire questi tagli con le sole risorse regionali, l’amministrazione avrebbe dovuto azzerare tutti i servizi alla persona e intraprendere altre azioni che avrebbero paralizzato la regione.

La giunta regionale ha quindi optato per una scelta “coraggiosa”, con l’obiettivo di garantire maggiori servizi ai cittadini e una migliore assistenza sanitaria pubblica, i cui effetti benefici saranno visibili nel tempo. Bori ha ribadito che la manovra è emergenziale e inevitabile, e la sua adozione in tempi strettissimi si è resa necessaria per scongiurare l’inevitabile commissariamento da parte del Ministero.

In merito agli effetti della manovra, il vicepresidente ha precisato che il 73% della popolazione umbra, ovvero coloro con i redditi più bassi, non subirà aumenti o beneficerà di una riduzione della pressione fiscale. Ciò significa che la manovra ha richiesto un maggiore contributo a coloro che hanno maggiori disponibilità economiche, in linea con il principio di equità fiscale. Tale approccio libererà risorse non solo per risanare i conti della sanità, ma anche per migliorare in modo sostanziale i servizi offerti ai cittadini.

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