Gestione Pd Walter Verini sotto accusa, i “Ribelli” e le “Ribelli” a Ponte San Giovanni

 
Chiama o scrivi in redazione


Gestione Pd Walter Verini sotto accusa, i "Ribelli" a Ponte San Giovanni

Gestione Pd Walter Verini sotto accusa, i “Ribelli” a Ponte San Giovanni

«Abbiamo vissuto una situazione piuttosto complessa in un periodo in cui abbiamo affrontato anche le elezioni. Su tutti questi processi nessuno ha avuto il tempo, il modo e il luogo per dire qualche cosa». Donatella Porzi ci va giù durissima nella sua “requisitoria” di critica contro il “governo” Pd a guida Verini. L’ex presidente dell’assemblea legislativa dell’Umbria ha sgombrato subito il campo da “non mi ritengo una ribelle, non sono stata il capo del 104…sono solo Donatella”.

L’occasione era ghiotta, quella del Park Hotel con l’incontro, moderato dai giornalisti Burattini e Fabrizi, “Ora per il nostro futuro, capiamo cosa è successo e dove vogliamo andare“.

La sintesi è che “vanno fatte cose che non sono state fatte” e che “non mi sento un capo, ma il Pd ha smesso essere una comunità politica, quando, precipitosamente e senza capire chi decideva tutto è cambiato”. Rivendica forte, Porzi, il mancato coinvolgimento nelle decisioni importanti del Partito, locale e nazionale. E proprio di Zingaretti parla: “Ho avuto la possibilità di parlare con lui, per la prima volta, tre giorni dopo le elezioni”.

Porzì al capo nazionale del Pd le avrebbe cantate per benino: “Gli ho detto – annuncia – che non ho condiviso niente di ciò che è stato fatto. Delle scelte che qualcuno si era arrogato il diritto di scegliere per tutti noi e che ci ha condotti dove ci ha condotti”.

Sotto accusa è la “velocizzazione” imposta dal vertice affinché si comprimessero i tempi della discussione interna del partito. «Tutto anticipato – ha detto – affinché non si capisse niente di quanto stava accadendo, nessun confronto…».

La gestione Verini viene definita autocratica, e “lontana da tutti noi”, dice Donatella Porzi, un autentico fiume in piena. Percorsi subiti, in sostanza, se si voleva stare nei tempi che erano stati imposti. «Guardate – ammonisce la ex presidente dell’Assemblea – si sta facendo la stessa cosa per il prossimo congresso».

Alla domanda se ha avviato il suo cammino verso la conquista del Pd, si schernisce: “No, assolutamente no. Continuo il mio cammino nel Pd cercando dare il mio contributo portando la mia analisi in questo contesto di oggi, dove sono stata gentilmente invitata. Potremo ritrovare la rotta che abbiamo smarrito”. Tra i “Ribelli” e le “Ribelle” c’era anche e soprattutto Anna Ascani, viceministro del Governo Conte e fortemente critica con la gestione Verini.

E’ il capo dei ribelli, le chiediamo a “bruciapelo”, e lei risponde “No”. «Sono venuta – dice – per dare una mano dove, finalmente, si parla di Pd dopo la bruciante sconfitta che conosciamo».

Il processo di cambiamento, dunque, la attrae ma non ha nessuna intenzione di guidarlo: «Sarebbe una occasione troppo ghiotta di trasformare tutto questo in una lotta tra “veriniani” e “ascaniani”. Basta nomi ma discutiamo di cose da fare per l’Umbria».

E sulle cose da fare Anna Ascani ha le idee chiare, anzi chiarissime: «Bisogna ricostruire il centro sinistra in Umbria – dice senza mezzi termini – si è perso il contatto con il territorio, si è persa la capacità di rappresentarlo».

E’ durissima la sua critica quando parla dei sindaci: «Sono stati abbandonati – dice -, lasciati soli, anche nelle scelte più recenti. Io penso, invece, che vada recuperata quella capacità e che vadano rimesse in moto le energie che ci sono e dove ci sono e che vada fatta crescere una nuova classe dirigente che a troppi ha fatto troppa paura, e non deve più essere così».

La valorizzazione dei sindaci e del buon governo sono state la ricetta della vittoria “condite” con la leadership forte di Stefano Bonaccini. “Due cose vanno ricostruite – secondo Anna Ascani – in Umbria, la mobilitazione e una leadership forte come quelle si Bonaccini».

‼ ? ‼ Chiediamo diretti alla vicepresidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Simona Meloni eletta in quota Pd.

«Assolutamente no – risponde – c’è stata, davvero, una mala interpretazione del significato di questa riunione, cui sono stata invitata e cui partecipo molto volentieri. Non è proprio “niente contro nessuno” – aggiunge -, più che altro è un percorso per costruire e per dare voce alle tante persone che, comunque, ci hanno contattato in questo periodo e che hanno voglia di ripartire».

In verità, piano piano, la sala si è andata riempiendo, tra facce nuove e politici “navigati” (si è rivisto anche Franco Ciliberti ndr) e questo non può che essere un buon viatico per avviare un percorso di cambiamento. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Walter Verini.

«Mi sembra un buon modo per aprirsi – ha detto Meloni -, in questi anni il Pd si è chiuso, si è arroccato, forse anche in maniera un po’ spocchiosa e autoreferenziale. Se le Sardine e tanta società civile riescono a riempire le piazze, significa che c’è tanta voglia di partecipazione. La politica non riesce più a intercettare tutti coloro che hanno qualche cosa da dire, e sarebbe il caso di cominciare a parlare con tutti».

Il secondo della mattina, quindi, era quello di confrontarsi evitando “scontri” diretti con il vertice dl Pd. Presente anche il consigliere regionale Bettarelli

 

 

 

 

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*