Perugia ospita il roadshow per il futuro locale
La ricerca di un’occupazione oggi non si nutre di scorciatoie o colpi di fortuna, ma si fonda su un’architettura di relazioni autentiche e preparazione costante. Questa mattina, le sale del Centro Congressi della Camera di Commercio dell’Umbria sono state animate da una folla di oltre duecento studentesse e studenti, accorsi con entusiasmo per partecipare alla tappa perugina del roadshow nazionale “Orienta nelle scuole italiane” – come riporta il comunicato stampa di Giuseppe Castellini –Addetto Stampa Camera di Commercio dell’Umbria. L’iniziativa, nata dalla sinergia operativa tra Aidp (Associazione Italiana per la Direzione del Personale) e l’Ente camerale, ha saputo trasformare un tradizionale incontro informativo in un laboratorio pulsante di idee e confronti diretti. L’affluenza ha superato ampiamente le previsioni iniziali, segno di un’esigenza profonda da parte dei giovani di ricevere risposte concrete e senza filtri sulla realtà che li attende fuori dalle aule scolastiche.
L’evento si è aperto grazie a una survey interattiva condotta da Marco Vigini, esperto di welfare e dinamiche digitali. Smartphone alla mano, i ragazzi hanno risposto in tempo reale a quesiti cruciali che spesso rimangono inespressi: come si approccia oggi un impiego? Quali sono i canali ritenuti più affidabili per non cadere nel vuoto? Cosa ci si aspetta realmente da una realtà aziendale moderna? I risultati, proiettati e commentati live, hanno restituito la fotografia di una generazione carica di potenziale e curiosità, ma anche segnata da una comprensibile confusione davanti alla vastità di un mercato in continua mutazione. Come evidenziato da Federico Sisti, Segretario Generale della Camera di Commercio, il passaggio verso la vita professionale è un momento di transizione delicatissimo che richiede un linguaggio nuovo: non basta più elencare doti generiche, bisogna imparare a narrare la propria identità professionale in modo coerente e comprensibile per chi deve selezionare.

Il termine “network” è stato il pilastro dell’intera mattinata, venendo finalmente spogliato da ogni accezione negativa legata alle vecchie logiche delle “raccomandazioni”. Fare rete, nel contesto di Orienta, significa oggi costruire una reputazione solida, saper abitare i contesti reali e generare relazioni basate sulla stima reciproca e sullo scambio di competenze. Durante una tavola rotonda intensa e priva di retorica, moderata dal giornalista Filippo Di Nardo, nove rappresentanti delle eccellenze produttive regionali hanno condiviso visioni e suggerimenti pratici. Da colossi come Aboca a realtà innovative come Kimia, Connesi e Smartpeg, il messaggio è arrivato forte e chiaro: le aziende non cercano solo curriculum impeccabili dal punto di vista accademico, ma individui capaci di mostrare resilienza, spirito critico e la volontà di “allenarsi alla fatica”, un valore che in sala ha assunto una forma molto concreta e umana.
Il cuore del dibattito si è scaldato quando gli studenti degli istituti umbri — tra cui il Capitini, il Pieralli, l’Alberghiero di Assisi e il Mazzini di Magione — hanno iniziato a incalzare i manager con domande schiette. Si è parlato di reputazione digitale, degli scogli che possono bruciare un colloquio di selezione e di quanto pesi oggi l’allineamento tra i valori personali e quelli dell’organizzazione. Anna Anchino, alla guida di AIDP Umbria, ha ribadito l’importanza vitale di mantenere questo cordone ombelicale sempre attivo tra il mondo della formazione e quello del lavoro. Solo attraverso questa vicinanza fisica e intellettuale è possibile offrire ai giovani delle piattaforme di scelta che siano davvero sostenibili. Il networking, sottratto alla dimensione virtuale e riportato in una sala gremita di persone, è diventato così uno strumento di orientamento reale: imparare a fare le domande giuste per ottenere le risposte necessarie a non smarrirsi.
La sessione si è chiusa con un momento di “Questions & Answers” che ha completato il quadro di una giornata densa di significato. Il monito emerso è stato quello di guardarsi dentro per decifrare le proprie attitudini profonde, prima di guardare fuori per studiare il contesto produttivo. Saper comunicare chi si è, senza maschere o modelli preconfezionati, è emerso come il vero vantaggio competitivo.
I ragazzi hanno lasciato il Centro Congressi con una mappa decisamente più definita del campo da gioco, comprendendo che il lavoro non è una meta statica ma un percorso che si costruisce giorno dopo giorno, relazione dopo relazione. L’Umbria, attraverso questo roadshow, si conferma un territorio capace di ascoltare i propri giovani, cercando di trasformare la loro legittima incertezza in una strategia di successo consapevole e coraggiosa.

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