Lavoratori in ansia, Regioni e sindacati alzano la pressione
L’8 e il 20 gennaio il tavolo nazionale tra sindacati e Unicoop Etruria tornerà a riunirsi per entrare nel merito delle possibili soluzioni alla vertenza aperta dopo l’annuncio del piano di riorganizzazione, che prevede chiusure di punti vendita e tagli di personale. In quella sede dovranno emergere risposte concrete sulla tutela dei livelli occupazionali, oggi messi in discussione da un progetto di revisione profonda della rete commerciale e delle sedi amministrative.
Unicoop Etruria, nata dalla fusione tra Coop Centro Italia e Unicoop Tirreno, ha illustrato un piano industriale che in Umbria porta alla chiusura di dieci supermercati, con tempistiche ancora non definite ma già sufficienti a generare un clima di incertezza diffusa. A essere coinvolti sono circa ottanta dipendenti impiegati nei punti vendita umbri, oltre al personale delle strutture centrali, per un totale di 180 esuberi stimati tra Castiglione del Lago e Vignale Riotorto, dove sono concentrati uffici e servizi amministrativi.
Per molti lavoratori l’impatto è stato paragonato a una doccia fredda, specie per chi presta servizio nei supermercati inaugurati solo pochi anni fa e considerati fino a poco tempo fa un investimento sul territorio. È il caso del punto vendita di quartiere a San Sisto, aperto nel 2020, che da simbolo di rilancio locale rischia ora di diventare il volto di una dismissione inattesa e dolorosa per chi ci lavora e per i residenti che lo frequentano.
La situazione appare ancora più critica per la sede di Castiglione del Lago, indicata dai sindacati come uno dei poli più esposti agli effetti del piano di esuberi, con la prospettiva di ridimensionamenti che potrebbero incidere su intere famiglie e su un tessuto economico locale già fragile. I lavoratori chiedono di essere coinvolti in modo reale nel processo di individuazione delle soluzioni, non solo informati a valle delle decisioni, per contribuire a percorsi che limitino l’impatto sociale dei tagli.
Nel frattempo, la mobilitazione non si ferma. Giovedì 18 dicembre i dipendenti hanno incrociato le braccia aderendo allo sciopero nazionale, con presidi organizzati a Terni e a Castiglione del Lago per rendere visibile il dissenso rispetto a un piano giudicato “lacrime e sangue” dalle sigle di categoria. Durante i presidi sono emerse testimonianze di preoccupazione per un Natale segnato dal timore di perdere il lavoro e dalla difficoltà di programmare il futuro, tra mutui, affitti e spese familiari che non possono attendere gli esiti delle trattative.
Le organizzazioni sindacali, da Filcams Cgil a Fisascat Cisl e Uiltucs, hanno ribadito che ogni soluzione dovrà passare attraverso un accordo sindacale condiviso, che garantisca strumenti di tutela effettivi per chi rischia il posto e per chi dovrà affrontare trasferimenti o cambi di mansione. Accanto agli ammortizzatori sociali, i rappresentanti dei lavoratori rivendicano percorsi di ricollocazione e formazione che evitino l’espulsione dal mondo del lavoro di centinaia di persone con competenze consolidate nella grande distribuzione.
La cooperativa, dal canto suo, assicura che le risorse per il rilancio ci sono e che l’obiettivo dichiarato è rendere la struttura più efficiente, concentrando gli investimenti sui punti vendita ritenuti sostenibili e competitivi. In più note ufficiali, Unicoop Etruria ha parlato di “piena disponibilità al dialogo”, sottolineando che gli interventi sulla rete e sulle sedi dovranno essere accompagnati da misure a tutela delle persone coinvolte, comprese iniziative di formazione e aggiornamento professionale.
Un passaggio cruciale della vertenza è rappresentato dall’incontro del 22 dicembre in Regione, dove i vertici della cooperativa e le organizzazioni sindacali saranno chiamati a confrontarsi davanti alle istituzioni. Le Regioni interessate, a partire dall’Umbria, rivendicano un ruolo di mediazione e sorveglianza sulla tenuta occupazionale, chiedendo alla cooperativa di riconsiderare le chiusure più impattanti e di valutare possibili cessioni o soluzioni alternative.
Per i lavoratori umbre e umbri, il Natale 2025 arriva così carico di tensione, tra turni che si accorciano, colleghi che valutano la possibilità di trasferirsi in altre sedi e famiglie che si interrogano sul futuro dei propri redditi. Nelle assemblee sindacali, molti sottolineano non solo il timore di perdere il lavoro, ma anche la delusione per una cooperativa percepita per anni come presidio di solidarietà economica e sociale nei territori, oggi chiamata a scelte considerate di segno opposto.
Nel nuovo anno, molto dipenderà dall’esito dei tavoli nazionali di gennaio, dai margini di modifica del piano industriale 2025-2027 e dalla disponibilità di Unicoop Etruria a rivedere cessioni e chiusure. La sfida sarà conciliare sostenibilità economica e responsabilità sociale, evitando che numeri e bilanci cancellino la dimensione umana di una crisi che coinvolge lavoratori, famiglie e intere comunità locali.

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