Nascosto nella borsa un lettore per prelievi invisibili
Una 36enne è stata bloccata a Sorrento dopo aver sottratto contanti dalla cassa di un bar. Durante la perquisizione, i carabinieri hanno rinvenuto nella sua borsa un Pos portatile contactless, attivo e collegato a un conto bancario, probabilmente intestato a terzi. L’apparecchio sarebbe stato utilizzato per rubare somme di denaro tramite microtransazioni a ignari passanti, sfruttando la tecnologia NFC. Il metodo, già soprannominato “pickpocketing 2.0”, consiste nell’avvicinare il lettore a carte bancarie contactless contenute in borse o tasche, così da avviare addebiti istantanei senza inserimento di PIN, spesso per importi inferiori a 50 euro.
Le forze dell’ordine, scrive TG Com24, ipotizzano che la donna, già nota per precedenti reati, abbia messo a segno decine di colpi simili tra la Campania e il Lazio, in particolare nella zona di Roma, colpendo prevalentemente turisti stranieri. In un caso accertato, le transazioni sospette hanno superato i 9.000 euro, accumulate tramite piccoli addebiti ripetuti nel tempo. Gli investigatori parlano di una truffa ben studiata: i Pos contactless sono dispositivi legali, destinati ai pagamenti rapidi, ma possono essere strumenti di frode se manipolati o utilizzati per fini illeciti.
Il funzionamento è semplice quanto subdolo. Il dispositivo viene configurato con una cifra bassa – per esempio 9,90 euro – e avvicinato a portafogli o borse in spazi affollati. L’addebito avviene in pochi istanti, spesso senza che la vittima se ne accorga, specialmente in assenza di notifiche attive da parte dell’istituto bancario. La breve distanza necessaria per attivare il pagamento NFC rende possibili questi furti in autobus, mercati, stazioni o altri luoghi affollati.
Tuttavia, mettere in atto questi raggiri non è sempre semplice. I terminali NFC hanno una portata molto limitata, e la presenza di ostacoli fisici – come portafogli spessi o borse schermate – può neutralizzare il tentativo. Inoltre, ogni terminale è collegato a un conto con dati registrati, rendendo comunque difficile l’anonimato del truffatore. Gli esperti spiegano che non si tratta di una minaccia facile da realizzare su larga scala, ma la tracciabilità non scoraggia i più esperti, che adottano accorgimenti per aggirare i controlli.
La diffusione delle carte contactless e l’uso sempre più comune dei pagamenti rapidi aumentano il rischio. I truffatori preferiscono importi ridotti proprio perché passano inosservati, e spesso i titolari se ne accorgono solo al controllo mensile del conto. Alcuni adottano la tecnica dei “prelievi a goccia”, ovvero più micro addebiti diluiti nel tempo per evitare segnalazioni automatiche.
Secondo gli specialisti di sicurezza, la migliore protezione è quella preventiva: portafogli schermati con tecnologia anti-RFID, conservazione delle carte in tasche interne e attenzione nei luoghi affollati. Alcuni istituti consentono anche di disattivare temporaneamente la funzione contactless o di ridurre il limite di pagamento automatico.
Chi sospetta di aver subito un addebito non autorizzato deve agire subito: controllare gli estratti conto, segnalare alla banca, bloccare la carta e sporgere denuncia con tutti i dettagli noti. Anche un solo caso segnalato può contribuire a svelare reti organizzate. In Italia i casi documentati restano limitati, ma il fenomeno è stato osservato anche in Canada e nel Regno Unito, dove bande criminali hanno agito in modo analogo.
Sebbene i limiti tecnici dell’NFC riducano la probabilità che un furto avvenga con successo, la minaccia è reale. La tecnologia, se usata senza consapevolezza, può trasformarsi in una vulnerabilità. Per questo, conoscere i rischi e le contromisure è fondamentale per continuare a usufruire dei vantaggi del contactless in sicurezza.

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