Aggressione con martello sul bus, braccialetto elettronico fallisce

Aggressione con martello sul bus, braccialetto elettronico fallisce

Ex marito in carcere dopo tre allarmi in un mese a Stroncone

Aggressione con martello – Un fine settimana di lavoro intenso per i carabinieri della compagnia di Terni, coordinati dal maggiore Marco Ruffini, impegnati nella ricostruzione di una delle aggressioni più brutali avvenute nel territorio. Fatiha El Afhgani, 43 anni, rimane in fin di vita dopo l’attacco subito su un autobus di linea che la riportava verso casa, al termine di una giornata di lavoro come badante presso una coppia di anziani a Santa Lucia di Stroncone.

Tentato omicidio sul bus, le criticità del monitoraggio

Le indagini si concentrano su molteplici aspetti dell’accaduto, dalla dinamica dell’assalto alle responsabilità di chi avrebbe dovuto garantire la sua sicurezza.

Braccialetto muto mentre infuria l’attacco

Secondo le ipotesi investigative, Mohamed El Messaoudi, 42 anni, ha agito con premeditazione. La mattina del 9 maggio si è alzato con una strategia precisa: ha modificato il suo aspetto eliminando la barba, presumibilmente per facilitare la latitanza che avrebbe preceduto di poco il suo gesto. Ha raggiunto una ferramenta e acquistato il martello destinato a diventare l’arma dell’aggressione. Una volta salito sul mezzo pubblico, ha atteso Fatiha e l’ha colpita con ferocia, infierendo ripetutamente. L’uomo, che portava il braccialetto elettronico in seguito a una precedente denuncia della stessa donna per maltrattamenti, si è allontanato dopo il crimine e ha mantenuto la latitanza per quasi tre giorni.

I carabinieri, scrive Nicoletta Gigli su Il Messaggero di Terni, mobilitati con le più elevate specialità dell’arma, lo hanno individuato martedì mattina a Vascigliano, dove una barista lo ha riconosciuto mentre faceva colazione. Al momento dell’arresto, è stato accusato di tentato omicidio aggravato dalla crudeltà. Secondo gli investigatori, Mohamed avrebbe trascorso le circa trenta ore di latitanza in ricoveri improvvisati, rimanendo nelle vicinanze del luogo dell’aggressione.

Tre allarmi in un mese, nessun intervento

L’aspetto che genera maggiore preoccupazione riguarda il funzionamento del dispositivo di sorveglianza. Il braccialetto elettronico, indossato dal 4 aprile dopo la denuncia della donna, ha emesso tre volte l’allarme nel corso di un mese. Tuttavia, nel momento cruciale del sabato pomeriggio, il sistema non ha impedito l’aggressione. Mohamed ha strappato il dispositivo dalla caviglia mentre colpiva la vittima sull’autobus, ma la questione centrale rimane: perché l’allarme non ha azionato i meccanismi di protezione?

Le indagini tecniche sul funzionamento del braccialetto proseguono con rigore, richiedendo tempo per verificare ogni parametro. Il procuratore Laronga ha dichiarato che persino un funzionamento al cento per cento avrebbe offerto un margine temporale insufficiente per consentire alle forze dell’ordine un intervento risolutivo. Tuttavia, questa considerazione non cancella il dibattito sulla reale efficacia di tali strumenti di monitoraggio nel contesto della protezione dalle violenze domestiche.

Le questioni aperte sulle misure di protezione

Gli investigatori continuano a escludere, al momento, la presenza di complici nella latitanza di Mohamed. Tutto sembra ricondurre a un agire solitario, mosso da intenzione omicida chiaramente documentata.

La sorella della vittima e la sua datrice di lavoro hanno sollevato interrogativi significativi sulla portata effettiva delle misure adottate nei confronti di aggressori e stalker. Le loro parole risuonano come un appello: la denuncia rappresenta solo il primo passo, ma è necessario che le istituzioni garantiscano protezione concreta a chi la presenta. Un richiamo a verificare se gli strumenti normativi e tecnologici disponibili siano veramente proporzionati alla gravità della minaccia.

Le indagini proseguono nel massimo riserbo, mentre la comunità di Stroncone rimane scossa dall’accaduto. La vicenda solleva questioni profonde sulla catena di protezione delle persone in pericolo e sull’adeguatezza dei dispositivi di sicurezza contemporanei nel prevenire crimini violenti.

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