Prezzi in aumento del 5%, città umbra ai vertici dei rincari
📌 FLASH NEWS – Terni è quarta in Italia per aumento del costo della vita nella classifica Unc sui dati Istat di settembre. Con l’inflazione al 5%, una famiglia affronta una spesa aggiuntiva annua di 1.305 euro. Vicenza guida la graduatoria.
Terni si colloca al quarto posto in Italia per aumento della spesa annua delle famiglie, con un aggravio stimato di 1.305 euro. Il dato emerge dalla graduatoria dell’Unione Nazionale Consumatori, elaborata sui dati territoriali dell’inflazione di settembre diffusi dall’Istat e presentata nel comunicato del 16 ottobre 2026.
Nella città umbra i prezzi registrano un incremento del 5% rispetto a settembre 2025. Davanti a Terni, nella classifica che misura l’impatto economico dei rincari su una famiglia media, figurano soltanto Vicenza, Rimini e Como.
Il confronto con le città sul podio
La maggiore spesa aggiuntiva viene rilevata a Vicenza, dove un’inflazione del 5,2% corrisponde a un aggravio annuo di 1.444 euro. Seguono Rimini, con prezzi in crescita del 4,6% e un aumento di spesa di 1.331 euro, e Como, dove il tasso del 4,4% si traduce in 1.319 euro supplementari.
Terni si trova dunque a 14 euro da Como e a 26 euro da Rimini. Rispetto a Vicenza, la differenza nell’aggravio stimato è di 139 euro annui.
Subito dopo la città umbra compare Pistoia, con 1.294 euro di maggiore spesa e un’inflazione del 4,6%. Seguono Venezia, a 1.274 euro, e Arezzo, a 1.266 euro, entrambe con un incremento dei prezzi del 4,5%.
Tasso d’inflazione e spesa aggiuntiva
La graduatoria dell’associazione ordina le città in base alla spesa supplementare annua, che va distinta dalla variazione percentuale dei prezzi. Le due classifiche, infatti, non coincidono.
Reggio Calabria e Siracusa presentano entrambe un’inflazione del 5,3%, superiore a quella di Terni. L’impatto stimato sui bilanci familiari è però rispettivamente di 1.087 e 1.224 euro: importi che le collocano al trentasettesimo e al quattordicesimo posto per aggravio economico.
La parte alta della graduatoria prosegue con Verona, dove l’aumento annuo raggiunge 1.250 euro, Bolzano con 1.246 euro e Ferrara con 1.244 euro. Roma è undicesima, con una spesa aggiuntiva di 1.230 euro.
Dove l’aumento pesa meno sulle famiglie
All’estremo opposto si trova Brindisi, con un aggravio di 746 euro annui e un’inflazione del 3,9%. È il valore di spesa aggiuntiva più contenuto tra quelli riportati dall’Unione Nazionale Consumatori.
Benevento segue con 766 euro e un tasso del 3,5%, mentre Olbia-Tempio registra 774 euro in più e prezzi in crescita del 3,9%. Anche in questi territori, quindi, la posizione più favorevole indica un aumento meno pesante, non una diminuzione del costo della vita.
Il tasso d’inflazione più basso del Paese viene rilevato a Cremona, con il 3,1%, seguita da Aosta al 3,2% e da Firenze e Parma al 3,4%.
Il quadro regionale dei rincari
Nel confronto tra regioni, il Veneto presenta il maggiore aggravio annuo per famiglia: 1.191 euro, con un’inflazione del 4,4%. Seguono il Lazio, con 1.176 euro e un tasso del 4,3%, e il Trentino, con 1.153 euro e il 3,9%.
La Puglia registra invece l’incremento di spesa più contenuto, pari a 792 euro annui, a fronte di un’inflazione del 4,3%.

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