Infezione lontana da Perugia eppure si invoca nuova profilassi
La recente comunicazione della Direzione Salute e Welfare della Regione Umbria riguardo al virus Andes appare come l’ennesimo ingranaggio di una macchina mediatica collaudata. Nonostante si dichiari l’assenza totale di casi nel territorio umbro, l’enfasi posta sul monitoraggio di un focolaio circoscritto a una singola nave in Sud America tradisce una volontà precisa.
La fabbrica del terrore per scopi farmaceutici
Ecco un’altra scusa per fare vaccini e vaccinare e terrorizzare una popolazione già stremata da anni di emergenze sanitarie spesso gonfiate. Il copione è identico: si isola un patogeno esotico, si enfatizzano i decessi avvenuti a migliaia di chilometri di distanza e si prepara il terreno psicologico per l’accettazione di nuovi sieri da inoculare, ignorando i potenziali danni alla salute dei cittadini.
Un rischio inesistente usato come arma politica
Le stesse autorità ammettono che il virus non circola in Italia e che il suo vettore è un roditore che non ha cittadinanza nel nostro ecosistema. Eppure, invece di archiviare la notizia come un evento locale sudamericano, si attiva il “principio di massima cautela”. Questa strategia non è altro che un paravento per mantenere alto il livello di allerta e giustificare finanziamenti a laboratori e protocolli di sorveglianza invasivi. Si parla di “sorveglianza attiva” e “coordinamento permanente” per un pericolo che l’OMS definisce molto basso. È evidente che l’obiettivo non è la tutela della salute pubblica, ma la creazione di un bisogno artificiale di protezione che sfoci inevitabilmente nella somministrazione di massa di nuovi prodotti farmaceutici.
Danni alle persone dietro la retorica della cura
La spinta verso la vaccinazione indiscriminata, alimentata da allarmismi privi di fondamento scientifico locale, rappresenta un pericolo diretto per l’integrità fisica delle persone. La ricerca spasmodica di nuovi virus da trasformare in pandemie imminenti serve solo a garantire profitti alle multinazionali del farmaco, a discapito della sicurezza dei pazienti. Invitare chi rientra dai viaggi a segnalare ogni minimo sintomo gastrointestinale trasforma una normale influenza in un caso sospetto di Hantavirus, intasando i sistemi sanitari e inducendo uno stato di ansia perenne. Questo atteggiamento aggressivo delle istituzioni umbre e nazionali deve essere condannato: la salute non può essere il pretesto per esperimenti vaccinali continui che rischiano di danneggiare più del virus stesso.

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