Nasce a Perugia il progetto Quartieri Riparativi Caritas

Nasce a Perugia il progetto Quartieri Riparativi Caritas
immagine di un precedete incontro

Nasce a Perugia il progetto Quartieri Riparativi Caritas

A Perugia prende avvio una nuova fase del percorso promosso dalla Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve, un progetto che si inserisce nel solco di “Semi di Carità” e che porta il nome di “Quartieri Riparativi”. Si tratta di un’iniziativa che, a partire dal 25 settembre, vedrà protagoniste due aree della città considerate particolarmente sensibili: Fontivegge e Monteluce. L’obiettivo è promuovere la giustizia riparativa non solo come strumento di intervento in ambito penale, ma come approccio comunitario capace di ricucire legami, prevenire conflitti e favorire relazioni basate su ascolto e corresponsabilità.

Il progetto, avviato nel 2024 con il sostegno dei fondi dell’8xMille, si era già concretizzato in una serie di azioni che hanno interessato diversi settori della vita cittadina. Tra queste, percorsi di accompagnamento per persone detenute e in fase di reinserimento sociale e lavorativo, attività educative legate all’ecologia integrale con il coinvolgimento di scuole dell’infanzia e primarie, fino a campagne di sensibilizzazione rivolte a studenti e famiglie sulla portata culturale e sociale della giustizia riparativa e della giustizia di comunità.

Ora, con “Quartieri Riparativi”, l’iniziativa entra in una fase più mirata, coinvolgendo direttamente cittadini, istituzioni, associazioni e attività commerciali dei due quartieri prescelti. Alfonso Dragone, responsabile dell’Area Progetti della Caritas diocesana, spiega che l’idea è nata dalla necessità di costruire un modello pilota che renda concreto e visibile il metodo riparativo anche fuori dai contesti giudiziari. «Il nostro intento – sottolinea – è favorire la nascita di comunità più inclusive e coese, capaci di affrontare insieme le difficoltà, di ascoltarsi e di valorizzare le differenze».

Il calendario degli incontri

Gli incontri con la cittadinanza rappresentano la colonna portante di questa nuova fase. Sono stati programmati appuntamenti a cadenza settimanale, in cui i residenti potranno confrontarsi su problemi, bisogni e potenzialità dei quartieri. A Fontivegge, il primo incontro si terrà giovedì 25 settembre alle ore 18 presso il Polo formativo Confcommercio in via Fontivegge 55. Seguiranno ulteriori date il 2, 9, 16, 23, 30 ottobre e il 7 novembre. A Monteluce, invece, l’esordio è fissato per lunedì 29 settembre alle ore 18 nelle Aule ADISU di via del Giochetto, con proseguimento il 6, 13, 20, 24 ottobre e il 3 e 10 novembre.

Questi momenti di confronto saranno guidati da esperti e facilitatori formati, con lo scopo di accompagnare la comunità in un percorso di ascolto reciproco e di mappatura dei bisogni locali. La metodologia scelta, quella dei “circle”, prevede incontri in cui i partecipanti siedono in cerchio, in condizioni di pari dignità, per discutere di questioni collettive. Il valore simbolico e pratico di questa disposizione è quello di eliminare gerarchie e favorire la parola di ciascuno.

Quattro obiettivi centrali

Gli obiettivi del progetto sono stati delineati in quattro direttrici principali: promuovere percorsi di reinserimento sociale e lavorativo per chi ha vissuto l’esperienza della detenzione; sensibilizzare la cittadinanza al linguaggio e alle pratiche della giustizia riparativa; coinvolgere le scuole affinché bambini e ragazzi crescano con un’educazione al rispetto e al dialogo; infine, rafforzare la coesione sociale all’interno delle comunità locali, lavorando insieme sulla prevenzione e gestione dei conflitti.

Oltre a questi traguardi, la Caritas diocesana immagina per il futuro la creazione di un tavolo di coordinamento locale sulla giustizia riparativa, lo sviluppo di ulteriori percorsi sperimentali nei quartieri coinvolti e la collaborazione con realtà scolastiche come l’ITTS “A. Volta”.

Le parole dei promotori

Il direttore della Caritas diocesana, don Marco Briziarelli, evidenzia la portata innovativa dell’iniziativa: «La giustizia riparativa rappresenta un paradigma nuovo per il nostro territorio. Con questo progetto vogliamo dimostrare che attraverso il dialogo e la corresponsabilità è possibile rigenerare legami comunitari e ridare fiducia alle persone». Il sacerdote ha ringraziato i numerosi partner che hanno scelto di collaborare, sottolineando come solo una rete coesa di soggetti possa portare avanti un percorso tanto ambizioso. Ha inoltre espresso gratitudine verso le istituzioni regionali, che hanno seguito con attenzione l’evoluzione del progetto, riconoscendone il valore sociale.

Una rete di partner

Alla base dell’iniziativa c’è infatti una fitta rete di partner che include enti pubblici, associazioni, istituti scolastici e realtà del terzo settore. Tra i principali figurano il Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione dell’Università di Perugia, la Fondazione Valter Baldaccini, l’UDEPE, l’USSM, il Comune, la USL Umbria 1, la Casa Circondariale, diverse Caritas parrocchiali e cooperative sociali, oltre a scuole come l’ITTS “A. Volta” e istituti omnicomprensivi della provincia. Importante anche il coinvolgimento dell’Ordine degli Avvocati, della Pastorale sociale e del lavoro e di altre Caritas diocesane italiane.

Una visione condivisa

Ciò che emerge è l’idea di una giustizia di comunità che non rimanga circoscritta ai tribunali ma che sappia entrare nel tessuto quotidiano dei quartieri, prevenendo conflitti prima che si trasformino in fratture difficilmente ricomponibili. «La partecipazione ampia e rappresentativa dei cittadini è essenziale – ribadisce Dragone – perché solo così i “Quartieri Riparativi” possono diventare un modello replicabile in altri contesti».

Gli incontri, infatti, non si limitano a essere momenti di confronto, ma rappresentano vere e proprie occasioni di crescita collettiva, in cui i residenti imparano a gestire divergenze e difficoltà attraverso il dialogo e il rispetto reciproco.

Oltre il penale

La riforma “Cartabia” ha introdotto la giustizia riparativa in ambito penale, ma il progetto “Quartieri Riparativi” intende dimostrare che questa prospettiva può trovare applicazione anche in campo sociale, educativo e comunitario. Non è solo una strategia per sanare ferite prodotte da reati o conflitti, ma un modo di costruire relazioni basate sulla responsabilità condivisa.

Un percorso aperto

Il cammino che si apre a Perugia è ancora agli inizi, ma si basa su esperienze già consolidate e su un tessuto sociale che ha dimostrato di essere recettivo. La Caritas diocesana, con il suo ufficio stampa guidato da Riccardo Liguori, invita i cittadini a partecipare attivamente agli incontri, sottolineando che ogni voce è importante e che la vera forza del progetto risiede nella partecipazione collettiva.

Il progetto “Quartieri Riparativi” non è dunque solo un’iniziativa sociale, ma un laboratorio di convivenza che mira a ricostruire legami e a rafforzare il senso di appartenenza a una comunità. A Fontivegge e Monteluce, quartieri che negli ultimi anni hanno vissuto dinamiche complesse, questa proposta rappresenta una possibilità di rigenerazione e di riscatto, dove ciascun abitante è chiamato a diventare protagonista di un cambiamento condiviso.

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