Sciopero Perugina presidio alle prime luci dell’alba a San Sisto
Oggi è il giorno del grido della Perugina. Un grido di allarme che non può né deve restare inascoltato. Lo sciopero è cominciato con il presidio davanti alla fabbrica Nestlé a San Sisto. Adesione totale, dice la Cgil. Il presidio, davanti ai cancelli della fabbrica, è cominciato all’alba
I lavoratori e i sindacati, però, chiamano la città, ma anche tutta la comunità regionale a schierarsi a fianco delle maestranze della grande azienda dolciaria e del polo produttivo di Perugia. “Quello che vogliamo lanciare oggi – dicono scioperanti e sindacati – è un appello a tutta la città e a tutto il territorio: la vertenza Perugina non riguarda solo i lavoratori, ma la nostra comunità nella sua interezza. Abbiamo bisogno che la cittadinanza, le forze politiche, le istituzioni facciano muro contro il tentativo di Nestlé di cambiare le carte in tavola e assestare un colpo durissimo alla fabbrica simbolo di Perugia e del cioccolato in Italia”.
Un altro presidio è previsto davanti alla sede del Mise a Roma. Al Ministero della sviluppo ecoonomico, operai e seindacati – una delegazione – ci saranno alle 11 mentre all’interno si terrà il tavolo con il Governo. “Chiediamo il rispetto degli accordi e nuovi ammortizzatori sociali”, dicono compatti e a Roma sono previste 200 persone.
Al Governo di intervenire rapidamente: richiamare la multinazionale al rispetto dell’accordo del 2016, che prevedeva il rilancio della fabbrica attraverso gli investimenti e non certo un taglio di 340 posti di lavoro, e mettere a disposizione gli strumenti necessari per la gestione dell’accordo stesso da un punto di vista sociale
Ecco perché – hanno aggiunto Flai, Fai, Uila e Rsu – abbiamo bisogno di ammortizzatori sociali che comprano un periodo più lungo di quello previsto dall’attuale normativa, ridotto all’osso dopo l’entrata in vigore del jobs act”.
Le soluzioni, secondo i sindacati, ci sono, vanno solo individuate e messe in campo. A quel punto però bisognerà chiedere a Nestlé di giocare a carte scoperte. È infatti fin troppo chiaro, secondo i sindacati, che la strategia della multinazionale è cambiata per ragioni che esulano dalla mera vicenda Perugina, dinamiche di livello mondiale (come le ipotesi di vendita dell’intero settore confectionery di Nestlé) che hanno portato il management europeo e a cascata quello italiano a rivedere la propria linea di azione, “tentando – hanno spiegato Flai, Fai e Uila – di piegare l’accordo su Perugina ai propri interessi di breve periodo, cioè tagliare i costi fissi attraverso i licenziamenti”.
“Ma Perugia non si farà prendere in giro così”, hanno assicurato i rappresentanti della Rsu, ricordando che dopo anni di sostanziale disinteresse di Nestlé verso l’Italia, fu proprio la Rsu Perugina a smuovere le acque presentando nel 2015 il “Piano industriale degli operai”, con proposte concrete sul rilancio della fabbrica e di Perugia come “capitale mondiale del cioccolato”.
Ebbene, sottolineano i sindacati, da quella proposta è scaturito il piano che non solo non prevedeva esuberi, ma, anzi, ne garantiva il riassorbimento attraverso 60 milioni di euro di investimenti. “Ora non aspettiamo altro che il rispetto di quegli impegni – hanno concluso sindacati e Rsu – e se servirà del tempo per realizzarli, bene, che si trovino gli strumenti per prenderci questo tempo. Di certo, non si può pensare che il rilancio della Perugina si faccia sulla pelle dei lavoratori, questo non lo permetteremo”.
Nei giorni scorsi era arrivato anche l’appoggio dei Giovani Democratici, che scrivevano:

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