Muore Goffredo Fofi, scompare una coscienza critica civile

Muore Goffredo Fofi, scompare una coscienza critica civile

Il pensiero radicale perde una delle sue voci più lucide

Goffredo Fofi è morto all’età di 88 anni presso l’Ospedale Cavalieri di Malta a Roma. Ricoverato in seguito a una frattura al femore subita il 25 giugno scorso, l’intellettuale umbro lascia un’eredità profonda nel mondo della cultura italiana. Saggista, critico cinematografico e teatrale, editore, giornalista e promotore di iniziative culturali, Fofi ha incarnato per oltre mezzo secolo una forma di militanza intellettuale autonoma e mai addomesticata, che ha saputo attraversare e raccontare la complessità della società con uno sguardo sempre vigile.

Nato a Gubbio il 15 aprile 1937, Fofi ha scelto sin da giovanissimo l’impegno civile come orizzonte di vita e di lavoro. L’incontro con Danilo Dolci in Sicilia negli anni Cinquanta segna l’avvio del suo percorso non convenzionale: un esordio che lo porta a esplorare le forme della nonviolenza e a sperimentare sul campo le pratiche dell’educazione popolare. Da lì inizia un cammino che lo condurrà a fondare, dirigere o animare alcune delle più importanti riviste del secondo Novecento italiano, come Quaderni Piacentini, Ombre Rosse, Linea d’ombra, La terra vista dalla luna e Lo Straniero, diventate veri e propri laboratori di pensiero critico.

La sua scrittura si è sempre caratterizzata per un taglio netto, militante, distante da ogni accademismo e da ogni compiacenza. Fofi ha osservato il cinema come strumento d’indagine della realtà, capace di riflettere tensioni, desideri, traumi collettivi. Ma il suo sguardo non si è fermato alla settima arte: con uguale attenzione ha trattato la letteratura, il teatro, le trasformazioni sociali, intercettando voci nuove e rileggendo figure trascurate con uno spirito disobbediente. La sua penna ha sostenuto con la stessa lucidità sia Bellocchio che Totò, senza aderire a gerarchie imposte o definizioni precostituite.

Tra le sue opere più significative si ricordano Prima il pane, Strana gente, Pasqua di maggio, Sotto l’ulivo e Le nozze coi fichi secchi, oltre ai volumi realizzati in dialogo con altri intellettuali come Gad Lerner, Franca Faldini, Michele Serra e Stefano Benni. Nel 2008 ha fondato, insieme a Giulio Marcon, le Edizioni dell’Asino, proseguendo il suo lavoro per una cultura accessibile ma mai semplificata.

Negli ultimi anni, Fofi ha continuato a essere una figura di riferimento per chi cerca nella cultura uno spazio di critica e di coscienza. La sua ultima apparizione pubblica risale al 10 giugno, quando fu ospite nella Sala dei Notari a Perugia per un incontro dedicato alla figura di Aldo Capitini, organizzato dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso. In quell’occasione, dialogando con l’amico Piergiorgio Giacchè, rievocò il pensiero del filosofo perugino, intrecciando ricordi personali e riflessioni sull’attualità.

All’indomani della scomparsa, l’amministrazione comunale di Perugia ha espresso profondo cordoglio. La sindaca Vittoria Ferdinandi e il vice sindaco Marco Pierini hanno ricordato il percorso di Fofi come un esempio raro di coerenza e attenzione verso i più deboli. «Giusto un mese fa – scrivono in una nota – ci ha regalato un’ultima testimonianza preziosa, che riportava la sua voce alle origini del proprio cammino».

Dada Ferdinandi ha voluto unirsi alle condoglianze, ricordando la figura di Fofi come «un maestro che ha preferito accompagnare piuttosto che guidare, indicando percorsi senza mai pretenderne l’adesione».

Con la sua scomparsa, la cultura italiana perde una delle sue voci più radicali, capaci di mettere in discussione lo status quo senza cedere mai al disincanto. Un intellettuale che ha scelto i margini per leggere il centro, che ha praticato l’ascolto come strumento politico e che, fino all’ultimo, ha cercato un dialogo con il presente, senza rinunciare al rigore dello sguardo.

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