Attacco sul ricorso ai privati per liste d’attesa sanità
L’opposizione regionale ha preso posizione contro la cosiddetta “delibera di Ferragosto” approvata dalla Giunta guidata da Stefania Proietti, accusata di aver spalancato le porte alla privatizzazione della sanità umbra. A denunciare il provvedimento sono i consiglieri di centrodestra Donatella Tesei, Enrico Melasecche (Lega Umbria), Eleonora Pace, Paola Agabiti e Matteo Giambartolomei (Fratelli d’Italia), Laura Pernazza e Andrea Romizi (Forza Italia) e Nilo Arcudi (Tesei Presidente – Umbria Civica).
Secondo le opposizioni, l’atto del 13 agosto rappresenta un passaggio decisivo e non trascurabile: con esso si autorizzano le Aziende sanitarie locali a stipulare intese con strutture private convenzionate, comprese quelle non ancora accreditate che manifesteranno interesse. L’obiettivo, spiegano, è quello di ampliare le possibilità di diagnostica, visite specialistiche e perfino interventi chirurgici. Una scelta che, a loro avviso, certifica l’affidamento del sistema regionale ai privati per tentare di contenere le liste d’attesa cresciute oltre misura e contrastare la mobilità passiva, fenomeno che da anni drena risorse e obbliga molti cittadini a farsi curare fuori Umbria.
Gli esponenti di centrodestra parlano di una contraddizione evidente. Ricordano che, solo pochi mesi fa, la coalizione di Proietti aveva accusato la precedente amministrazione Tesei di voler “svendere” la sanità pubblica aprendo spazi al privato. Ora, affermano, la nuova maggioranza compie la stessa scelta, con un budget invariato rispetto al 2024 e con un incremento ulteriore, fino al 10%, destinato all’ortopedia, settore giudicato in grave crisi.
Per l’opposizione, questa decisione equivale a un’ammissione di fallimento da parte della Giunta Proietti, in carica da nove mesi. Le politiche adottate finora – sostengono – non hanno ridotto i tempi d’attesa: le prestazioni arretrate, circa 44.000 a settembre 2024, sono salite a 88.000 nel giugno 2025. Un raddoppio che dimostrerebbe l’impossibilità di mantenere le promesse elettorali di abbattere le code in pochi mesi.
I consiglieri ribadiscono di non aver mai negato il ruolo complementare dei privati accreditati, definito “necessario al sistema”. Ciò che contestano, però, è l’atteggiamento della sinistra, accusata di aver agitato per anni lo spettro della privatizzazione come arma polemica contro centrodestra e civici, salvo poi – una volta al governo – adottare con decisione la stessa strada. “Il campo largo – denunciano – ha ingannato gli umbri: ha vinto parlando di difesa del pubblico e ora afferma che senza il privato il sistema non regge”.
Gli attacchi si concentrano anche sul piano economico. Oltre alle maggiori risorse per il settore privato, viene ricordato l’aumento di oltre 180 milioni di euro di tasse imposto ai cittadini, che si aggiungerebbe a una sanità giudicata “allo stremo”. Secondo le opposizioni, la Giunta ha “gettato la maschera” e abbandonato ogni promessa, mostrando di non avere strumenti alternativi se non l’affidamento al privato per fronteggiare l’emergenza.
Un quadro, affermano, che rende evidente la distanza tra le parole della campagna elettorale e le scelte concrete messe in atto nel primo anno di governo. Liste d’attesa in crescita, mobilità passiva in aumento e difficoltà economiche del sistema sanitario regionale vengono indicati come i principali elementi che certificano il fallimento delle politiche della maggioranza.

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