Truffa milionaria, in manette Massimo, il vescovo della chiesa ecumenica

Truffa milionaria, in manette Massimo, il vescovo della chiesa ecumenica

Truffa milionaria, in manette Massimo, il vescovo della chiesa ecumenica Massimo sacerdote della Chiesa cattolica ortodossa ecumenica (da lui fondata), sommo organista e clavicembalista, amante delle arti, mecenate e… truffatore. E’ finito in manette a Regina Coeli di Roma ‘ monsignor’ Massimiliano di Montecristo, Abate di San Martino per aver organizzato una truffa milionaria in tutta Italia a danno di circa 300 risparmiatori insieme a una rete di promotori finanziari. Secondo gli investigatori, l’uomo si faceva chiamare Max of Strichen, barone di Strichen, giustificando tale nome con presunte ascendenze nobiliari inglesi, per nascondere la reale riconducibilita’ a lui di alcune societa’ estere con cui aveva schermato i proventi illeciti.

A mettere fine all’attivita’ del ‘sacerdote-musico’ i finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria di Roma, che hanno condotto dalle prime ore della mattinata di oggi nelle province di Roma, Arezzo e Perugia l’operazione denominata’ Mediterraneo’ . Associazione a delinquere finalizzata all’abusivismo finanziario, ostacolo alle autorita’ di vigilanza, truffa, riciclaggio e autoriciclaggio: con questi capi d’ imputazione oltre al ‘monsignore’ finito in carcere, 9 persone sono state denunciate e per 5 di queste e’ stato disposto il sequestro preventivo per complessivi 72 milioni di euro.

Le indagini sono partite da un’attivita’ ispettiva svolta nel 2014 dalla Consob, in collaborazione con la guardia di finanza, nei confronti di alcuni promotori finanziari che offrivano investimenti gestiti dall’impresa inglese Lux Finance Ltd, risultata essere riconducibile a Max di Montecristo.

Dalle prime verifiche erano subito emerse numerose incongruenze sull’attivita’ dei promotori e sulla effettiva destinazione degli investimenti: l’uomo si e’ sempre sottratto alle richieste di informazioni della stessa Consob sull’effettiva attivita’ esercitata. A seguito di successivi approfondimenti, conseguenti a un procedimento penale coordinato dalla procura della Repubblica di Roma, i finanzieri hanno accertato che il professionista era a capo di una solida organizzazione criminale che aveva realizzato una colossale truffa: grazie allo schermo offertogli dalla societa’ inglese e utilizzando l’operato dei suoi collaboratori, molti risparmiatori erano stati indotti ad affidare al presunto promotore finanziario grosse somme con la promessa di destinarle ad investimenti molto redditizi nel comparto mobiliare.

Il principale indagato e’ cosi’ riuscito a drenare dai risparmiatori decine di milioni di euro fatti confluire – in molti casi anche contro la volonta’ dei titolari – su due fondi di diritto estero e denominati Pegasus Royal e Pegasus Gold, quindi successivamente accreditati su conti correnti accesi presso la Investec Bank delle Isole Mauritius riconducibili all’uomo.

Le indagini, infatti, hanno permesso di appurare come i due fondi fossero del tutto fittizi e creati ad arte dal capo dell’organizzazione: come dimostrato dalle svariate denunce raccolte dai clienti, questi ultimi si sono nel tempo trovati nell’impossibilita’ di recuperare i loro investimenti. Gli investigatori hanno potuto cosi’ verificare che il vescovo della Chiesa cattolica ortodossa ecumenica aveva sottratto per se’ le somme raccolte dai fondi per poi reimpiegarle, almeno in parte, in attivita’ economiche di suo interesse.

In particolare, i proventi illeciti sono stati utilizzati per finanziare numerose attivita’ imprenditoriali da lui gestite, quali una grossa azienda agricola in provincia di Arezzo e un’associazione teatrale con sede in un’antica abbazia vicino Todi, il Castello di Petroro.

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