Sequestro preventivo di urgenza su tre imprenditori, indagine Finanza in tre regioni

Perquisizioni locali, personali e informatiche nei confronti di 8 persone e 4 società coinvolte

 
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Sequestro preventivo di urgenza a carico di tre imprenditori

Sequestro preventivo di urgenza su tre imprenditori, indagine Finanza in tre regioni

I militari della Sezione di Polizia Giudiziaria – aliquota Guardia di Finanza e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Perugia, su delega di questa Procura, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di urgenza di quote societarie, emesso nei confronti di tre imprenditori, di cui due stabilmente residenti nel capoluogo umbro ed uno residente nel comune di Castiglione in Teverina (VT), operanti nel settore farmaceutico, ritenuti responsabili dei reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale e di bancarotta semplice.

  • procedura fallimentare di una società

L’indagine – che trae origine dagli approfondimenti effettuati nell’ambito della procedura fallimentare di una società di persone esercente la rivendita di farmaci – ha consentito di accertare che, sebbene si fosse manifestato lo stato di decozione già dal 2015, i soci, astenendosi dal depositare l’istanza di fallimento, proseguivano l’attività, accumulando ulteriori perdite che, sommate fra di loro, alla data del 31 dicembre 2020, ammontavano ad oltre 10 milioni di euro.

  • avrebbero aggravato il dissesto

Tra l’altro, avrebbero aggravato il dissesto, presentando un’istanza di concordato preventivo, dichiarata inammissibile, volta solo a procrastinare il fallimento, compiendo successivamente ingiustificati prelevamenti di denaro a titolo personale nonché una serie di operazioni volte alla distrazione di beni dalla massa fallimentare. In particolare, l’attività investigativa faceva emergere cessioni di quote a prezzi irrisori, vendite fittizie di compendi aziendali, spoliazioni di beni personali, tra cui anche automobili d’epoca di rilevante valore.

Da ultimo, è stato rilevato il tentativo di estromissione della curatela dalla gestione dei beni personali dei soci falliti, che avrebbe dovuto essere attuato, nel corso di un’assemblea convocata per la fine dello scorso mese di giugno, attraverso la riduzione del capitale di una società a loro riconducibile, a copertura delle perdite e la sua ricostituzione mediante versamenti in denaro, nella piena consapevolezza che il curatore non sarebbe stato in grado di esercitare il diritto di opzione, favorendo, quindi, l’ingresso nella compagine societaria di soggetti apparentemente “terzi”.

Al fine di impedire ulteriori atti di disposizione del patrimonio pregiudizievoli per la procedura, il Pubblico Ministero ha, quindi, emesso il decreto di sequestro preventivo di urgenza riguardante le quote societarie, a cui i finanzieri hanno dato esecuzione, effettuando, al contempo, perquisizioni locali, personali ed informatiche, con la collaborazione dei Reparti del Corpo territorialmente competenti, nei confronti di 8 persone e 4 società coinvolte, a vario titolo, nelle vicende oggetto d’indagine, con sedi in Umbria, Lazio e Sardegna.

Seguendo la ricostruzione effettuata dalla polizia giudiziaria e condividendo le ipotesi accusatorie formulate dal pubblico ministero, il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato il sequestro preventivo riconoscendo, nelle condotte distrattive poste in essere dai soci della società fallita, la volontà di sottrarre alla massa fallimentare importanti cespiti patrimoniali attraverso mirate operazioni societarie tese all’estromissione della curatela.

L’operazione – che si inquadra nel più ampio contesto del contrasto ad articolate e pericolose forme di illeciti finanziari, a tutela dell’economia legale e del regolare andamento delle regole di mercato – suggella il profondo impegno profuso dalla Procura della Repubblica di Perugia, in collaborazione con il Comando Provinciale della Guardia di Finanza, nel contrasto ai reati fallimentari, che ha portato, nel tempo, allo sviluppo di specifici e, ormai, collaudati percorsi investigativi.

Nell’attuale fase congiunturale, contrassegnata da forti distorsioni causate dallo stato di emergenza sanitaria, a fronte di imprenditori onesti che continuano, con sacrifici e difficoltà, ad operare nel rispetto delle regole, l’economia illegale non conosce crisi.

  • Il presidio investigativo attuato assume, quindi, un’importanza vitale per il tessuto produttivo ed imprenditoriale umbro.

Tale fattiva collaborazione ha permesso, dall’inizio della pandemia ad oggi, di portare a compimento oltre 100 indagini nel settore dei fallimenti, che si sono concluse con l’iscrizione nel registro degli indagati di oltre 200 soggetti e con l’accertamento di distrazioni per un valore di complessivo di circa 50 milioni di euro./del Procuratore Raffaele Cantone

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