Costruzioni in Umbria, previsto calo del 10% nel 2027

Costruzioni in Umbria, previsto calo del 10% nel 2027

Il settore rischia una contrazione critica nella regione

Il comparto delle costruzioni in Umbria si trova di fronte a un bivio decisivo. Secondo l’analisi condotta dal Cresme Ricerche in collaborazione con la CNA regionale, il settore potrà ancora contare su una crescita del 3,7% per il 2026, trainata dalla ricostruzione post-sismica e dai residui effetti dei finanziamenti europei.

Il settore costruttivo umbro verso una fase di contrazione

Tuttavia, a partire dal 2027 lo scenario cambierà radicalmente, con una previsione di riduzione del valore aggiunto pari al 10%, destinata a peggiorare ulteriormente nel 2028.

I dati economici attuali del mercato

Nel 2025 il valore della produzione edilizia regionale ha raggiunto quota 4,8 miliardi di euro. La manutenzione straordinaria delle abitazioni rappresenta il segmento più consistente, con un valore di 1,6 miliardi di euro, sebbene il comparto abbia subito una contrazione del 35% nel biennio 2023-2025. Gli investimenti in opere pubbliche hanno invece assicurato una compensazione parziale rispetto al calo dei lavori di riqualificazione, rappresentando il 34% del mercato costruttivo regionale, superiore alla media nazionale ferma al 27%.

La ricostruzione post-sisma, sia quella legata alle scosse del 2016 che agli eventi del 2023 a Pierantonio, continua a offrire opportunità significative alle imprese umbre, controbilanciando parzialmente la contrazione di altri segmenti.

Gli effetti della riduzione degli incentivi

A partire dal prossimo agosto, la riduzione progressiva dei finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza avrà un impatto sempre più marcato sulla capacità di spesa dei comuni. Il Pnrr ha infatti coperto il 70% delle spese municipali in opere pubbliche, e il suo venir meno determinerà conseguenze importanti, sebbene concentrate maggiormente sui progetti locali piuttosto che sulle infrastrutture strategiche.

Altrettanto critica risulta la situazione degli incentivi per la riqualificazione edilizia residenziale, destinati a scendere dal 50% al 36% per le prime abitazioni e al 30% per le seconde case. Questa contrazione avrà ripercussioni negative sia sul mercato che sulla regolarizzazione del lavoro nel settore.

L’importanza dell’artigianato costruttivo regionale

Dei 10.500 soggetti iscritti alla Camera di commercio dell’Umbria nel campo delle costruzioni, ben 7.400 operano come imprese artigiane. Analizzando i dati Istat relativi ai 24.800 addetti delle imprese strutturate, il 70% di essi, pari a 15.500 lavoratori, si concentra nei settori di specializzazione, ambiti dove la presenza di piccole e medie imprese artigiane è particolarmente diffusa. Una contrazione del settore comporterebbe dunque un danno economico significativo per l’intero sistema regionale.

Le proposte della CNA per invertire la rotta

Di fronte a questo scenario, la CNA Umbria ha presentato una serie di iniziative volte a contrastare il declino e stimolare la crescita economica territoriale. In primo luogo, è stata avanzata la richiesta di un piano strategico regionale dedicato alla rigenerazione urbana, che partisse dalla mappatura dei fabbisogni abitativi delle fasce più vulnerabili della popolazione, dalla riduzione del consumo di suolo e dalla riqualificazione delle aree industriali dismesse.

Parallelamente, viene sollecitata l’approvazione di una normativa regionale sulla riqualificazione urbana che favorisca l’insediamento residenziale di giovani famiglie e anziani, la creazione di servizi pubblici e la realizzazione di partenariati tra settore pubblico e privato, riducendo i tempi autorizzativi.

Ulteriori interventi necessari per la sostenibilità energetica

Gli impiantisti umbri della CNA sottolineano l’importanza di interventi specifici di manutenzione del territorio volti a prevenire il rischio idrogeologico, nonché di strumenti che facilitino la riqualificazione energetica degli immobili produttivi. Di particolare rilievo appare la promozione delle comunità energetiche rinnovabili, che oltre a generare benefici sul piano dei consumi e dei costi energetici, creerebbero nuove opportunità occupazionali sia per operai edili che per specialisti degli impianti.

La questione cruciale delle infrastrutture regionali

Un elemento critico emerso dall’analisi riguarda il tema delle infrastrutture viarie e ferroviarie. La CNA ribadisce la necessità di sottoscrivere un patto tra le forze politiche che superi le divisioni ideologiche e consenta di affrontare i tempi lunghi indispensabili per la realizzazione di corridoi di trasporto moderni. Le vicende relative al nodo perugino e alla stazione dell’alta velocità dimostrano concretamente come l’assenza di una visione unitaria comporti ristagni e paralisi.

Un accordo dovrebbe inoltre valere non solo a livello regionale, ma anche interregionale, considerando che alcune opere trascendono i confini dell’Umbria. Solo attraverso tale convergenza, sostiene la CNA, sarà possibile ridurre l’isolamento geografico che penalizza il territorio, favorisce lo spopolamento e scoraggia insediamenti produttivi e investimenti privati.

Lo scenario complessivo e le sfide del contesto internazionale

Il quadro economico si complica ulteriormente considerando il contesto geopolitico e gli effetti della crisi dello Stretto di Hormuz sulle prospettive di crescita del prodotto interno lordo nazionale. Le tensioni internazionali incidono sulla capacità di spesa della pubblica amministrazione, sui tassi di inflazione, sulla disponibilità di investimenti privati e sui prezzi dell’energia e delle materie prime, tutti fattori che esercitano pressione negativa sulle imprese del settore costruttivo.

La situazione richiede quindi interventi coordinati e visioni strategiche di ampio respiro, sia a livello regionale che nazionale, per evitare che il comparto entri in una fase di declino strutturale.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*