Salto del new jersey, giovani da un lato all’altro della E45, sfida alla morte [video]

Salto del new jersey, giovani da un lato all’altro della E45, sfida alla morte

Salto del new jersey, giovani da un lato all’altro della E45, sfida alla morte

L’ultimo della serie, e quello che lo farebbe più spesso, è stato un giovane di colore. Ha attraversato la E45 alle 19,30 e rapidamente è passato da un lato all’altro della Strada statale 3 “Tiberina bis” saltando il new jersey , incurante delle auto che, su quel punto, sfrecciano a velocità elevata. A riferisci la notizia è stata la Polizia stradale di Perugia. «Ho inviato subito una pattuglia su posto – dice l’operatore – ma questo giovane, che ha i capelli con una “cresta” in testa, se n’era già andato». Stando a quanto riferito dall’operatore, sembra che l’africano sia solito fare spesso questa pericolosa bravata. Sullo spazio facebook della pagina “Perugia, ieri oggi e domani” ci sono delle testimonianze di chi ha visto anche altri attraversare di corsa, fare slalom tra le auto in corsa, saltare il muro e passare dall’altra parte. Roba da scemi!



Una pazzia e come tutte le pazzie diventa contagiosa

Una pazzia e come tutte le pazzie diventa contagiosa. L’operatore della polizia stradale non conferma, ma dal canto suo, che ci siano stati altri casi. Ma sulla base di quanto pubblicato da Perugia, ieri oggi e domani”, sembra proprio di sì. Vi riportiamo un post che fa accapponare la pelle. «a piedi la superstrada a Ponte San Giovanni all’altezza all’incirca del Park Hotel. Questa mattina alle 8 erano in tre in mezzo al traffico: un’occhiata, una corsa su due corsie, poi il salto del New Jersey e ancora due corsie … ho ancora il cuore in gola». E ci sarebbe chi ha scritto di aver visto cose simili già nei giorni scorsi.

#Polstrada cerca straniero che #salta #newjersey su #E45 non sarebbe il solo, video controllihttps://www.umbriajournaltv.it/si-cerca-straniero-che-salta-new-jersey/

Gepostet von Umbria Journal am Mittwoch, 5. September 2018

Parkour stradale? Speriamo proprio di no

Parkour stradale? Speriamo proprio di no, quello metropolitano era nato in una di quelle banlieu in grado di infiammarsi e mettere sotto scacco la capitale francese, che nel parkour ha trovato uno sfogo più aereo e fantasioso alle sue frustrazioni.  Chi lo pratica deve essere in ottima forma atletica, possedere qualche rudimento di arti marziali come uno dei suoi fondatori, David Belle, e amare il rischio. Perché la sfida sono quei giganteschi palazzoni tutti uguali che formano le skyline della periferia, le tante barriere architettoniche della città, i tetti, i cancelli, non importa quanto alti, quanto feroci con le loro punte acuminate, purché possiedano bene in evidenza un cartello di divieto d’accesso.

C’è anche chi lo definisce una disciplina ai limiti del mistico

I suoi adepti – perché c’è anche chi lo definisce una disciplina ai limiti del mistico – si divertono a scalare edifici mai al di sotto dei dieci piani perché altrimenti non c’è gusto, saltando da un tetto all’altro senza alcuna protezione, esibendosi in piroette spettacolari che gli fanno attraversare le barriere urbane scivolandoci sopra, sotto e attraverso, forti solo della propria abilità fisica.

Nessuno strumento, niente rampini, corde da scalata, solo l’elasticità di una serie di balzi eseguiti in corsa, veloci e guizzanti ai limiti dell’inafferrabilità. Si fanno chiamare “traceur”, letteralmente quello che fa un tracciato, impegnati nel loro percorso, in francese “parcour”, a cui è stata aggiunta una kappa irriverente al posto della c. In poco tempo hanno fatto proseliti ovunque, viaggiando sulle strade, muovendosi attraverso la rete, contagiando persino Tunisia e Sud Africa in un “percorso” inarrestabile.

 

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