Menenti libero, la famiglia Polizzi mostra le foto del cadavere di Alessandro

 
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Menenti libero, la famiglia Polizzi mostra le foto del cadavere di Alessandro

Riccardo Menenti, considerato l’esecutore materiale dell’omicidio di Alessandro Polizzi nella notte tra il 25 e il 26 marzo 2013 in via Ricci è uscito dal carcere. La notizia ha suscitato sconcerto in città. La famiglia reagisce e mostra le foto del cadavere del figlio. La madre parla e dice: «Lo Stato ha ucciso di nuovo Alessandro».

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Da quanto si quanto si apprende, la cancelleria della Corte d’assise di Firenze non ha mai mandato gli atti del processo in Cassazione. Per questo motivo l’udienza non è stata ancora fissata e scaduti i sei anni e nove mesi previsti dalla legge per la custodia cautelare. Riccardo Menenti ora potrà attendere il giudizio della Suprema corte da uomo libero.

Anche Valerio, il figlio, è stato carcerato per decorrenza dei termini a giugno dello scorso anno e in attesa della Cassazione ha ripreso l’attività di tatuatore e si è anche sposato.

«Queste cose non dovrebbero esistere – sono le parole che Francesco Polizzi (il fratello) affida su Facebook insieme alle foto del cadavere del fratello. Come la sorella di Cucchi – dice – per trovare giustizia devo affidarmi ai media e al popolo italiano. Trovare qualcuno che sia dalla nostra parte. Io e la mia famiglia siamo indignati e domani (oggi ndr) andremo davanti alla corte di cassazione a Roma. E non ce ne andremo fin quando non avremo giustizia. Ci ho pensato molto a queste foto, ma in Italia tutto non va come dovrebbe andare. Corrono dietro a chi evade e non paga le tasse e lasciamo liberi gli assassini condannati all’ergastolo dandogli pure la possibilità di scappare. La corte di cassazione deve prendersi le proprie responsabilità! Dopo 6 anni non possono essere liberati degli assassini per scadenza dei termini di custodia cautelare! Sei i processi sono lenti e ci mettono decenni non dobbiamo pagare noi vittime! No! Vogliamo una risposta! Vogliamo giustizia!»

Anche Julia Tosti e suo papà Massimo sono preoccupati. «Julia ha paura, perché in quella camera da letto quella notte c’era anche lei» dice l’avvocato Donatella Donati, legale di Julia. «Sono sconvolti, e temono per la sua incolumità» sottolinea l’avvocato Luca Maori, legale di Massimo Tosti.

L’avvocato Tiraboschi assicura che Riccardo Menenti si è pentito da tempo. «In sei anni e mezzo è stato un detenuto modello: ha studiato sostenendo esami universitari, ha lavorato, non ha mai ricevuto un rimprovero. Ora fuori dal carcere, vive con ansia l’attesa di un nuovo verdetto che potrebbe cambiargli notevolmente la vita».

Alessandro è stato ucciso la notte tra il 25 e 26 marzo 2013 nell’appartamento di via Ettore Ricci a Perugia. Riccardo e Valerio Menenti sono stati iscritti nel registro degli indagati. Il sospetto è ricaduto subito su di loro perché Valerio era in ospedale in seguito a un’aggressione di Alessandro. Padre e figlio da allora sono stati detenuti in custodia cautelare. Il processo di primo grado è iniziato il 14 maggio 2014 e la sentenza della Corte d’Assise è arrivata il 27 aprile 2015. Per Riccardo l’ergastolo e per Valerio 27 anni di carcere per concorso nell’omicidio di Alessandro e il tentato di Julia Tosti che quella notte era con lui.

Il 30 giugno 2016 è arrivata la sentenza di secondo grado: ancora ergastolo per il padre e 18 anni da 27 di carcere per Valerio. La difesa di Menenti si rivolge alla Cassazione. Il 24 gennaio 2018 annulla la sentenza di secondo grado di perugia e rinvia a Firenze. Il processo nella città fiorentina si apre a dicembre 2018 e il 19 giugno 2019 arriva la sentenza d’appello bis: per Riccardo è di nuovo ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi. Valerio viene condannato a 16 anni e assolto dall’accusa di maltrattamenti nei confronti di Julia.

Per Valerio pochi giorni prima delle lettura del dispositivo decorrono i termini e viene scarcerato. I legali fanno ricordo in Cassazione per entrambi: Valerio è innocente, mentre a Riccardo possono essere concesse le attenuanti generiche e il 10 gennaio con ricorso pendente in Cassazione e una sentenza non definitiva fa scattare la decorrenza dei termini e Riccardo esce dal carcere.

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