A Perugia la mostra fotografica “Mardin Youth’s Cartographies”
Perugia apre le porte a un progetto artistico e sociale di grande valore umano. È stata inaugurata il 6 marzo nell’ex chiesa di Santa Maria della Misericordia la mostra fotografica “Mardin Youth’s Cartographies”, iniziativa promossa dal Comune di Perugia attraverso l’Ufficio di Presidenza del Consiglio comunale insieme all’Assessorato alla Cultura e all’Assessorato all’Istruzione.
L’esposizione, organizzata in collaborazione con l’associazione culturale Primavera e con Bellini Foto, resterà visitabile fino al 22 marzo con ingresso gratuito dalle ore 11 alle 18. L’evento segna la prima presentazione in Italia di un progetto artistico che racconta la realtà di territori segnati dai conflitti attraverso gli occhi dei più giovani.
All’inaugurazione hanno partecipato la presidente del Consiglio comunale Elena Ranfa, l’assessore regionale alla cultura Tommaso Bori, i consiglieri comunali Simone Cenci e Lucia Maddoli, il fotografo Amar Kılıç e rappresentanti dell’azienda Bellini Foto.
Fotografia come strumento di espressione e libertà
Il progetto nasce dall’esperienza di Fotohane Darkroom, organizzazione non profit attiva nel sud-est della Turchia, nelle aree di confine con Siria e Iraq. L’iniziativa è stata ideata dal fotografo Serbest Salih con l’obiettivo di offrire ai bambini e ai ragazzi che vivono in contesti difficili uno spazio creativo in cui esprimersi.
Ai giovani partecipanti vengono affidate macchine fotografiche analogiche e vengono allestite camere oscure mobili in abitazioni o spazi improvvisati. I ragazzi non si limitano a scattare le fotografie, ma imparano anche a sviluppare e stampare le immagini, vivendo un processo creativo completo che diventa occasione di crescita personale, autonomia e consapevolezza.
Le immagini: una mappa della città vista dai bambini
Le opere esposte non rappresentano la guerra in modo diretto. Al contrario, mostrano frammenti di vita quotidiana, momenti semplici, luoghi familiari e gesti spontanei che raccontano speranza e resilienza.
Le fotografie, realizzate in bianco e nero e stampate manualmente a partire dai negativi originali, compongono una sorta di mappa visiva della città di Mardin, osservata attraverso lo sguardo dei bambini. Il risultato è un racconto intimo e sorprendentemente luminoso, capace di restituire dignità e umanità a territori spesso descritti solo attraverso il linguaggio del conflitto.
Perugia città simbolo di dialogo
Secondo la presidente del Consiglio comunale Elena Ranfa, la mostra rappresenta molto più di un semplice evento culturale. Si tratta di un percorso che valorizza l’arte come strumento di solidarietà e di incontro tra popoli.
Attraverso le immagini realizzate dai ragazzi, il pubblico può attraversare realtà complesse e profondamente segnate dalle difficoltà, ma allo stesso tempo cogliere il desiderio di normalità e di pace che emerge dai loro sguardi.
La scelta di ospitare l’iniziativa a Perugia non è casuale. La città umbra è da tempo riconosciuta come luogo simbolo di dialogo e convivenza, valori che si riflettono pienamente nel messaggio dell’esposizione.
Un progetto educativo per le scuole
La mostra coinvolge anche il mondo della scuola. Tutti gli Istituti Comprensivi del Comune di Perugia partecipano infatti al progetto con visite guidate gratuite e momenti di approfondimento dedicati alla fotografia analogica.
Oltre trecento studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado avranno l’opportunità di visitare l’esposizione e di partecipare a incontri dedicati all’educazione all’immagine, alla cultura della pace e al valore dell’arte come linguaggio universale.
Riscoprire la fotografia analogica
Accanto al significato sociale del progetto, l’iniziativa offre anche un’occasione per riscoprire il processo artigianale della fotografia analogica. In un’epoca dominata dalla rapidità del digitale, le tecniche tradizionali riportano l’attenzione sui tempi della creazione, sul contatto diretto con i materiali e sulla costruzione consapevole dell’immagine.
La mostra diventa così non solo un racconto di speranza, ma anche un invito a riflettere sul potere dell’arte e della fotografia come strumenti di conoscenza, dialogo e resilienza. Attraverso gli scatti dei bambini di Mardin, il pubblico è chiamato a osservare il mondo con uno sguardo nuovo, capace di andare oltre i confini della guerra e restituire centralità alle storie delle persone.

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